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Succede che un venerdì di fine ottobre la Fiamma Tricolore organizzi in città un congresso per celebrare l’anniversario della marcia su Roma del ’22 (che già, vabbè). Il congresso si tiene in un hotel adiacente al centro. Il luogo dovrebbe rimanere segreto, ma già qualche giorno prima viene identificato l’hotel in questione (anche perché la città è piccola e i posti adeguati a una manifestazione simile non è che siano moltissimi). Il sindaco auspica l’intervento del questore buttandola sul “Modena medaglia d’oro partigiana” e “Questa è apologia del fascismo bella e buona”. Il questore non si fa sentire, il congresso si fa. In contemporanea l’Anpi, l’Arci, la Cgil e partiti locali di sinistra (compresi PD, IdV e SEL) si mettono a fare un presidio presso il sacrario dei caduti della Ghirlandina (pieno centro storico), mentre una trentina di persone provenienti da diversi centri sociali si reca all’hotel per impedire che la manifestazione prenda il via. E qui la cosa degenera. Qualche esponente dei collettivi rompe il vetro del portone d’ingresso dell’albergo con l’intenzione di prendere i partecipanti al congresso e di riempirli di botte. Intervengono i poliziotti in assetto antisommossa che allontanano i ragazzi dei centri sociali, anche a manganellate. Il traffico viene bloccato. Gli agenti della polizia bollati come “amici dei fascisti”, “fascisti”, “merde”, “protettori di fasci”. In pratica coloro che vogliono criticare il fascismo e le sue celebrazioni utilizzano gli strumenti tipici del fascismo – squadrismo e violenza fisica nei confronti dell’avversario politico – in nome dei valori dei nonni partigiani. Io ti massacro di botte perché mio nonno non avrebbe appoggiato questa tua manifestazione. Dalle riprese video degli scontri si sente distintamente un ragazzo urlare: “Siamo tutti a volto scoperto” (cosa non proprio vera), un altro aggiungere: “Nessun black bloc qua”. Chiaro l’intento: prendere le distanze dagli scontri di Roma dello scorso 15 ottobre per dire “noi, a differenza di quelli, non siamo venuti qua per la violenza”. Peccato che, mentre facciano di questi proclami, non siano disposti a far coincidere le loro azioni con i fatti. La violenza c’è stata anche a Modena la sera del 28 ottobre 2011, eccome, ed è stata generata da un gruppo di autoproclamatisi antifascisti che non avevano niente di più costruttivo da fare che darsi al vandalismo o a impartire lezioni. Tra le tante cose che questo Paese dovrebbe decidersi a lasciarsi alle spalle c’è sicuramente il revisionismo del ventennio fascista (provate ad organizzare a Berlino un congresso che celebri l’anniversario della notte dei cristalli), un’altra è l’ideologica divisione neri/rossi. Anche perché a volte coincidono più di quanto vogliano ammettere.

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One Comment

  1. Ma dai, la celebrazione della marcia su Roma proprio a Modena… Non so, di solito sono contro censure di ogni tipo, ma il ponziopilatismo del signor Questore ha dato i frutti che doveva dare.


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