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Giornata di sole, ma freddizzima.

Pranzo con tutta l’allegra famiglia riunita; nonostante le premesse, non mi sono riempito come un tacchino per la Festa del Grazie (cit.).

Pomeriggio all’insegna dell’ozio sotto le coperte a guardare “Dexter” (il primo giorno della merla si è riconfermato freddissimo). Facendo due conti, ho impiegato quasi una mese per vedere la sesta stagione, il che significa che a) non ci sono più i giorni di natale quando, nell’arco di trenta ore, mi sono sparato tutta la quinta e b) la stagione è stata veramente una noia. Colin Hanks non era all’altezza della complessità del suo personaggio (Julia Stiles dove te ne sei andata? perché?). Edward James Olmos, bo, c’era? Rudy è stato resuscitato, seppur per poco, che se esiste un segnale di debolezza di una serie è quando ripesca personaggi delle prime puntate in una sistematica mancanza di nuove idee detta anche “effetto Barbas”. Persino il colpo di scena finale è preparato in modo svogliato e buttato un po’ lì a casaccio. Salverei solo le facce pucci di Harrison sperando che nella nuova stagione ci si inventi qualcosa di più.

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Barbas, personaggio della nota serie tv “Streghe” (Charmed, in originale, 1998-2006), era il Demone della Paura che, in quanto tale, poteva essere sconfitto definitivamente solo vincendo le proprie paure. Peccato che di definitivo c’era ben poco e che ciclicamente una volta all’anno tornasse a disturbare le tre eroine con paure sempre nuove, o meglio, questo era quello che veniva venduto allo spettatore cercando di buttarla sul filosofico (“Si possono davvero sconfiggere le proprie paure o ogni stagione dell’uomo si porta dietro paure diverse?”), in realtà era piuttosto evidente la pigrizia degli sceneggiatori (unita all’incapacità dell’attore Billy Drago di invecchiare).

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