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La prigione di Alcatraz e i quattro protagonisti (Hugo è l'ultimo a destra).

Giornata di sole.

Titolo. “Alcatraz”.

Svolgimento. C’è una poliziotta bionda che rimane senza partner come in quel famoso film di Alfred H., il suo capo vorrebbe assegnarle un sostituto, lei prende tempo e meno male, altrimenti come avrebbe fatto a lavorare per Sem Niil? Sem Niil (che non è Tommy Li Gionz, anche se la mia testa a volte li confonde e crede che Due Facce in quel famoso film poco riuscito sia Sem Niil) gioca al poliziotto cattivo e burbero che forse nasconde un animo altruista e sensibile o forse è solo un altro figlio di puttana come tanti (lo so, signora maestra, che non si dicono le parolacce ma questa serve a far capire il senso, anche perché nel film le dicono eccome le parolacce, ne ho contato un paio di quelle che iniziano con la “c” e tre di quelle con la “m”). Insomma la poliziotta bionda inizia ad indagare su di un caso di omicidio, Sem Niil la allontana perché è un federale e i federali ci hanno la precedenza, la poliziotta bionda allora ruba una prova dalla scena del crimine, la fa analizzare e trova l’impronta digitale di un morto. Come fa l’impronta di un detenuto di Alcatraz morto cinquant’anni prima ad essere nella cornice di una foto di una vittima di omicidio? Non lo so e non lo sa neanche la poliziotta bionda che chiede aiuto ad un dottore ciccione ben messo, esperto in cose di Alcatraz e che tutti chiamano Doc, ma che io so che in realtà si chiama Hugo (Hurley per gli amici) e che prima o poi dirà “Ehi, coso!” facendoci ridere tutti sotto i baffi. Insomma la poliziotta bionda e Doc sono talmente bravi che riescono ad arrivare dall’assassino prima di Sem Niil, ma poi arrivano Sem Niil e un sacco di poliziotti che arrestano l’assassino. Allora Sem Niil dice alla poliziotta bionda se vuole lavorare con lui e lei gli dice: “Solo se posso scegliermi il mio assistente”, Sem Niil dice che va bene, lei sceglie Doc e lascia la polizia così non deve più trovarsi un nuovo partner anche se il suo capo voleva il contrario. Anche Sem Niil lavora con una signora; papà dice quella signora ha fatto il medico per tanti anni, allora io gli ho detto: “Oh, papà, ma non lo vedi che fa l’attrice?”. Lui mi ha dato la risposta che mi dà sempre quando non mi vuole rispondere, ha detto che sono troppo giovane e che non posso ricordare. Sarà. Comunque l’ho trovato poco realistico, il film non mio padre, perché se io venissi a sapere che c’è gente che conosce gente capace di viaggiare nel tempo gli riempirei di domande. Gli chiederei intanto come si fa. E poi se fa male. E se ti puoi portare le cose quando viaggi nel tempo. Io per esempio mi porterei il mio maiale di peluche che sta tutto il giorno sul mio letto, almeno così vedrebbe qualcosa di diverso che gli altri peluche non vedono mai. A dire il vero la poliziotta bionda cerca da Sem Niil qualche spiegazione nella seconda puntata e lui le dice che il suo compito non è fare domande. Allora io ho pensato che un po’ figlio di… Sem Niil lo è. Anche se non potrei dirlo. Vabbè, adesso mi metto a fare il disegno, altrimenti non riesco a finirlo.

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