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Giornata di neve.

Guardato “Amici”. La prima mezz’ora è stata dedicata ad un RVM dove si vedeva Maria che faceva il cazziatone ai ragazzi, soprattutto a Nunzio, colpevole di utilizzare la trasmissione per crearsi un personaggio (il ragazzo avrebbe sbroccato e dato un messaggio ad una assistente nel quale annunciava che sabato avrebbe lasciato la trasmissione; il problema, dice Maria, è che certe cose non si annunciano, si fanno e basta, annunciarle e poi aspettare la diretta quando l’audience è maggiore significa essere una merda interessata solo allo showbiz). Quando la signora De Filippi fa così non capisco se sia terribilmente ingenua o terribilmente abile nel creare interesse riguardo al nulla. Al ritorno in studio dopo la pubblicità Marianostra annuncia che per lei le cose si sono sistemate, che i ragazzi hanno capito, amicicomeprima, blablabla, passiamo alle esibizioni. Come? E l’ultima mezz’ora di spettacolo a cosa è servita? Chi ci darà indietro il tempo perso? Perché farci assistere a tutto questo? Domande che rimarranno senza risposta.

Parlando dei ragazzi, quest’anno sono l’anonimato fatto persona. C’è la sosia di Amy Winehouse (Claudia), quello di Micheal Bublé (Ottavio), quello che andrebbe bene in qualsiasi boyband e che avrà ottime possibilità di vincere (Marco), quelli che si sentono già arrivati e che fanno gli sbruffoni a prescindere (Lidia e Carlo), quelle bravine ma ancora troppo giovani per avere uno stile più definito (Francesca e Valeria). E poi ci sono le tre vittime sacrificali sull’altare dei professori. Perché in questa edizione i veri protagonisti sono i tre professori di canto. Ognuno a modo suo, eh. Se solo Mara Maionchi continua a muoversi all’interno del personaggio che si è costruita in questi anni di reality e gioca a quella che urla, strepita, dice le parolacce o “mi sei arrivato”, Rudy Zerbi e Grazia Di Michele si contendono il ruolo di primadonna raggiungendo livelli di cattiveria mai visti primi. Emblematico il caso Alessia.

Alessia Di Francesco, classe 1992, passa i provini di “Amici 11” perché fortemente voluta dall’insegnante Di Michele che vede in lei “una scommessa”. La ragazza, infatti, non è particolarmente dotata, ma con un po’ di studio e di esercizio potrà facilmente raggiungere il livello dei suoi compagni. Passano i mesi, ma di questi miglioramenti neanche l’ombra. Di Michele sostiene che sia colpa della ragazza che non si applica, Alessia sostiene di non reggere la tensione della scuola. A Natale si arriva ad un compromesso: Alessia studierà a casa. Solo che al ritorno dalle ferie è cambiato poco o nulla. Alessia gna ‘a fa. Di Michele manda a casa la ragazza, questa volta senza telecamere né maestro di canto. Finito. Basta. Kaput. Non è stato bello. Ho detto di credere in te. Ti ho illuso. Ti ho creato delle false speranze. Ora lascia la maglia della tua squadra e porta via quei ridicoli capelli rossi.

Pamela, invece, ha una bella voce. Diciamolo, in un mondo ideale lei dovrebbe vincere tutto il possibile. Ma Pamela ha un unico grosso problema: il suo insegnante di canto, Rudy Zerbi. Rudy Zerbi non ha capito che essere un insegnante significa aiutare un alunno a trovare la propria strada, a mettere in risalto le qualità dei suoi pupilli, Rudy Zerbi è convinto che il mondo ruoti intorno a lui. Oh, quanto sono bello, oh, quanto sono bravo. Questo è il mio metodo e a questo ti dovrai adattare e se non ti sta bene finirai nel mio libro nero e ti odierò fino a che campi. Poco a poco, quindi, Pamela si spegne. Si sente in soggezione davanti al suo insegnante, le trema la voce, si lancia sconfiggere dall’insicurezza. Ma Pamela si tiene tutto dentro e le settimane passano. Per arrivare allo scontro bisogna aspettare dicembre, quando gli dice che non ce la fa più; lui sembra intenzionato a mandarla a casa ma alla fine si mostra magnanimo (personaggio per le telecamere?). Così si arriva all’esame di sbarramento di un paio di settimane fa. Bisogna decidere chi è idoneo a passare al turno serale, tocca a Pamela. Zerbi non la vuole. E’ deluso, la ragazza non è migliorata, anzi. Lei tra le lacrime riesce a sputare il rospo. Non ci sono stati miglioramenti perché si è accorta che il suo insegnante non crede in lei, che non la supporta. Interviene Di Michele che dice che ha sempre apprezzato il potenziale di Pamela, che con lei si è lavorato male. Allora Zerbi ha gioco facile nel dirle “Perché non te la prendi tu, se ti piace tanto?”. Peccato che per farlo Di Michele deve mandare a casa uno dei suoi studenti e allora inizia il mobbing verso Lorenzo (“Tu sei già un cantante/attore da musical, sei già pronto; lei invece ha ancora molto da studiare”, dice la prof, mentre gli altri compagni alla domanda “Chi vorresti che rimanesse?” non hanno dubbio nello scegliere Pamela). Bòn. Dopo una settimana con Grazia Di Michele, Pamela esplode, acquista sicurezza di sé, canta come dio comanda. Di Michele soddisfatta. Zerbi non può far altro che starsene zitto in un angolo.

Infine c’è Gerardo. Gerardo è l’unico che avrebbe qualcosa da dire attraverso la musica (è un cantautore). Piccola pecca: non sa cantare. Non ne è proprio capace. Ora, io non sono in grado di dire se sia limitato per via della struttura delle sue corde vocali o se sia colpa del fatto che non studi, ma sentirlo cantare è terribile. Sei lì che lo ascolti come quando ascolti i bambini che fanno la recita di fine anno: sperando che riescano ad arrivare alle fine ricordandosi tutte le battute, non importa come le dicano, basta che ci siano tutte. Gerardo è allievo di Mara Maionchi, Grazia Di Michele lo odia. Gli rimprovera di non applicarsi sufficientemente, di non studiare i brani che gli dà da preparare. Lui la butta sulla lotta verso l’autorità. Se ne va quando gli parlano, alza il volume dell’iPod, butta frasi ad effetto, si butta a terra e, soprattutto, si definisce un artista e gli artisti non seguono scuole. Gli artisti fanno scuola. Il pubblico lo ama. Di Michele e Zerbi lo mettono continuamente in sfida. Per ora è ancora è lì.

Oh, non è che i ballerini siano meno anonimi; quella che spicca è Chiara, una che non ti augureresti mai di incontrare in una strada buia di notte.

Poi ho messo su “TV Talk” nella pubblicità e ho sentito Alessio Vinci lamentarsi che “Voi critici volete il confronto a più voci quando si fa un’intervista ad un singolo e volete l’intervista singola quando si fa il confronto a più voci” e ci mancava solo che dicesse “gné gné” e battesse i piedi per terra.

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One Comment

  1. Vi har fargen DELIKAT pÃ¥ veggene her, og den er jeg stÃrforno¸yd med. Blir ikke lei.Og den passer fint til hvitt, brunt og grÃ¥tt/sort. 🙂


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