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Giornata di sole.

Presa la macchina per la prima volta dopo quasi una settimana di neve, alla faccia della manovra antismog. Le vie principali sono abbastanza pulite, salvo in coincidenza con le diramazioni dove ho notato che i cumuli di neve occupano metà corsia, col risultato che chi deve svoltare si ritrova metà macchina in una corsia e l’altra metà in un’altra, non proprio il massimo per la sicurezza. Invece le vie meno trafficate (leggi: quelle intorno alla mia zona) sono piene di ghiaccio, soprattutto nella parte centrale delle carreggiate, al punto che la mia macchina, sprovvista di ruote termiche, slittava in alcuni tratti. Le vie vicino alla posta e alla scuola elementare sono invece completamente ricoperte da lastre di ghiaccio; un cartello di velocità limitata ai 30 km/h ha fatto la sua comparsa in un angolo. Mi chiedo: ma non dovrebbero proprio essere zone come queste, frequentate da molti bambini, le prime ad essere sgomberate dalla neve? Al contrario, anche il passaggio pedonale che porta alla scuola è un misto di ghiaccio e neve alto diversi centimetri.

Scoperto quasi casualmente che Rete 4 manderà in onda le ultime puntate di “Lie to me” sempre il giovedì ma in seconda serata, un episodio alla volta, nove settimane dalla fine. Teoricamente questa sera avrebbe dovuto essere la prima ma sta andando in onda da non so quanto tempo “Speciale Tgcom24 – Arriva la bufera”, un megaspottone a favore della giunta Alemanno. Approfittato per guardare “In the market”, un film “ishpirato ad una shtoria vera”, come recita il suo trailer. Mai più. Ma la pochezza di idee, la recitazione da saggio dell’asilo, l’assenza di fotografia, la macchina da presa perennemente fissa, il chiamare il 911 da una cabina della Sip (probabilmente l’unica rimasta in giro), la cartomante che spalanca gli occhi prima durante e dopo una visione come si fa nei film di streghe, l’inserviente che non apre la porta dove si nasconde il trio di somari inespressivi altrimenti la storia non può continuare, il killer che cita Isacco mentre sta per compiere il suo sacrificio, le citazioni esplicite a “Hostel” per far del metacinema de’ noartri, le infinite riprese delle strade umbre, le canzoni in inglese maccheronico, lo speaker romano di una radio messicana, la scritta “Uscita” sulle porte del centro commerciale che si suppone sia americano e che non può che chiamarsi “Market”… Basta, troppi colpi sulla croce rossa.

Comunque, alla fine Luca Lombroso ha decretato che non faremo la storia a questo giro.

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