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Giornata di sole.

Seconda serata di Sanremo. Piaciuta la scelta di lasciare maggiore spazio alle canzoni e inframezzarle con sketch comici, rende tutto lo spettacolo più godibile e ne beneficia anche l’ospite il cui intervento viene spalmato in più momenti e non risulta una lunga predica. O forse è il format della predica che ben si adatta all’ospite Celentano e il format dello sketch che si adatta ai Soliti Idioti. Tutto un adattamento, insomma. Piaciuto per niente il contenuto degli sketch. Volgare, gretto, imbarazzante, qualunquista. Il problema di base è che in Italia non esiste una rete di protezione verso le persone lgbt. Nessun partito fa sua la battaglia per i diritti degli omosessuali (sì, ci sarebbe il Pd ma le diverse opinioni all’interno del partito fanno in modo che non si prenda una posizione netta a proposito) (sì, Ivan Scalfarotto è vicepresidente del Pd, Nichi Vendola è presidente di SEL, Paola Concia è deputata, ma finisce lì), non c’è un’associazione di categoria – se così si può chiamare – che sia presente su tutto il territorio e soprattutto che faccia qualcosa di più che scrivere comunicati sdegnati il giorno dopo, e non c’è la solidarietà da parte di chi lgbt non è. Non su grande scala, almeno. Prendi la platea di Sanremo, quella che applaudiva alle battute più grette dei Soliti Idioti sui froci, quella che ha fischiato una delle venti volte in cui Morandi ha detto che lui non ha nulla contro gli omosessuali, quel pubblico lì, insomma, è stato parte attiva nel successo di una comicità basata su luoghi comuni che tutto il mondo occidentale ha deciso di lasciarsi alle spalle (la canzoncina che recita che un omosessuale è una donna senza il ciclo mestruale rimanda ad un immaginario da “Il vizietto”, un film di 34 anni fa). Fare satira – se così si può definire – su di un argomento non ancora metabolizzato dall’attuale società italiana e farlo mettendo in scena gli stereotipi del caso (uomini effeminati, in abiti aderentissimi e zeppe, interessati alla moda, a sposarsi e ad avere figli a loro volta omosessuali) per una platea di ultrasessantenni abituati a far coincidere l’omosessualità con Cristiano Malgioglio e Vladimir Luxuria non significa fare comicità ma impedire lo sviluppo culturale di un intero Paese, con l’aggravante che si adagia su un livello di pigrizia mentale (riconoscere l’omosessualità di Malgioglio e di Luxuria non richiede un grande sforzo d’immaginazione, incarnano molti cliché del caso, di conseguenza è più rassicurante del pensare che l’idraulico, quello con il culo di fuori quando si piega per sistemare un tubo della cucina e con la pancia che straborda dai pantaloni, potrebbe essere attratto dalle persone del suo stesso sesso). Poi uno si aspetterebbe di vedere rappresentanti del mondo lgbt pronti a far battaglia, magari anche dagli studi televisivi, ma così non è. Per dire, il direttore dell’Avvenire ieri era praticamente ovunque, da Sky Tg24 a Pomeriggio 5, solo per una battuta di Celentano di martedì. La cosa che mi lascia più perplesso è che i Soliti Idioti sono apprezzati soprattutto da un pubblico di giovanissimi che, evidentemente, fanno loro un certo modo di trattare l’argomento omosessualità – aiutati da una canzoncina piuttosto orecchiabile -, chissà come deve sentirsi un loro coetaneo che si avvicina alla propria sessualità accorgendosi di essere gay e chissà come si sentiranno le ragazze lesbiche che, in tutto questo, non sono neanche un’opzione.

Il resto della serata è passato piuttosto liscio.

Merita una menzione a parte Elisabetta Canalis. Perché una che si ripresenta senza essere cambiata una virgola dall’anno scorso, senza aver imparato il mestiere da presentatrice, una che ride a metà delle battute ammazzandone lo spirito comico, una che non si fa problemi a dire a Papaleo che gli piace un casino invece di leggere il gobbo, una con una risata isterica ogni volta che dovrebbe essere seria o dovrebbe annunciare un cantante, una che chiede alla Rodriguez, così, come se nulla fosse, se si è messa le mutande, una che annuncia Finardi chiamandolo “Ugenio” e che il giorno dopo scrive “Ma secondo voi #Ugenio se la sara’ presa? ☺” con tanto di faccina sorridente – la faccina che ride, cazzo -, una che non riesce a leggere due righe di fila, una che parla convinta di essere che ci sia la pubblicità senza rendersi conto di essere ancora in onda con il microfono acceso, una così, insomma, non può che trovare tutta la nostra solidarietà. Respect, Elisabetta. Respect.

Terza serata. La noia la vincerà. L’idea di far cantare ai concorrenti e agli ospiti internazionali i grandi successi nostrani esportati nel mondo dovrebbe iniziare e finire con “Volare” che, lo so, si chiama “Nel blu dipinto blu”, ma se anche Gianninostro la chiama “Volare” allora è tana libera tutti. Lo spettacolo è quantomai variegato. Il momento più alto ce lo regalano i Marlene Kuntz – poi cassati definitivamente dalla gara in sé – con Patti Smith che cantano “Impressioni di settembre” della PFM, giustamente premiati dalla sala stampa. Al contrario Gigi D’Alessio, Loredana Berté e Macy Gray (che si è mangiata Giuliano Sangiorgi che si è mangiato i Negramaro) hanno dato vita al trio meno omogeneo che si potesse immaginare, ognuno con il suo stile, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i cazzi suoi. Per il resto, l’eleganza e la bravura di Skye hanno messo in secondo piano Nina Zilli che imita la Goggi che imita Mina, Sarah Jane Morris ha tirato fuori un vocione che non ti aspetti mentre Noemi si fa sgamare a leggere spudoratamente dal gobbo, Josè Feliciano ci regala un bel momento intonando con Gianninostro “C’era un ragazzo…”. Ben due i momenti WTF, entrambi ad inizio sera. Prima un Shaggy diventato la fotocopia della fotocopia di sé stesso fa partire un “Mr Lovalova” a tradimento e poi si mette a fissare senza ritegno il culo di Chiara Chicazzosono Civello, il delirio raggiunge la sala regia che si sofferma sulle tette della stessa in un lunghissimo primo piano. Poi Samuele Bersani e Goran Bregović – che Morandi si ostina a chiamare “Brecoviz” – cantano “Romagna mia” prosciugando l’Adriatico con una colata di cemento, dice Bersani.

Infine (leggi: all’1.20) c’è stato il ripescaggio di due cantanti in gara eliminati la seconda sera: la coppia Gigi D’Alessio+Loredana Bertè e la coppia Pierdavide Carone+Lucio Dalla (potere del televoto, vieni a me!); eliminati definitivamente i Marlene Kuntz e Irene Fornaciari (che nella serata dei duetti è scoppiata a piangere per aver sputtanato completamente la carriera di Brian May). Ciao ciao. E’ stato bello finché è durata.

Stasera niente serata con i duetti, si va a teatro, a meno che Gianninostro non decida di tirarla particolarmente lunga. Mi perdo anche la proclamazione del vincitore di Sanremo Giovani Social, poca cosa, visto che l’unica che meritava di vincere è stata irrimediabilmente eliminata (e tanto vince l’amico di Gerry).

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