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Giornata di sole.

Non ho ben capito il motivo del contendere. Lei ha portato in causa Lui perché le avrebbe fatto una scenata in discoteca e il buttafuori se la sarebbe presa con Lei facendo il suo lavoro, buttandola fuori dal locale. Lui sostiene che Lei ci ha provato fino allo sfinimento e che di fronte l’ennesimo approccio Lui avrebbe perso la pazienza e iniziato a urlare; a quel punto Lei si sarebbe messa a rispondergli per le rime e la cosa sarebbe degenerata fino a spingere il buttafuori ad allontanarla. Morale: Lei vuole essere rimborsata del costo dell’ingresso, Lui non ci pensa nemmeno perché la serata è stata rovinata dal comportamento di Lei.

Quello che ho capito è che la causa si è trasformata in una scusa per scatenare le due fazioni del pubblico. Da una parte le ragazze, pronte a sostenere che l’Uomo di una volta non esiste più, che la galanteria è morta e sepolta e che ora si fa a metà anche di una pizza. Dall’altra i ragazzi, che si lamentano che la Donna è cambiata, si è mascolinizzata, si prende quello che vuole.

Rita legge una mail da casa. Un ragazzo racconta di aver fatto tutte le cose proprio a modino con la ex, di aver aperto la portiera quando era ora, di essere andato sotto casa a prenderla, di aver pagato sempre lui la pizza, ma tutto questo non ha impedito a lei di lasciarlo. Perché? Perché le ragazze sono diventate peggio dei ragazzi, dicono di volere la galanteria ma non sanno neanche loro cosa vogliono realmente.

Una ragazza del pubblico – che per rispetto della privacy chiameremo l’Urlatrice – se la prende con la Lei della causa e le dice che sono le donne come lei a rovinare la reputazione delle altre donne, che non si fa, che l’uomo è cacciatore, la donna cacciata, imparasse a rispettare i ruoli.

E la memoria corre all’avvocato Tina Lagostena Bassi, alle battaglie che ha fatto affinché lo stupro per la legge italiana fosse considerato un reato contro la persona e non più contro la morale, ai dibattiti con il collega Santi Licheri sul riconoscimento delle coppie di fatto. Ognuno dei due portava avanti il proprio pensiero diametralmente opposto a quello dell’altro ma questo non impediva al proprio convincimento di essere meno credibile o meno solido. Era una forma di rispetto, quando un pensiero differente non era sinonimo di stupidità. Invece ora la trasmissione che hanno contribuito a creare è diventata qualcos’altro. La legge ha assunto un ruolo meno dominante, un escamotage per un dibattito da talk show nel quale tutto il pubblico, che sia in studio o che comunichi da casa via mail o via Twitter, è chiamato ad esprimere un’opinione su qualsiasi argomento. Tutti si scoprono medici, psicologi, avvocati e moralizzatori. La Morale è quella che la fa da padrona. Quella morale che non c’è più perché poteva appartenere solo ad una mitica età dell’oro che inevitabilmente è scomparsa, quella morale che, quando è presente, è troppo bigotta e chissà dove andrà a finire il mondo di questo passo.

E nel mezzo ci sono le tifoserie, quelle urlate, quelle che il più delle volte non importa cosa hanno da dire, importa che non facciano parlare l’interlocutore, dimostrandogli tutto l’astio nel solo modo conosciuto, gridandolo a squarciagola, per giungere ad una distruzione dell’avversario, vuoi anche solo a parole. Ne gioveranno gli ascolti che devono rimanere alti per mantenere il posto a Canale 5 e per giustificare quasi quattro ore di diretta, ma si perde la qualità per strada e soprattutto si è persa la “mission” di servizio per il cittadino della trasmissione che faceva sì che l’utente meno istruito venisse a conoscenza di eventuali leggi che potessero tutelarlo, a favore di altro. I figuranti raccontano storie più o meno credibili per permettere agli autori di lanciare messaggi anche politici, soprattutto politici (l’emancipazione della donna è vista come una minaccia, i genitori sono sempre portatori di valori positivi, la tradizione e la famiglia vanno preservati come collante della società, la religione è conditio sine qua non di chiunque voglia definirsi cittadino). Il problema nasce quando la propaganda politica ha la meglio su tutti gli altri contenuti, quando i contenuti diventano un motivo come un altro per parlare di messaggi cari a determinati partiti.

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