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Giornata di sole.

A teatro con mammà. Lì per lì, quando le ho chiesto se voleva venirci, non mi è venuto in meno niente di più anzyano da poter fare, poi sentirla ridere durante la rappresentazione mi ha reso molto orgoglione. Cuore di mamma.

Si è visto “Remake”, uno spettacolo che vuole ripercorrere l’ormai classica messa in scena del 1978 de “La tempesta” di Shakespeare con la regia di Giorgio Strehler. A raccontarla Giulia Lazzarini, una dei protagonisti di quella versione, anzi, la protagonista, quella più famosa che viene subito in mente quando si pensa a “La tempesta” di Strehler. Chi è Giulia Lazzarini? Dài che l’hai vista anche tu almeno una volta vestita di bianco dalla testa ai piedi svolazzare leggera in aria con un cavo attaccato alle spalle nei panni di Ariel, lo spirito dell’aria, schiavo di Prospero. E quell’immagine lì, quella dello spiritello attaccato con una corda alla scenografia del Piccolo di Milano o a una gru ai Boboli a Firenze, a me manda ai matti. Mi fa impazzire l’idea che un oggetto possa trasformarsi in qualcosa di diverso da quello che è e di dargli un significato (poetico, diceva Lazzarini) che non sia quello meramente visibile. Il cavo che serve a far volare Ariel viene trasformato nel simbolo della prigionia che tiene legato lo spirito e dal quale cerca letteralmente di svincolarsi e, quando finalmente ci riuscirà, la corda verrà rilasciata andando a sbattere contro l’impalcatura e producendo un rumore metallico che enfatizza il dolore di quella separazione, fisica in primo luogo. Giulia Lazzarini raccontava che nel progetto originale del regista Ariel fosse immaginato come una palla ma la mancanza di libertà di movimento fece scartare l’idea. Si scelse allora un costume più leggero e che potesse nascondere l’imbragatura creata ad hoc per l’occasione; un sarto modellò un corsetto basandosi sul baricentro dell’attrice, un corsetto che si dimostrava estremamente leggero quando Lazzarini si trovava a mezz’aria sorretta dal tecnico che manovrava il cavo ed estremamente pesante quando Ariel doveva muoversi sui propri piedi. Lazzarini ha anche raccontato del rapporto di fiducia che necessariamente si doveva creare con quel macchinista: quando lei si lanciava dall’alto non doveva preoccuparsi dello schianto, almeno non in linea teorica, dal momento che i due avevano provato diverse volte per trovare un giusto equilibrio, e quando questo veniva meno era lei a risentirne anche fisicamente visto che il peso del costume ricadeva sulle sue spalle.

“Remake” dura poco più di un’ora. Racconta di un’aspirante attrice che vive in tutti i sensi in teatro e che si prepara ad uno stage con Giulia Lazzarini insieme ad un gruppo di altri giovani aspiranti attori. Solo che una tempesta (!) paralizza la città bloccando la viabilità e distruggendo alcuni alberi, così che le due attrici si troveranno da sole a rivivere quell’esperienza essenziale ed unica nella vita di Lazzarini.

(Qui, invece, un buon utente di YouTube ha caricato tutta “La tempesta” di Strehler in una ripresa per la televisione del 1983. Grazie mille.)

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