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Giornata di pioggia.

Ho scoperto un film che mi è piaciuto un sacco. Fresco, divertente, ironico, recitato bene e diretto con originalità. Si chiama “Easy Girl” (“Easy A”, in originale) di Will Gluck. L’interprete principale è Emma Stone, ventenne all’epoca delle riprese (2010), ma l’età non le impedisce di saper dosare i giusti tempi comici e di dare al suo personaggio una dose adeguata di sarcasmo e irriverenza, unito ad un tono di voce rauco facilmente riconoscibile.

Olive Penderghast è una diciassettenne come tante che ama trascorrere il tempo con la sua migliore amica, Rhiannon (Aly Michalka), una ragazzotta bionda piuttosto popolare a scuola. Un giorno, per non passare il sabato sera in compagnia dell’amica, Olive s’inventa un appuntamento con un ragazzo del college. Quando il lunedì successivo Rhiannon vuole conoscere i dettagli dell’appuntamento Olive decide di spararla grossa: è andata così bene che ha perso la verginità. Ovviamente nell’arco di pochi minuti la notizia si diffonde in tutta la scuola raggiungendo le orecchie degli insegnanti ma anche quelli di Marianne (Amanda Bynes), leader di un gruppo di fondamentalisti religiosi che pratica l’astinenza sessuale e che si ritrova a pregare per la salvezza dell’anima di Olive. La notizia giunge anche a Brandon (Dan Byrd), un ragazzo gay che propone a Olive di diffondere la voce di una relazione sessuale tra i due per impedire ai bulli della scuola di continuare a tormentarlo per via dei suoi gusti sessuali, in cambio le offre del denaro, anzi, un buono acquisto. Olive accetta sulla base di uno spirito da crocerossina che la contraddistingue e che diventerà il suo tratto distintivo per tutta la durata del film e che la porterà ad accettare patti simili da parte di altri ragazzi, con la conseguenza sgradita di essere bollata come “sgualdrina” della scuola. Il gioco finirà di essere divertente quando il ragazzo di Rhiannon tenterà un approccio sessuale con Olive dopo averle dato un buono sconto di duecento dollari (questo forse è l’unico momento puramente moralista che il regista ci avrebbe potuto risparmiare).

Il film strizza l’occhio alla nostra generazione mettendo in scena espliciti riferimenti a commedie adolescenziali anni Ottanta (“Breakfast Club”, “Non per soldi… ma per amore”, “Playboy in prova”, “Sixteen Candles – Un compleanno da ricordare”) ma anche alla Demi Moore de “La lettera scarlatta” (1996), che “si fa troppo spesso dei lunghi bagni e che recita con un finto accento inglese”, dal momento che la pellicola rientra in quel filone di film che rivisitano i grandi classici in chiave moderna.

Olive nelle sue pellegrinazioni si accorgerà di provare dei sentimenti proprio per il ragazzo che ha sempre avuto accanto, Todd (Penn Badgley), il primo per il quale anni prima aveva mentito di fronte alla pubblica piazza. Non manca nemmeno un numero musicale apparentemente senza giustificazioni, come ogni classico anni ’80 che si rispetti, ma la vera perla che ci regala “Easy A” è la coppia di genitori che tutti avremmo voluto avere, gli attori Patricia Clarkson e Stanley Tucci, pungenti e sempre schierati dalla parte della figlia. A chiudere il cast ci sono Lisa Kudrow, Malcolm McDowell e Thomas Haden Church. Infine ci sarebbe tutta una serie di frasi che se avessimo ancora la Smemoranda avremmo già provveduto a riempirne le pagine. Ah già, c’è anche la scena ossessivo-compulsiva nei confronti di una canzone dozzinale.

Il vero punto di forza del film, tuttavia, resta il sesso fra adolescenti che non si fa mai per davvero e di cui si fa un gran parlare ma che, come in altre rare occasioni, resta una costante della vita dei ragazzi e un motore attorno al quale ruotano le vite degli studenti. Tutti ne parlano, molti ne ridono, nessuno lo fa ma il clima che si respira intorno all’argomento è di allegria e di giocosità. Sembrano lontane anni luce le eroine romantiche che si conservano per la prima notte di nozze con l’unico amore della loro vita che, oddio, può anche essere un’opzione, come sembra suggerire il finale del film, ma in quanto tale resta un’alternativa, non certo l’unica.

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