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Giornata nuvolosa.

Il nuovo amore musicale si chiama Maria Antonietta.

Nome d’arte di Letizia Cesarini, venticinque anni, di Pesaro, molti la stanno già bollando come “la nuova Carmen Consoli”. Ecco, io non lo so se mi piace perché mi ricorda Carmen Consoli, ne dubito – perché, se tale regola fosse vera, che mi piace un cantante se ricorda Carmen Consoli, allora dovrebbero piacermi anche i Negramaro, cosa mai più lontana dalla verità – ma so che da qualche giorno non faccio altro che ascoltare il suo omonimo disco. Disco che contiene una massiccia dose di frasi da riempirci la Smemoranda, se la usassi ancora e se avessi sedici anni. “Perché io ti odio, ma fingo bene/sono molto intelligente, quando mi conviene”. “Cosa volevo fare, Giovanna d’Arco? Che il mondo ti mette al rogo in ogni caso”. “Che poi tutte le mie canzoni parlano di un solo cazzo di argomento/della mia incapacità di accettare la realtà”. “Questa è la mia festa, questo è il mio vestito nuovo/questo è il mio martini cocktail e non sarà il solo”. “Che poi chi l’ha detto che la verità rende liberi/voglio restare prigioniera/e avere bei vestiti dentro cui morire giovane/in una vasca di motel”. “Tu dicevi come sono belle le persone una volta che se ne sono andate”. “Avrei voluto solo dirti che la sola cosa al mondo/che volevo era essere felice ad ogni costo/era essere felice ad ogni costo/era essere felice ad ogni costo/ma bevo il martini con l’aspirina/abbracciata a un uomo che non assomiglia a te”. Forse il livello di “citazionabile” è confrontabile solo con quello di Dente.

(Tutto l’album è in streaming qui.)

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