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Giornata di – indovina un po’? – pioggia.

E’ strano come in sala d’attesa dal dottore ci siano sempre le stesse tipologie di persone.

C’è il ragazzetto sbarbato al quale squilla il cellulare non appena seduto. Naturalmente senza vibrazione ma con una vistosa suoneria tamarra al massimo del volume che continuerà a diffondere fastidiosi suoni bassi finché il legittimo proprietario non sarà uscito dalla sala d’aspetto per rispondere nell’androne del palazzo/nel pianerottolo/in strada. E proprio mentre tu stai per sospirare ringraziando chissà quale divinità che il ragazzo abbia avuto l’accortezza di allontanarsi per parlare al telefono (diversamente da come avviene in qualsiasi scompartimento di treno), ecco che il giovincello si mette a urlare al suo misterioso interlocutore per un imprecisato numero di minuti. “Pronto! Come stai? Da quanto tempo! E tua madre come sta? Da quanto tempo! E tua sorella? Come sta? Da quanto tempo!”

C’è la vecchietta che, nonostante il bastone, nonostante l’artrosi, nonostante l’unico decimo di vista rimasto, nonostante i denti d’oro, ci sente e sa parlare benissimo. Ha anche una sua frase ricorrente, in genere qualcosa contro l’attuale governo, che ripete come un mantra e che infila dentro alla conversazione non appena uno dei suoi interlocutori fa una pausa per prendere fiato. “A fare quello che ha fatto quel Monti lì sarei stata capace anch’io, eh!”

C’è il vecchietto che, non importa quale sia l’argomento di discussione, lui ti parlerà sempre e solo del motivo per cui si trova in una sala d’attesa dal medico.
“Sentito dei leghisti che urlavano “Roma ladrona” e poi è venuto fuori che rubavano anche loro?” “Eh, non lo dica a me che non ho tutti quei soldi che hanno loro ché, se li avessi, mi pagherei l’operazione al ginocchio in una clinica di lusso! Vede qui? Qui una volta era tutta cartilagine, ora… BUM! Non c’è più nulla e mi tocca aspettare che la mutua mi chiami. Quelli lì, invece, hanno tutto spesato con i nostri soldi!”

C’è quello che, non importa di cosa si stia parlando, la causa di tutti i mali sono sempre e soltanto gli immigrati. E per “tutti i mali” non s’intende solo mafia, violenza, droga, aumento delle tasse, scritte sui muri, crepe nel soffitto, piccioni cagatori, fila alla posta, ma anche e soprattutto mali legati alla salute. “Sono scivolato per terra perché un albanese dall’altra parte della strada mi guardava di traverso e mi sono messo a correre prima che mi facesse del male, così mi sono rotto il bacino! E poi quello straniero là ha provato a sfilarmi il portafoglio con la scusa di tirarmi in piedi, ma non gliel’ho mica lasciato fare, sa? E quando ha chiamato l’ambulanza, crede che non abbia capito perché l’ha fatto? Per crearsi un alibi per non farsi accusare da me!”. In genere, il soggetto in questione s’ammutolisce completamente al sopraggiungere di un paziente di colore nella sala attesa. Uno alto e grosso.

C’è il tipo che ce l’ha con il politico. Questi, in realtà, viaggiano in coppia: c’è il tipo che ce l’ha con il politico di centrodestra e c’è il tipo che ce l’ha con il politico di centrosinistra. Nessuno dei due si preoccuperà mai di ascoltare l’altro, in compenso si urlanno contro le peggio cose rinfacciandosi scelte politiche avvenute dai trenta ai quaranta anni fa, ché il tipo in questione ha superato l’ottantina da un bel po’. A volte, capitano situazioni come quella di oggi, in cui i due tipi si ritrovano a prendersela con “il ladro di Bergamo e la sua cumpa di amiconi”. E non si sa cosa sia peggio, quando litigano sulle cause della caduta del muro di Berlino o quando trovano terreno comune nel benedire la caduta del Trota.

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