Skip navigation

Giornata di pioggia.

Il dottore dice che è un colpo di freddo, che i polmoni sono a posto, che non ci sono grandi cure da fare se non di stare al coperto e a riposo. Alle 20,30 ho appuntamento con un’amica: si va a vedere Veronica Pivetti che presenta il suo libro, “Ho smesso di piangere”.

“Oh, ma di che parla il libro della Pivetti?”

“Di depressione, ma è tutto raccontato in chiave ironica.”

“Ah, bè, allora.”

Alle 20,30 ha ripreso a piovere (ovviamente siamo in macchina); l’ultima volta che avevo controllato la febbre era ferma a 37 e mezzo. Non morirò stasera o, anche se lo facessi, potrei essere il tema del nuovo libro dell’attrice meneghina. Incrociamo le dita.

Una delle cose che viene ripetuta più frequentemente nella serata è che il libro è stato realmente scritto da Veronica Pivetti. Lo dice l’editore che la presenta, lo dice la diretta interessata, lo dice Daria Bignardi nel racconto della Pivetti (“Quando mi ha invitato alle Invasioni mi ha telefonato dicendomi che il libro era molto bello e mi ha chiesto se l’avessi scritto davvero io”). Dice che un giorno è stata contattata dalla Mondadori che le ha proposto di scrivere un libro sugli animali. “Non c’è neanche bisogno che lo scriva davvero lei, sa”. Lei non era particolarmente interessata, ha preferito fare una controproposta, visto che una storia da raccontare ce l’aveva davvero e, secondo lei, poteva essere anche una storia interessante. E così ha iniziato a scrivere degli anni della sua depressione, dal 2002 al 2008, depressione nata da problemi legati alla tiroide, da cure sbagliate e alimentata da incontri con pessimi medici.

Le prime parole del racconto sono: “La depressione è una malattia, non è uno stato d’animo. “Sono triste” è uno stato d’animo. Se sono depresso vuol dire che la mia mente è malata, ma la mente dove si trova? Nel corpo, quindi anche il mio corpo è malato”.

E’ andata avanti a raccontare per oltre un’ora e mezza, era da sola sul palco, le gambe incrociate, un lungo foulard al collo, una bottiglia d’acqua sul tavolino davanti a lei. Si capiva che il primo mestiere della Pivetti è l’attrice. Non c’erano tempi morti, era un racconto con i suoi picchi di drammaticità, si rideva e si applaudiva, il tutto con un retrogusto amaro. Le cose che ha detto sono molto simili a quelle raccontate da lei stessa nella trasmissione di Augias di qualche settimana fa. Quello che dal video non si poteva capire è che Veronica Pivetti è una persona testarda, coraggiosa e anche divertente. Una donna che è stata capace di trasformare sei anni di malattia in un testo che potesse essere vicino alle persone malate, che comunicasse con loro da un punto di vista vicinissimo al loro.

Per renderlo possibile, per essere coraggiosi e per comunicare con le persone, la Pivetti è stata prima di tutto onesta. Onesta nel racconto di dettagli anche più “disturbanti” (per due anni non si è mai cambiata il golfino, si limitava a lavarsi i denti e a farsi un bidet), onesta nel descrivere il rapporto con i medici (uno dei quali le avrebbe fatto un comizio raccontandole del testo teatrale che aveva scritto e, solo dopo la fine della descrizione della pièce, scene comprese, il medico le aveva rivelato di essere un nefrologo mentre lei era convinta che stesse parlando con un endocrinologo), onesta nel raccontare le gioie dell’analisi (vorrebbe che fosse materia obbligatoria fin dalle elementari e, soprattutto, quando si è messa a raccontare di come l’analisi sia una doccia fredda perché tira fuori tutti i difetti di chi la fa, a quel punto si è capito quanto l’esperienza da lei vissuta fosse forte e quanto abbia dovuto faticare per riuscire a portarla a termine).

Quando poi alla fine della presentazione interviene una signora del pubblico per raccontare di come si sia rivista nel libro e di come la depressione abbia colpito anche lei e di come non riuscisse a comunicare il suo disagio soprattutto alle persone che le stavano più vicino, ti rendi conto di come l’intento della Pivetti e del suo libro sia andato a buon fine, lo scopo è raggiunto anche se solo una persona riesce a trovare sollievo dalla lettura.

Infine interviene anche un signore che le chiede: “Lei si è rivolta ai medici e alla letteratura e si è fatta aiutare da una sua amica, ma non ha mai pensato di trovare sollievo nella lettura del Vangelo? Non pensa che dovrebbe consigliare anche questa via ai suoi lettori?”. La Pivetti conferma ancora una volta la sua onestà e si prende un applauso dal resto del pubblico, forse il più grande della serata. “No, perché la Bibbia e la religione non fanno parte della mia esperienza. E perché le malattie si curano con la chimica e con l’aiuto dei medici.”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: