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Giornata di pioggia, credo.

Di sicuro è stata nuvolosa e a un certo punto ho sentito qualcosa colpire contro la finestra con insistenza desumendo che fosse pioggia. Se passi la giornata sotto le coperte e le tapparelle abbassate non riesci ad avere una visione completa del clima all’esterno.

Niente più febbre, niente più vomito, ma una gran tosse che non finisce mai. Chiamato il medico. Dice che è stato un colpo di freddo, di stare al coperto, di non uscire di casa, di continuare a prendere i farmaci che mi aveva prescritto martedì ché non ci sono molte cure. Inizio a pensare che ripeta sempre gli stessi discorsetti. Inizio a pensare di cambiare medico.

E parliamone invece del programma della d’Urso, visto ieri e anche oggi per aumentare i punti di masochismo. Parliamo del programma che inizia con lei che fa finta di chiacchierare con i suoi assistenti anche quando la diretta è già iniziata (anni di “Amici” ci hanno insegnato che prima di andare in onda l’assistente di studio fa il conto alla rovescia per fare in modo che il presentatore e tutto il pubblico sappia perfettamente quando si parte) perché Barbara d’Urso ci tiene a presentarsi come una donna informata, una che legge tutti i quotidiani ogni mattino (ho perso il conto di tutte le volte che ha detto: “Stamattina ero al bar con la mia mazzetta di giornali…”, “Stamattina questa notizia era riportata da tutti i giornali che leggo quotidianamente”, “Stamattina, mentre parlavo con Mario, il giornalaio che mi vende tutti i giornali che leggo al mattino…”) (ché poi voglio sapere come si fa a leggere *tutti* i quotidiani che mandano in edicola in una mattinata; quando io provavo a leggere La Stampa dall’inizio alla fine, mi portava via almeno dieci ore), una che sa di cosa sta parlando, insomma.

Parliamo di come sia brava a creare fidelizzazione nel programma, di come si facciano spesso riferimenti a situazioni, fatti di cronaca, episodi già raccontati in altri pomeriggi dalla stessa d’Urso. Quando presenta i suoi ospiti parte un RVM che riproduce un riassunto delle ospitate precedenti nella stessa trasmissione, una specie di “Previously on”. Il pubblico non sembra aver bisogno di molti dettagli, evidentemente segue con costanza la trasmissione e conosce i particolari delle vicende narrate, viene fornito giusto l’essenziale per riprendere il filo del discorso e per far continuare la trama dove la si era lasciata.

Ieri in studio c’erano un ragazzo di origine ucraina residente a Pavia e i suoi genitori. Qualche giorno prima il ragazzo era misteriosamente scomparso insieme ad un amico; i genitori di entrambi avevano fatto un appello in televisione affinché, se qualcuno avesse visto i ragazzi, si facesse avanti, poi la paura è rientrata quando i due sono stati ritrovati in un’imprecisata località in Romania. Barbara d’Urso è un’intervistatrice pessima, continua a fare domande una dietro l’altra al ragazzo, non aspetta di ascoltare le risposte, a volte gliele mette in bocca direttamente, è troppo presa dall’ascoltare la sua stessa voce per dare spazio a quella di altri. Dal canto suo, si capisce che il ragazzo si sente in imbarazzo, un po’ per trovarsi in televisione, un po’ per la cazzata fatta con l’amico. Fermi tutti! Telefonata da casa! C’è la mamma dell’altro ragazzo che vuole intervenire e bisogna darle spazio, non si dica che non ci sia diritto di replica nelle trasmissioni di Barbara. La signora è nervosa, la comunicazione disturbata, bofonchia qualcosa a proposito della bravura del suo figliolo, un ragazzo con la testa sulle spalle che non sarebbe mai scappato di casa, deve averlo convinto quello lì in studio che adesso vuole dipingersi come un angioletto ma che deve aver organizzato tutto fin dall’inizio, lui, un ucraino che porta un italiano in Romania, doveva avere di sicuro un piano. Altrimenti non si spiega perché abbia scelto proprio la Romania, si sa che l’ucraino e il romeno sono lingue simili. Un po’ come se un italiano scappasse in Austria con un amico inglese, aggiungo io, Italia e Austria sono vicine, si deve per forza parlare una lingua simile. Barbara la interrompe e, inaspettatamente, lascia cadere la polemica. Bisogna mandare il tassativo.

Al rientro dalla pubblicità si celebra l’anniversario della morte di Melania Rea. Partecipano la BFF e lo zio della vittima. Intervengono anche ospiti Vip, tutti si danno del tu; nessuno lo dice apertamente ma la sentenza di condanna al marito è già stata emessa molto tempo fa. Il pubblico rumoreggia durante gli interventi degli ospiti ma si trova saldamente compatto nell’applaudire la d’Urso. E’ lei che spesso ha l’ultima parola, lei che mette fine alle discussioni, lei che mette dei precisi paletti morali sui temi dibattuti. Ci sono “avvocati” che sostengono tesi avverse, ma è Barbara d’Urso a stabilire quale tesi sia più sostenibile di altre, quale invece affossare. Altra pausa, altro argomento.

Dibattito sull’invadenza dei paparazzi. La d’Urso fa vedere un’immagine che aveva mostrato giorni prima – il principe Harry che tocca il culo a Pippa – e poi avverte che l’immagine è un falso, gliel’hanno detto su Twitter e viene da chiedersi per cosa venga pagata la redazione del programma. Il pubblico dà il meglio di sé: un fotografo dice la sua sul grande tema e viene fischiato, qualche minuto dopo Sara Ventura (sorella di) esprime lo stesso concetto cambiando qualche virgola e scatta l’applauso. Pubblicità.

Parte finale, quella più leggera. La d’Urso ripete un paio di volte il suo amore per la rete, di come le piaccia cercare su internet video divertenti e notizie insolite. Mandano in onda un paio di video virali, di quelli che riempiono la colonna dei suggerimenti su YouTube. Non viene mai citata la fonte dei video, né il sito da cui sono stati presi né il nome dell’utente che li ha caricati. Ci sono solo la d’Urso e una finta risata continua.

Per tutto il tempo la d’Urso ha indossato una canottiera che sponsorizzava il suo libro.

Oggi la struttura del baraccone è stata simile, sono cambiati gli argomenti (il funerale del calciatore Morosini, un dibattito con tanto di vicesindaco di Roma sull’emergenza dei cani randagi, la liberazione di Sandra Mariani, il ragazzo di Reggio Calabria picchiato in quanto omosessuale, l’intervento telefonico di una donna ricoverata a San Patrignano a cui era stata tolta la patria potestà della figlia, ottima scusa per un affondo alla magistratura insensibile), ma confesso di non aver retto fino alla fine.

Sono convinto, però, che anche oggi nel finale ci fosse il giornalista/blogger che si occupa del blog “ufficiale” della trasmissione e che, con fare molto professionale, abbia salutato guardando in camera e strizzando l’occhiolino come si conviene.

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