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Giornata di sole.

Nella giornata della (quasi) morte e conseguente resurrezione di Giulio Andreotti – letteralmente se si considera l’affaire Wikipedia – non ho potuto fare a meno di chiedermi se il decesso del senatore novantatreenne mi avrebbe procurato un sollievo di qualsiasi tipo e la risposta è stata sì. Un po’ come con Oriana Fallaci, in parte come con Cossiga. Nel senso che ci sono delle personalità che oggettivamente hanno causato più danni che bene a questo nostro malconcio Paese e che non si sono mai assunti le responsabilità delle loro azioni, anzi, nel corso degli anni si sono ricreati una verginità politica che li ha portati ad essere considerati come saggi, persone cui portare rispetto nonostante l’elefante dentro al loro salotto. Quindi, sì, in definitiva la morte rimane l’unico modo per liberarsi di queste persone e per vivere in un ambiente più civile. Perché, come recita la saggia, “augurarti la morte fa di me una persona orribile ma di te una persona morta dunque, ci sto”.

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