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Giulietta Marchesini

C’è questo scambio di battute in questo film francese dell’anno scorso, La guerra è dichiarata, film che vi sconsiglio di vedere se siete particolarmente depressi o, che so, se vostro padre è appena uscito dall’ospedale due settimane dopo il suo primo e si spera unico ictus. Ci sono Lei e Lui in una sala d’attesa d’ospedale, una di quelle piene di macchinette del caffè che danno sempre il resto ma che non accettano le monete da 1 o 2 centesimi affiancate da quelle delle merendine che mangiavi al liceo e che adesso non ci pensare neanche ché solo a guardarle una cellula del tuo fegato si è già impiccata. Lui, che ha quella barba incolta e quei capelli spettinati come solo gli attori francesi sanno avere, si chiama Romeo, Lei, che indossa una camicia da notte ed è spettinata come solo le attrici francesi sanno essere, si chiama Juliette. Ché poi si chiamerebbero Jérémie e Valérie – cioé Valerie, come la canzone di quell’altra là che non so bene perché la sto tirando fuori adesso che col film non c’entra nulla – perché il film è basato sulla storia VERA di Valérie e Jérémie Elkaïm che interpretano se stessi, insieme al figlio, in un giochino meta che piace tanto a noialtri postmoderni. Insomma Valérie (che poi avrebbe anche un cognome che sarebbe Donzelli ché io non lo so se le piace essere ricordata col cognome dell’ex marito, alla signora Valérie) e Jérémie Elkaïm diventano Juliette e Romeo – anzi, Roméo – Benaïm che è un po’ come quando qui diciamo “zioporco” quando prendiamo il numeretto in posta e lo confrontiamo con quello del tabellone per evitare che le vecchiette timorate di dio ci prendano a bastonate. Il che, il fatto che i due si chiamino Romeo e Giulietta non l’irascibilità delle vecchiette in fila in posta, permette uno scambio di battute tra i due, non quello scambio di battute a cui facevo riferimento all’inizio di questo sconclusionato post, un altro, quando i due si conoscono e Lei chiede a Lui: “Come ti chiami?” “Romeo, anzi, Roméo” “Mi prendi per il culo? Io sono Giulietta, anzi Juliette” “Allora finirà in tragedia”, conclude Lui e tu ti prepari a versare qualunque lacrima come quando Donna continuava a ripetere istericamente “I’m just a temp! I’m just a temp!” e tu urlavi allo schermo “NO, DONNA, YOU’LL NEVER EVER BE JUST A TEMP! CROCE SUL CUORE!”. Dicevamo? Ah, sì, in questo film – che non è proprio una tragedia come potrebbe sembrare da questo sconclusionato post ma che unisce il tragico al comico, il basso all’alto, il bianco al nero, come poi accade sul serio nella vita VERA e come piace a noialtri postmoderni che vogliamo i film con personaggi sfaccettati e con i cattivi che poi così cattivi non sono mai ma che sguazzano liberamente in un sacco di zone grigie – in questo film c’è questo scambio di battute tra Lei e Lui in una sala d’attesa di un ospedale. Lei ha quell’atteggiamento che abbiamo un po’ tutti quando siamo nervosi e abbiamo voglia di litigare ma non abbiamo un vero motivo per farlo e allora facciamo le pugnette, come si dice qui quando volete fare gli scassacazzi, e si finisce per urlare giusto per sfogare un po’ di frustrazione. Solo che Lui, Romeo, anzi Roméo, è uno molto razionale e col cazzo che dà a Lei, Giulietta, anzi Juliette, la soddisfazione di urlargli contro, anzi riesce persino a calmarla. Insomma i due non litigano più ma si mettono a parlare dei massimi sistemi e Lui, di punto in bianco, fa a Lei la domanda più scontata che potesse farle e la fa dopo averla evitata per gli ottanta minuti precedenti del film proprio quando tu stavi per esultare e dire “Cazzo, sì, ci siamo risparmiati quel cliché!”, insomma a questo punto Lui chiede a Lei: “Ma, secondo te, perché è capitato proprio a noi due?”. E Lei, che si chiama Juliette come l’eroina tragica di Shakespeare ma che nella vita VERA si chiama Valérie, che indossa solo una camicia da notte, che ha tutti i capelli spettinati come solo le attrici francesi sanno portare, Lei lo guarda e dice al suo Romeo/Roméo/Jérémie Benaïm/Elkaïm, senza neanche un briciolo di ironia: “Perché noi eravamo in grado di sopportarlo”. E tu, che magari ti trovi in un periodo particolarmente deprimente della tua vita nel quale, per esempio, tuo padre è appena uscito dall’ospedale due settimane dopo il suo primo e si spera unico ictus, tu vorresti dire solo una cosa a Valérie Donzelli, ex signora Elkaïm, protagonista e regista nonché cosceneggiatrice insieme a quell’ex del marito del film basato su una storia VERA, la loro: “A Valerì, ma vedi d’annattene affanculo!”

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