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Sanremo è finito, gli amici se ne vanno, i cantanti ripropongono le loro canzoni a “Domenica In”, come da tradizione in rigoroso playback, Fazio e Littizzetto tornano su Raitre. Tutto ritorna a suo posto dopo cinque giorni intensi che hanno oscurato persino le dimissioni del Papa, nonostante i tentativi opposti del Tg1. Che importanza può avere il totoPapa di fronte all’annosa questione “Quanto passerà prima che Littizzetto nomini il Walter e la Iolanda”? Come dare peso alla folla che riempie San Pietro di lacrime se paragonate alle lacrime di Mengoni dopo aver cantato “Ciao amore ciao”? Come dare adito alle tesi complottistiche quando l’unico complotto che ci preoccupa è quello dei furbetti del televoto? Sanremo finisce con la vittoria di Marco Mengoni. Il meno peggio. Nei minuti che hanno preceduto il momento in cui Fazio ha lasciato che fosse Littizzetto ad annunciare il vincitore (in realtà le ha permesso solo di urlarne il nome, tutta la trafila del “Vince… il… 63esimo… Festival… di… Sanremo…” se l’è tenuta per lui), ci siamo ritrovati a tifare per Mengoni. Le probabilità di una vittoria di Elio e le Storie Tese erano ridotte al minimo, quella della vittoria dei Modà troppo alte per non farci sudare freddo. Un po’ come quando nel 2009 ci ritrovammo a tifare Marco Carta perché, no, la vittoria di Povia non era umanamente gestibile.

SIGLA

Delle esibizioni degli artisti in gara non c’è molto da aggiungere rispetto alle altre serate. Il momento più alto è stato quello di Elio che, vestito da ciccione come tutti i suoi colleghi, si butta a terra disperato perché ha sbagliato l’unica nota della sua “Canzone mononota”. GEGNI. Il momento più basso: l’entrata in scena di Simona Molinari vestita come Angela Favolosa Cubista. Altro momento felice, Daniele Silvestri che coinvolge l’orchestra nell’esecuzione di “A bocca chiusa” nel linguaggio dei segni. Raphael Gualazzi si conferma la noia fatta a persona, presentata ad occhi chiusi e sospirata. Al quarto ascolto la canzone degli Almamegretta si rivela per quello che è e la piacevole nostalgia di certe atmosfere di metà anni Novanta lascia il posto ad un “adesso anche basta”. Mentre si esibiscono i Modà realizzo improvvisamente che nelle prossime settimane le mie cugine adolescenti intaseranno la bacheca di Facebook con i loro video e d’un tratto Facebook mi appare come la Siberia. Simone Cristicchi è meno rosso delle altre serate, dai che i livelli di stress iniziano a diminuire. Maria Nazionale canta, tutti la chiamano “MILF”, io mi metto a cercare nei meandri di Google notizie su una sua maternità. Il brano di Annalisa rimane il mio favorito. Max Gazzè si presenta con un paio di lenti a contatto prese in prestito dalla collezione di Marilyn Manson e un cappotto di scena; sale su una delle prime sedie in platea e si mette a dirigere il pubblico. Peccato che nessuno in platea ne abbia approfittato per urlare “Robbberto”! Ho visto Chiara a “TV Talk” nel pomeriggio, sembra simpatica. I Marta sui tubi scorrono veloci (ti piacerebbe! e invece ti tocca sorbirteli tutti). La canzone di Malika Ayane è quella che ho sentito più volte in radio negli ultimi giorni.

Elio e le Storie Tese vincono il premio della critica “Mia Martini” e quello per il miglior arrangiamento. Marco Mengoni vince il Festivàl e, soprattutto, sarà in gara al prossimo Eurovision Song Contest, meco!

I superospiti. Daniel Harding ha 37 anni ed è un direttore d’orchestra inglese, giusto per ricordarci che negli altri Paesi si può far carriera anche prima dei cinquanta. Dirige l’Orchestra dell’Ariston nella “Cavalcate delle Valchirie” e nella “Marcia trionfale dell’Aida”. La prima è stata abusata da chiunque, in qualsiasi manifestazione canora, in qualsiasi film, in qualsiasi evento, ma fa sempre – SEMPRE – la sua porca figura. Approfitto del balletto di Lutz Förster per preparare uno spuntino. L’aneddoto di Andrea Bocelli sulla nascita del figlio Amos mentre si esibiva per l’ultima – finora – volta a Sanremo come concorrente mi fa sentire vecchio perché io già seguivo il Festival in quel remoto 1995. Birdy canta “Skinny Love”, ma io preferisco l’originale. Claudio Bisio si lancia nel monologo di Nonna Papera che ha nel suo repertorio da una vita. Ha paura di essere contestato come Crozza e si lancia in lunghi panegirici in cui dice che l’Italia non si merita i suoi elettori e c’è una parte di pubblico che si esalta per questo “coraggio da reazionario”. Un po’ come quando Fabri Fibra canta “Monti via!” e tutti a dire: “Eh, guarda com’è coraggioso Fabri Fibra, lui sì che è contro il sistema!”. Non ho ben capito cosa voglia fare Bianca Balti nella vita, se la modella, la testimonial, l’attrice o la presentatrice. Ieri sera, quando c’era lei sul palco, si è alzato il rischio che tornasse la dinamica Pivetti/Herzigová, bruttina stagionata vs. top model; in realtà la ragazza risulta piuttosto simpatica ed ironica, dovrebbe lavorare un po’ sulla spigliatezza. Anche Martin Castrogiovanni non è particolarmente loquace, con l’aggravante che ha la verve di un porcospino schiacciato da una macchina.

La presentazione di Castrogiovanni si trasforma in uno dei momenti più infelici di quest’edizione di Sanremo. Durante il solito rito del giocatore che regala la maglia al presentatore, Littizzetto si lascia scappare un “finocchio”, parte una risata dalla platea (qui, intorno al terzo minuto). Puoi riempirti la bocca quanto vuoi di diritti civili, di riconoscimento delle coppie di fatto, di “chi se ne frega cosa fa la gente in camera da letto”, ma se poi non sei grado di non utilizzare un linguaggio volgare, offensivo e pieno di cattiveria, rimangono solo delle belle intenzioni, vanificate da un’unica parola, detta senza stare tanto a pensarci. E la cosa ancora più triste è la cafoneria della platea che non perde l’occasione e apprezza la battuta. Se di battuta si può parlare.

Tg1 a tradimento. Immagino lo sfregamento di mani nella redazione mentre veniva preparata la notizia perfetta: Monti incontra il Papa.

Per concludere. Mi è piaciuto questo Festival? Tutto sommato, sì. Mi è piaciuta l’idea di svecchiare certi elementi canonici (quanto era anacronistica, l’anno scorso, la presenza di Rodríguez e Canalis a poche settimane dalle manifestazioni di “Se non ora, quando”?) e il tentativo di provare una nuova strada nel regolamento introducendo la gara fra due canzoni dello stesso artista. Ho apprezzato le interviste ai superospiti, meno agiografiche e più mirate verso un argomento di riferimento. Non ho apprezzato la qualità delle canzoni, piuttosto modesta. Potevano fare di meglio, ma non ci lamentiamo, si può sempre fare di meglio. L’importante è metabolizzare la lezione per la prossima volta.

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2 Comments

  1. Di solito guardo un po’ di sanremo pomeridiano la domenica dopo la gara, ma ieri no e la sera, anche se c’erano Fazio e Littizzetto su Rai3 che facevano il punto delle serate con Gramellini, dopo poco ho abbandonato perché iniziava Dexter. Che ha vinto Mengoni l’hanno detto tutti ma mi pare di capire Elii secondi, Modà terzi e Chiara quarta?

  2. Quarta nella classifica del televoto, ottava in quella finale, http://www.ilpost.it/2013/02/17/classifica-finale-sanremo-2013/


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