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“Ritorno al mondo di Oz” è una miniserie in tre puntate ed altro non è che l’ennesimo rifacimento del famoso romanzo di Baum, questa volta in chiave steampunk (ciao mamma, hai visto che quel corso di Teorie e tecniche della comunicazione di massa sui filoni fantascientifico-utopici è servito a qualcosa?).

La protagonista si chiama DG (Dorothy Gale, capito?), è una ragazza di vent’anni che si affaccia sulla vita e che non sa ancora di preciso cosa farsene, è interpretata da Zooey Deschanel che all’epoca aveva già ventisette anni ma che nasconde dietro le codine. E poi? Ah, lavora come cameriera indossando un vestito che richiama quell’altra Dorothy, guida una motocicletta retro, arriva sempre in ritardo al lavoro, non si sveglia la mattina, vive con i genitori in una fattoria nel Kansas, quel mondo non le appartiene, la vita mia deve darmi un po’ di più.

Arriva il tornado che a ‘sto giro è provocato dagli scagnozzi della Strega Cattiva che vive nell’Outer Zone (O.Z., capito?) e che, oltre a portare il peso dell’improbabile nome di Azkadellia, è anche interpretata da Clare di “Beverly Hills, 90210”. Nell’O.Z. DG scopre che i genitori sono in realtà due robot programmati per prendersi cura di lei e per inculcarle nella mente dei ricordi legati alla sua vita precedente poiché – udite! udite! – DG è la figlia della Regina e Azkadellia sua sorella. Sorella buona contro sorella cattiva, grande novità narrativa.

E poi ci sono naturalmente i compagni di viaggio: Glitch era il consigliere della Regina a cui è stato tolto letteralmente il cervello; Wyatt Cain è il Tin Man del titolo ovvero un ex poliziotto a cui hanno rapito moglie e figlio, DG lo trova rinchiuso in un’armatura, costretto a rivedere in eterno la scena del rapimento (è interpretato da uno dei mariti di Edie di DH); Raw è un leone antropomorfo dai poteri psichici e telepatici che ha paura di qualsiasi cosa; il Mystic Man è – indovina un po’? – il mago dell’O.Z., un po’ veggente, un po’ fattone (è interpretato nientemeno che da Richard Dreyfuss). Il Mystic muore quasi subito lasciando la possibilità di ricoprire il ruolo paterno al vero padre di DG, tale Ahamo. Ad un certo punto compare anche un omaccione che ha il potere di trasformarsi in cane. Era il tutor di DG (capito? Tutor, Toto).

Poi ci sono un sacco di riferimenti a quell’altro mago di Oz: la divisa di DG al lavoro, l’inseguimento delle scimmie volanti nella foresta che per l’occasione diventa una foresta di colonne, tracce dei mattoni dorati, la mongolfiera, la Strega Cattiva che si scioglie (“Mi liquefò” è una delle mie battute preferite di sempre), il numero 39 un po’ d’ovunque, una battuta sul technicolor. C’è anche un cameo delle scarpette rosse (in bianco e nero, ovviamente).

Ma la cosa più meravigliosa, più fantastica, più meh di tutta la miniserie è il fatto che il completo degli omini che aiutano la cattiva a conquistare il mondo ricordi quello di Yzma ne “Le follie dell’imperatore”. O anche quello di Dexter, se vogliamo metterci un po’ fantasia.

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