Skip navigation

Dopo il “play” spoiler a go go!

Una volta una mia compagnia di scuola disse che anche lei conosceva alcune parole di francese. “Per esempio, so dire: Annette, Virginie, Jérôme e Justine”.

Sono passati quasi vent’anni dalla messa in onda in Italia di quell’orrida produzione francese che rispondeva al nome di “Primi baci”, nel frattempo ci è stato insegnato che il problema non è la caduta, siamo entrati nel favoloso mondo di Amélie Poulain, Monica ha sposato Vincent diventando Monicà, Carlà, nei momenti liberi dal ruolo di première dame, strimpellava nenie alla chitarra, abbiamo ballato in bianco e nero in compagnia di un cane, ci siamo innamorati di Marion Cotillard. Insomma, i francesi ci hanno abituato a grandi WTF ma anche a grandi emozioni (ricordo che l’opzione di lasciarci invadere è sempre aperta).

“Les Revenants” rientra in quest’ultima categoria.

Tratto da un’inutile e moraleggiante film del 2004 di cui mantiene il concetto di base (i morti che tornano in vita) e un attore (sebbene interpreti ruoli diversi e abbia perso un po’ di capelli nel frattempo), il telefilm francese, la cui prima stagione è composta da otto episodi, non ha nulla da invidiare alle produzioni americane, per certi versi ne ricorda anzi l’ambientazione e il clima di claustrofobia. C’è il solito paesino di provincia nel quale le vite di tutti gli abitanti sono intrecciate le une con le altre, ci sono situazioni drammatiche (uomini che uccidono donne nei sottopassaggi, padri che picchiano le figlie, ladri di case che sterminano intere famiglie, suicidi, incidenti stradali, gelosie e conflitti vari).

Sotto certi aspetti mi ha ricordato molto “Top of the Lake”. In entrambi i casi c’è la presenza di un lago, ma, se nel caso della miniserie di Jane Campion si trattava di un lago metaforico oltre la cui superficie si nascondevano le reali intenzioni e le reali motivazioni dei protagonisti, ne “Les Revenants” c’è un lago artificiale mantenuto in vita da una diga che decenni prima non ha retto il peso dell’acqua e si è distrutta causando la morte dell’intero villaggio – e come non farsi venire un brivido ripensando al Vermont? -; oggi invece è il livello dell’acqua ad abbassarsi giorno dopo giorno, episodio dopo episodio, rivelando letteralmente i resti delle costruzioni del villaggio precedente ma anche i resti degli animali (chissà se gli autori hanno trovato ispirazione nel campanile del lago di Resia).

Diga

L’immagine della diga è quella che descrive al meglio la serie. Spesso viene inquadrata una curva. Un’immagine che rimanda al nuovo ciclo della vita, non più lineare (vita, morte), ma appunto ciclica (vita, morte, resurrezione o, meglio, resurrezioni, dal momento che quelli che sono tornati in vita non possono più morire, anche se il loro corpo inizia a decomporsi). Ma c’è anche una ciclicità nell’azioni dei protagonisti che, una volta ritornati in vita, cercano di ricreare il mondo che avevano lasciato senza rendersi conto che la vita delle persone che conoscevano è andata avanti (aspetto sottolineato dal fatto che i morti non hanno ricordo di quello che è accaduto loro nel periodo di tempo che separa la morte dalla resurrezione). Questo contribuisce a creare un’atmosfera di spaesamento continuo nei personaggi: da una parte ci sono quelli che sono ritornati dalla morte che credono di poter interagire con le stesse persone con cui avevano parlato fino a quelle che credono essere poche ore prima, dall’altra ci sono i vivi che, dopo anni in cui credevano di essere riusciti ad elaborare il lutto della scomparsa dei loro cari, devono in realtà fare improvvisamente i conti con la ricomparsa di quest’ultimi e con i problemi che non avevano mai voluto affrontare. In questa situazione sono gli uomini a dare il peggio di sé.

C’è il padre che ha picchiato la figlia. C’è il capo di una pseudo-setta che promette fino all’ultimo di aiutare i risorti ma che si tira indietro quando la situazione inizia a richiedere che l’uomo faccia qualcosa di concreto in loro aiuto. Lo stesso uomo che da giovane è stato un ladro ed è responsabile, almeno in parte, della morte della famiglia di uno dei risorti. C’è il serial killer che uccide giovani donne nei sottopassaggi e che riprende ad uccidere non appena tornato in vita. C’è il fratello del killer, suo complice, anche se non esecutore materiale degli omicidi, che aiuta il fratello a nasconderne le tracce e, non da ultimo, responsabile della (prima) morte del fratello. C’è l’uomo che tenta di uccidere la moglie legandola al letto e dando fuoco alla casa dopo che la donna era ritornata in vita. C’è il prete che si offre di prestare soccorso ad uno dei risorti per poi denunciarlo alla polizia. C’è il poliziotto che nasconde telecamere in casa per spiare i movimenti della fidanzata e che indugia nel guardarla mentre lo tradisce con l’ex. Ex che si è ucciso quando ha saputo che la donna era incinta, nel giorno delle loro nozze. Persino il bambino protagonista ha un’aura inquietante e condivide con gli altri risorti il potere di spingere le persone al suicidio. Le donne sembrano invece vittime degli eventi. Quegli eventi drammatici che hanno messo in pausa le loro vite.

La vita di Claire si è interrotta con la morte prematura della figlia; il suo matrimonio è finito, ha provato a ricrearsi una vita accanto ad un uomo che tende a plagiarla; non si è accorta delle problematiche dell’altra figlia. Adèle si è rifatta una vita con un uomo che dovrebbe darle sicurezza – anche in virtù del suo lavoro: è un poliziotto – e che l’ha aiutata a crescere la figlia avuta dall’ex morto suicida. Ma anche Adèle ha impulsi autodistruttivi che non riesce sempre a controllare. Julie vive una vita dismessa, mantiene al minimo i contatti sociali, giusto con i pazienti cui fa visita a casa, non frequenta nessuna da quando ha rischiato di morire dissanguata in un sottopassaggio. Lena è divorata dai sensi di colpa, beve, passa da un ragazzo all’altro, viene picchiata dal padre, va a letto con un serial killer. Solo nel finale c’è la redenzione/salvezza di queste donne che passa attraverso il loro essere madri. Claire e Julie decidono di non abbandonare i loro figli (naturali o putativi, poco importa) e di unirsi ai risorti. Sono le uniche disposte a farlo, ad abbandonare le loro vite, seppur miserevoli, per buttarsi nell’imprevedibilità degli eventi pur di non abbandonare la prole. Adèle subisce un trattamento “di favore” in virtù del suo essere incinta.

Oltre all’elaborazione del lutto, tema portante soprattutto del film nel quale, una volta accettata la morte, i risorti tornavano letteralmente nelle loro tombe, la serie affronta un tema caro alle produzioni seriali a tema fantascientifico degli ultimi anni, ovvero la necessità di trovare risorse per soddisfare i fabbisogni di tutti i vivi, risorti o non-morti compresi. L’immagine di Adèle e la figlia che nascondono il fidanzato/padre in soffitta è praticamente la stessa dell’episodio “Be Right Back” (2013) della serie “Black Mirror” nel quale una donna dà il consenso alla creazione di un clone del fidanzato morto in un incidente stradale. Nella quarta stagione di “Torchwood” (2011), le persone smettono semplicemente di morire. Così, da un giorno all’altro, la popolazione mondiale aumenta esponenzialmente; viene calcolato che a quel ritmo le risorse si esauriranno nell’arco di qualche settimana. L’estinzione della razza umana sembra improvvisamente più vicina. Nell’universo di “Utopia” (2013), sempre a causa della limitatezza delle risorse, ci sarebbe in corso una cospirazione volta a ridurre nientemeno che il numero di uomini nel mondo. La fantascienza sembra ricordarci ultimamente che è l’uomo il nemico numero uno di se stesso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: