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Category Archives: Servizio clienti

  1. non leggerebbe mai un libro di cui conosce il finale
  2. non ama farsi intervistare, preferisce essere lei quella che fa le domande
  3. ama leggere brani dei suoi libri (e lo fa anche discretamente bene)
  4. è più una tipa da gatti che da cani
  5. scrive di notte
  6. fa durare “Le invasioni barbariche” tre mesi all’anno perché non riesce a conciliare la scrittura con la conduzione televisiva
  7. sostiene di non aver detto nulla del cane a Monti, quella volta là, e che il Presidente le avesse espressamente chiesto la birra
  8. il fratello del protagonista è il personaggio preferito dal marito
  9. avrebbe voluto interagire di più con il pubblico (vedi punto 2)

Il nuovo romanzo di Daria Bignardi si chiama “L’acustica perfetta”. Non l’ho ancora letto. Di “Un karma pesante” avevo scritto su aNobii (alla cui recensione non riesco a mettere un link): “La lettura è scorrevole, ma come passano le pagine anche il suo contenuto ti passa attraverso lasciandoti poco, se non nulla. A distanza di mesi la cosa che più mi è rimasta impressa è la gag del gatto e delle sue due famiglie, per dire, qualcosa di assolutamente marginale.” Tuttavia la presentazione di questo nuovo libro mi ha incuriosito molto.

Dice kekkoz che lo scorso week-end è uscito nelle sale “Blue Valentine”, un film del 2010 con Ryan Gosling e Michelle Williams. Allora mi sono messo a cercare dove fosse in programmazione in città. Da nessuna parte. Per curiosità, ho provato a vedere in quante sale fosse uscito in Italia. In due (2), una a Roma, una a Foggia. A questo punto mi metterei alla ricerca di un torrent per vedermi “Blue Valentine” sul mio Acer considerando l’istigazione alla pirateria che viene alimentata da certe scelte di distribuzione. Peccato che l’abbia già fatto nell’ormai lontano 2010.

C’era una volta, in un tempo lontano lontano, una magica terra chiamata Italia.

“Efficienza” era la parola d’ordine di questa terra poiché l’organizzazione di tutti gli aspetti della vita dei suoi abitanti era destinata esclusivamente ad ottenere il massimo dai servizi che venivano offerti. Efficienti erano i treni che entravano nelle stazioni delle città. Puntuale la loro partenza, in anticipo il loro arrivo. Efficiente era il sistema di controllo della criminalità. Nessuno parlava di poliziotti perché della loro presenza non se ne sentiva il bisogno, erano “aiutanti dell’ordine e del progresso civile” e come tali venivano considerati dalla popolazione. Riverenza e gratitudine venivano loro riservati. Al loro passaggio gli abitanti d’Italia si affacciavano dalle finestre lanciando petali profumati. Le mamme più fortunate potevano vantarsi dei giovani figli che aspiravano ad entrare a far parte di quei reparti organizzati, i vecchi padri erano pronti a far risuonare i tacchi delle loro antiche divise nel ricordo di quei giorni in cui erano stati una parte attiva del sempre efficiente ordine pubblico.

Non c’erano buche nell’asfalto delle strade d’Italia. Prive d’insetti le paludi. Non erano necessari quattro contenitori per la raccolta differenziata perché, una volta sistemata la spazzatura sotto il lavabo, questa andava direttamente a buttarsi nella discarica. Mai nessuno ha sentito un odore nauseante provenire da una di queste discariche, al massimo sono state avvistate delle farfalle nei paraggi.

Esattamente alle sette antimeridiane di ogni mattina che Nostro Signore mandava sula Terra, un cucciolo di labrador bussava alla porta di ogni abitante d’Italia. Scodinzolava felice e teneva fra i denti una copia de Il Popolo d’Italia.

Le donne sapevano che il loro più grande contributo ad Italia era quello di mettere al mondo e allevare bambini che un domani avrebbero reso fiera la loro terra attraverso valorosi atti di coraggio. Gli uomini lavoravano sodo nei campi per poter permettere una vita decorosa alle famiglie e per far sì che il livello qualitativo d’Italia rimanesse alto.

Gli zingari non rapivano i bambini nei centri commerciali per il semplice fatto che non esistevano né zingari – il controllo alle frontiere era serrato, il che portava a molteplici risultati: zero era la diffusione delle droghe, zero gli stupri, zero i bambini molestati, zero la violenza nelle strade – né centri commerciali – l’onestà del piccolo commerciante locale era premiata dal governo d’Italia. Di negri non si parlava. Erano bingo bongo con un anello al naso che abitavano nelle loro terre selvagge e, quando venivano accompagnati in Italia, si offrivano di loro sponte di servire e riverire il fiero abitante d’Italia. Erano orgogliosi di svolgere le mansioni che venivano loro richieste. Accontentare il popolo d’Italia e svolgere lavori usuranti, per questo venivano messi al mondo. Non esistevano omosessuali perché, si sa, non esiste nulla di cui non si parla.

Le guerre venivano avviate con il solo scopo di rendere migliore Italia, allargare i confini nazionali, dare nuove terre da coltivare agli abitanti, nuovi prati dove pascolare il bestiame, nuovi tragitti per le ferrovie più efficienti. Persino la civilizzazione delle popolazioni indigene era uno degli obbiettivi principali delle guerre portate avanti da Italia. Essere un soldato era il vero e unico motivo di onore per un ragazzo a cui non importava di essere ripagato con denaro o medaglie, il solo pensiero di aver servito Italia era motivo di estrema soddisfazione. Sapere che il figlio era morto sul campo di guerra era l’estrema soddisfazione dei genitori. Morire sul campo di guerra senza un adeguato equipaggiamento era l’estrema soddisfazione per chiunque, soldati, familiari, Italia.

Non c’erano conflitti di religione perché la religione di Santa Romana Chiesa non era mai motivo di conflitto.

Il consenso verso il governo era plebiscitario. Le poche voci che non si rispecchiavano nella politica d’Italia venivano calorosamente ascoltate in amene località dove veniva data loro la possibilità di descrivere il loro punto di vista ad apposite commissioni che registravano i pareri discordanti. Ogni voce era ascoltata con uguale premura. Nessuno lasciato indietro. La salute degli abitanti d’Italia era una delle preoccupazioni maggiori del governo. I centri sportivi ricevevano finanziamenti statali, circa dieci stadi venivano aperti ogni anno, le piscine erano sempre piene di avventori. “Mens sana in corpore sano” era scritto su ogni banconota d’Italia. Mai c’era stato in Italia – e mai ci sarebbe stato ancora – un numero così esiguo di malati. Sembrava che le patologie fossero scappate in un altro ambiente, meno spontaneo e meno rigoglioso. Non solo le malattie del corpo ma anche quelle della mente non si prendevano il disturbo di esistere. In Italia, ogni giorno era un magico carosello, pieno di arcobaleni e unicorni.

Sunny day.

English Lesson no. 1: Swear Words.

Fuck as a verb stands for “to have a sexual intercourse with someone”; as a noun it could be a reference to a sexual partner or to an unwanted person; as an adjective or an adverb is an intensive.

Twat is vulgar slang for female genitals. It often used as an insult to someone who acts like an idiot, vulgarly known as a “pain in the ass” as well.

e.g. – Beppe Grillo is a gigantic fucking twat. [*]

Giornata di sole.

Cercando di organizzare una gita fuori porta per lunedì, ho scoperto che il sito delle FFSS ha di nuovo, oltre la veste grafica, anche una discreta dose di sole. Nella ricerca di un treno che parta da Modena per Padova le soluzioni possibili sono quelle legate alle nuovissime Frecce, ovvero le più costose. Tenendo presente che nel tragitto è previsto un cambio a Bologna e cercando solo il tragitto Bologna-Padova improvvisamente le soluzioni raddoppiano e fanno la loro comparsa anche i più economici regionali. Mi sembra giusto. Intanto sembra confermato che neanche quest’anno riuscirò ad andare alla notte bianca di Firenze. Karma is a bitch.

Giornata di pioggia. E’ tornato il freddo proprio quando ho iniziato a fare il cambio dell’armadio.

Vogliamo parlare della nuova moda dei supermercati, quella delle figurine?

In principio erano i bollini adesivi, tutti argentati e tutti luccicanti, quelli che, quando la cassiera te li allungava mentre eri intento a sollevare due buste di plastica stracolme di qualsiasi cosa, non sapevi mai che fartene ma sapevi che dovevi decidere prima che la vecchietta in fila dopo di te allungasse il muso e, con finta spontaneità, dicesse “Giovanotto, se non sa che farsene, li posso prendere io”, perché, a quel punto, dire “Taci, vecchia, e fatti gli affaracci tuoi!” non sarebbe stata più un’opzione praticabile. E allora te li mettevi in tasca confidando nella passione di tua madre per la raccolta di ogni cosa, salvo poi scoprire che no, non raccoglieva i punti di quel supermercato, perché c’era bisogno di troppi bollini argentanti per quel premio che le interessava o perché i premi erano proprio brutti brutti e dovevi aggiungere duemila lire oltre ai bollini, ma tu mettili da parte che li dò a quella mia amica. E puntualmente rimanevano a prendere polvere sul mobile in sala fino alla naturale scadenza del concorso, data in cui finivano nella spazzatura.

Oggi la situazione è pressoché rimasta invariata, ma oggi con la spesa ti danno il sacchetto di figurine.

Ti ricordi quando eri piccolino e giocavi a “celo/manca” con i tuoi amichetti di scuola?

Ricordi quando la mamma ti obbligava ad andarle a comprare il latte (insieme a tutta una lista di altre cose che si era ben guardata dal dirti ad alta voce ma che aveva scritto su un biglietto con una grafia minuscola) e la cassiera ti chiedeva se volevi anche i bollini?

Bene, quelli dei supermercati hanno deciso di puntare sull’effetto nostalgia – strano! che moda insolita! – per creare fidelizzazione con i propri clienti, soprattutto con i trentaqualcosa, quelli che oggi possono spendere ricordandosi com’era bello fare la spesa da piccoli.

Alla Coop si fa “Il giro del mondo in 180 figurine” con tanto di giornate dedicate allo scambio tra collezionisti per arrivare il prima possibile al completamento dell’album. Il tutto sotto il marchio del WWF.

All’Esselunga, ho scoperto oggi, si punta sui più giovani o almeno questa dovrebbe essere l’idea. Le figurine da collezione sono quelle dei cantanti che piacciono ai giovani (Britney Spears, Alessandra Amoroso, Biagio Antonacci…) ed in ogni bustina – sorpresa! sorpresa! – c’è un codice per scaricare un brano dal portale messo su per l’occasione. Meno male che c’è qualcuno che pensa ai più giovani, si sa, senza uno stipendio fisso, come potrebbero permettersi di aggiungere musica al loro hard disk altrimenti?

Giornata nuvolosa.

Il nuovo amore musicale si chiama Maria Antonietta.

Nome d’arte di Letizia Cesarini, venticinque anni, di Pesaro, molti la stanno già bollando come “la nuova Carmen Consoli”. Ecco, io non lo so se mi piace perché mi ricorda Carmen Consoli, ne dubito – perché, se tale regola fosse vera, che mi piace un cantante se ricorda Carmen Consoli, allora dovrebbero piacermi anche i Negramaro, cosa mai più lontana dalla verità – ma so che da qualche giorno non faccio altro che ascoltare il suo omonimo disco. Disco che contiene una massiccia dose di frasi da riempirci la Smemoranda, se la usassi ancora e se avessi sedici anni. “Perché io ti odio, ma fingo bene/sono molto intelligente, quando mi conviene”. “Cosa volevo fare, Giovanna d’Arco? Che il mondo ti mette al rogo in ogni caso”. “Che poi tutte le mie canzoni parlano di un solo cazzo di argomento/della mia incapacità di accettare la realtà”. “Questa è la mia festa, questo è il mio vestito nuovo/questo è il mio martini cocktail e non sarà il solo”. “Che poi chi l’ha detto che la verità rende liberi/voglio restare prigioniera/e avere bei vestiti dentro cui morire giovane/in una vasca di motel”. “Tu dicevi come sono belle le persone una volta che se ne sono andate”. “Avrei voluto solo dirti che la sola cosa al mondo/che volevo era essere felice ad ogni costo/era essere felice ad ogni costo/era essere felice ad ogni costo/ma bevo il martini con l’aspirina/abbracciata a un uomo che non assomiglia a te”. Forse il livello di “citazionabile” è confrontabile solo con quello di Dente.

(Tutto l’album è in streaming qui.)

Giornata di sole.

Madre mi ha chiesto di guardarle la pensione di marzo sul sito dell’Inps (ex Inpdap); nonostante abbia passato il pomeriggio – più o meno – ad accedere alla pagina con le diverse mensilità, mi è sempre comparsa una avviso che diceva che “l’applicazione richiesta non è disponibile”. Ho persino provato a riesumare Internet Explorer – nella mia esperienza i siti per così dire “istituzionali” funzionano *solo* con Internet Explorer -, ma ciccia. Ora, se fossi un cospirazionista, penserei che la cosa non sia casuale all’indomani della “stangata di primavera” e che si voglia allontanare il momento in cui i pensionati si renderanno conto del peso delle nuove addizionali. Ma siccome cospirazionista non sono, scommetto che domani riuscirò ad accedere alla pagina dell’Inps senza particolari problemi.

Gentile navigante che ti avvicini a questo blog chiedendoti “quando posso rivedere il serale di amici 2012 visto che il sabato sera lavoro?”, la risposta è “quando vuoi”, basta collegarsi al sito di Mediaset – che non è mediaset.com bensì mediaset.it – e cliccare sulla puntata che ti sei perso. Ah, devi anche aver installato Silverlight, lo so, è un pacco, ma, ehi, chi ti ha detto di lavorare il sabato sera?

  1. Vai sul sito dei Kaiser Chiefs.
  2. Scegli dieci tra le venti canzoni proposte, puoi ascoltare degli estratti da ognuna.
  3. Scegli l’ordine di esecuzione inserendo il primo jack nella canzone che vuoi che sia la prima, il secondo jack nella seconda canzone e così via.
  4. Scegli la copertina, gli oggetti, la grandezza, i colori.
  5. Compri l’album. Il digital download costa 7,50 sterline. Ti devi creare un account per farlo.
  6. Poi ti offrono una pagina web con l’album appena creato/acquistato in vendita per chi fosse interessato. Ogni volta che qualcuno scarica la tua compilation tu guadagni una sterlina. Dopo otto volte rientri con le spese.

Il titolo dell’album invece è fisso. Si chiama “The future is medieval”.

Nel TG5 delle 13 di oggi hanno mandato in onda un servizio (video e testo, quasi integrale) sulla RU486.

In un minuto e tredici secondi, il giornalista Marco Palma:

  • sottolinea il patetismo dell’uso del farmaco, il quale “blocca il nutrimento dell’embrione”;
  • nota che la prescrizione della pillola comporta “almeno un giorno di ricovero”;
  • dà voce ad Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, la quale sostiene di aver avuto le mani legate in questa faccenda, in quanto l’introduzione del farmaco nei nostri ospedali sarebbe da rincodurre ad accordi del governo precedente con l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, e che si tratta di “una vera truffa dire alle donne che è sicura e che rende l’aborto facile”;
  • ricorda la condanna del Papa, solo due giorni fa;
  • conclude buttando lì un “costo e modalità di prescrizione ancora da stabilire”.

Ovvero, tu, giovane (ma anche no) donna che tra qualche mese avrai la possibilità d’interrompere la tua indesiderata gravidanza attraverso un metodo meno invasivo del raschiamento, sappi che: farai morire di fame un bimbo; dovrai sorbirti, come minimo, un giorno di ospedale chiedendo al tuo capo un permesso e spiegando alle tue amiche e conoscenti il perché di questo improvviso ricovero; quei brutti cattivoni della sinistra ti hanno preso in giro dicendoti che sarà una passeggiata; spenderai in ogni caso un bordello di soldi perché, se anche non pagassi direttamente tu, sarebbe a carico del contribuente, te compresa. Tutto chiaro, finora?

Naturalmente sarai dannata per l’eternità, nel caso te lo fossi chiesta.