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Category Archives: Yogurt scaduto a colazione

Era da dieci giorni che ricevevo delle chiamate anonime.

Tutti i giorni (Ferragosto e vigilia di compresi) agli stessi orari.

La prima alle dieci.

La seconda intorno alle 14,30-15.

La terza alle 16.

L’ultima in una fascia compresa tra le 17,30 e le 18.

Da alcuni anni è mia abitudine non rispondere alle telefonate se sullo schermo del cellulare non compare il numero del chiamante, un po’ perché nel 99,9% dei casi provengono da qualche call center interessato a venderti l’ennesima promozione-di-cui-non-puoi-fare-a-meno, un po’ perché sono ormai abituato a comunicare con parenti, amici e conoscenti tramite sms, mail o più di recente, via facebook (e se poi avessero l’urgenza di contattarmi una chiamata e via con il nome e la faccetta sorridente – ma solo ai più fortunati – che troneggiano sullo schermo). Solo che questa volta sono state davvero insistenti. Si fa presto a fare il conto: dieci per quattro. Quaranta chiamate in poco più di una settimana. Fino a ieri avevo resistito, saldo sull’idea che se fosse stata una cosa realmente importante avrebbero lasciato un messaggio in segreteria. Poi ho pensato che fosse giunto il momento di darci un taglio ed ho risposto alla chiamata delle 16. Il problema è che dall’altra parte non hanno risposto. O meglio, ho sentito due voci distinte, femminili, che chiacchieravano tra di loro in lontananza. A nulla sono serviti i miei “PRONTO???”, i miei raschiamenti di gola e le mie proteste, un minuto dopo hanno riagganciato. Per un attimo ho pensato che la cosa sarebbe finita, che non ci sarebbe stata una quarta telefonata ora che avevo risposto. Infatti sono arrivate le 17,30 e nulla. Passate le 18 ho iniziato a cantare vittoria. Alle 18,27 ho dovuto deporre il calice: il cellulare ha iniziato a squillare. Di nuovo. Chiamante “Sconosciuto”. Neanche il tempo di dire “Pron…” e mi avevano riattaccato il telefono in faccia. Così arriviamo ad oggi.

Sicuro che avrebbero richiamato, verso le 9,40 mi tengo il cellulare a portata di mano. Come da copione alle dieci suona. Come da principio rispondo e la comunicazione viene subito interrotta. Passo il pomeriggio a pensare se vale la pena andare dalla Polfer, tra il serio e il faceto. Ricevere ogni giorno quattro telefonate del genere può trasformarsi in qualcosa di davvero stressante, ma c’è anche la paura di sentirsi dire di cambiare numero, se non voglio essere disturbato, e che i poliziotti hanno problemi più gravi di cui occuparsi, soprattutto se il personale è ridotto come in questi tempi. Tra un pensiero e l’altro non mi accorgo che sono passate le tre senza aver ricevuto la seconda chiamata del giorno.

La terza invece arriva puntuale alle quattro. “Pronto? Pronto? Pronto? PRONTO?”, e riattaccano. Questa volta mi richiamano cinque minuti dopo.

“Pronto?”

“Salve, sono da Katia da Mediaset Premium. Abbiamo visto che anni fa aveva un contratto con noi che poi ha disdetto, come mai?”

Io a questo punto cado completamente dalle nuvole.

Mille pensieri in un momento mi attraversano la testa. Ho fatto la tessera nel 2009. Disdetto a inizio 2010 a conclusione del primo anno. Mi avevano addebito erroneamente 23,99 euro in più nell’ultima fattura. Ho dovuto chiamare tre volte il call center a pagamento per richiedere il rimborso di quei soldi. Una delle tre volte doveva essere una vigilia, forse quella di San Geminiano, patrono di Modena. Il rimborso alla fine arrivò gli ultimi giorni di luglio. All’epoca mi chiesi se facessero così con tutti i clienti che chiudono il contratto e quanto contassero quei 24 euro a testa sul bilancio annuale. E adesso tu, Katia, dove trovi il coraggio di chiedermi come mai? E poi che nome sarebbe Katia? Si, Katia con la “K”, ti sei scelta questo alias per non rischiare che qualche cliente ti faccia da stalker? E della stalker che è in te quando ne vogliamo parlare?

Ovviamente bofonchio un “Adesso non ricordo.”

“Perché deve sapere che stiamo offrendo ai nostri ex clienti la possibilità di tornare con Mediaset Premium, vedendo tutti i canali di film, telefilm e calcio ad un prezzo vantaggioso, le può interessare?”

“No, guardi, la ringrazio ma non m’interessa.”

“E come mai?”

Ah, ma allora insisti con questo come mai, a Katia! E in quel momento ho un flash. Un cassettino della memoria che si apre. Su Steel avevo visto la prima stagione di “Fringe” (cosa da non far sapere assolutamente a Katia-con-la-K che potrebbe usarla contro di me).

“Perché non guardo la televisione.”

Mai dissi, mai, una cazzata più grande.

“Ma prima la guardava, può tornare a farlo ancora. Vede, l’offerta che le dicevo prevede la visione gratuita di tutti i canali di calcio, di cinema, di serie tv e di documentari fino al primo novembre, poi può decidere se abbonarsi o se sospendere il servizio. E’ un’esclusiva per chi è stato nostro cliente*.”

“No, la ringrazio di nuovo e le ripeto che non sono interessato.”

“Ma è davvero un pecc…”

“Buona giornata”, la interrompo bruscamente.

“Grazie del suo tempo e buona giornata.”

“A lei.”

Riuscite ad immaginare quante bestemmie e parolacce contenesse quel mio ultimo “A lei”? No, io credo proprio di no.

*cosa non vera, ho scoperto poi. No, non metto link a quel servizio di cui ho già fatto troppe volte il nome.
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C’è un tipo di malafede che si basa sull’ignoranza, da essa trae tutto il suo becero nutrimento.

Il caso più lampante – quello di un professore che dice ad un suo alunno: “sei ignorante nella mia materia, nel senso che ne ignori il contenuto” – contiene tutta la malafede e la vigliaccheria di chi lo fa suo. E’ vero che, in senso etimologico, la parola “ignorare” derivi dal verbo latino “ignoro” (“non so”, “non conosco”), ma è anche vero che il termine “ignorante” indichi un’altra cosa, piuttosto offensiva e che vuole essere denigrante verso coloro ai quali viene rivolta. “Non solo voglio attaccarti attraverso le mie parole, ma voglio che tu ti senta inadeguato culturalmente, dal momento che pensi di conoscere il significato delle espressioni che comunemente utilizzi, quando in realtà non ne sai nulla; prova a controllarne l’etimologia e mi darai ragione.” Il che è una cosa piuttosto volgare e fine a se stessa. L’italiano, a differenza del latino, non è una lingua morta e il termine “ignorante” si è allontanato dal suo significato originale.

Allo stesso modo, la parola “ipocrita” deriva dal greco “hypokrités”, ovvero “colui che risponde” (al coro) o “colui che imita”; con questa parola s’identificava infatti un attore. Oggi, nel 2009, nessun italiano si sognerebbe di scegliere “ipocrita” come sinonimo di “attore”, perché la storia della parola ha avuto il suo corso e non identifica più quella roba là e se dici che Brad Pitt è un ipocrita, non designi la professione dell’uomo Brad Pitt, ma dai un giudizio morale all’attore di cui sopra (che poi alcuni attori possano essere anche dei grandissimi ipocriti è un altro discorso).

Se un sedicente cantante scrive un pezzo sull’omosessualità che contempla una strofa del tipo “sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte/mi vergognavo e le cercavo di nascosto/c’era chi mi diceva “è naturale”/io studiavo Freud, non la pensava uguale”, si riferisce al fatto che il padre della psicoanalisi inserisse la categoria degli omosessuali all’interno delle aberrazioni sessuali, definendoli “invertiti” o “pervertiti”. Il che, a ben pensarci, è una frase ad effetto piuttosto funzionante (“Vedi? Non racconto delle balle, ho dalla mia anche colui che ha messo le basi della terapia psicoanalitica, tuttora praticata”), proprio come può essere ad effetto tirare fuori il significato etimologico della parola “ignorante”. Quello che si omette di dire è che Freud pubblicò i suoi “Tre saggi sulla teoria sessuale” nel 1905, che da allora né è passata di acqua sotto i ponti, che nel frattempo l’OMS ha smesso di considerare l’omosessualità come una malattia, classificandola come una variante naturale del comportamento umano.

L’ignoranza che genera malafede che genera ignoranza.

Della serie “prendiamola con stile”, Gomorra non è tra i cinque finalisti agli Oscar e quelli del Corriere pensano bene di fare dietrologia e di cercare l’inciucio a tutti i costi.

Prendere anche minimante in considerazione l’ipotesi che ci fossero film migliori, no, eh?

Gioca anche tu al grande concorso dell’estate!

Aiuta Marco a scoprire dove ha lasciato il frontalino della sua autoradio!

Che sia nell’apposito contenitore? Mmm, troppo banale.

Forse nei pantaloni pieni di tasche multiuso? Ottima idea, ma sono stati eliminati col cambio di stagione.

Nel frigorifero sotto le uova? Ingegnoso, ma inesatto.

Nell’acquario al posto del filtro? Troppo umido.

Nella lettiera della gatta? Nel videoregistratore? Tra le pieghe del divano? Nel sacchetto del riso? Nel cassetto delle magliette?

Nella borsa della madre a mille chilometri di distanza? Bravo! Esattamente lì.

Coccolino Aria di Primavera Cito testualmente dai consigli d’uso del Coccolino Aria di Primavera concetrato (quello blu, per intenderci):

Coccolino Concentrato è CONVENIENTE:
vale 3 litri di un prodotto normale. E’ già pronto per l’uso e non serve diluirlo. *comodo da trasportare *salvaspazio *meno plastica nell’ambiente

Domanda: a cosa mi serve che l’ammorbidente sia “facile da trasportare”? E’ utile alla mia sopravvivenza nel senso cacciatore/raccoglitore [cit.]? Hanno inventato la lavatrice mobile con quattro ruote incorporate ed io non ne sapevo nulla? No, perché non mi sembra che sia un grosso valore aggiunto che il Coccolino sia “facile da trasportare”, non mi risulta che per comprare i detersivi della concorrenza bisogna andare al supermarket con quattro amici per caricare l’ingombrante acquisto.

Belle in ciclo

Hey, dico a te, vecchietta che porti il tuo culone a spasso per la città in bicicletta, prova a guardarti attorno, la prossima volta. Prova ad alzare lo sguardo e a voltare la tua nobile testolina di novanta gradi, dall’altra parte della strada. Hai visto? Sì, proprio quella cosa delimitata da due strisce gialle, entrambe fiancheggiate da una fila di alberelli, quella nella quale, ad intermittenza, vi è disegnato un omino le cui terga – oibò, che stranezza! – sono anch’esse delicatamente appoggiate al sellino di una bicicletta, in-cre-di-bi-le! Come dici? Non ti è ben chairo a cosa serva? Non avevo alcun dubbio. Vedi, quel pezzo d’asfalto indebitamente sottratto alla strada, quello che fa sì che, se qualcuno parcheggia in doppia fila, io sia costretto a fare i dieci km/h per evitare di sfiorare lo stronzo della doppia fila e quello che viene in senso opposto, proprio quello, non ci crederai mai, è fatto apposta per ospitare te e il tuo culetto incartapecorito; serve affinché tu non sia d’intralcio alla circolazione delle auto e affinché voi due non veniate trainati sotto le ruote delle macchine di cui sopra.

Quindi, la prossima volta, invece di lamentarti per la mia limitata velocità, perché, si dia il caso, che se voi due pedalate proprio sopra i parcheggi, io non posso levarmi dalle scatole in tempi brevi, prova ad alzare lo sguardo e a voltare la tua nobile testolina di novanta gradi, dall’altra parte della strada. Grazie. Per il momento, vai pure a farti fottere!

io: “dunque, ho un modem adsl che deve essere riparato”
op: “…”
io: “vorrei sapere come funziona per il ritiro e la succesiva riparazione”
io: “e cosa vuole da me? deve andare in un punto 187 che glielo sostituiscono”
io: “guardi che sono già andato in un punto 187 e mi hanno detto che non possono sostituirmi il modem perché sostituiscono solo quelli in comodato d’uso ed il mio è stato acquistato”
op: “allora vada nel negozio dove l’ha acquistato e se lo faccia riparare”
io: “guardi che non esiste il negozio perché l’ho acquistato on line tramite il vostro sito”
op: “cosa vuole che faccia, lei non è nemmeno più nostro cliente?!?”
io: “e allora? ho sempre diritto alla garanzia di due anni”
op: “anche volendo, non potrei inoltrare la richiesta perché sul terminale non ci sono più i suoi dati, signor ***”
io: “e allora come fa a sapere che mi chiamo ***?”
op: “senta, sono stata fin troppo onesta, avrei potuto far finta di annotare la sua richiesta e salutarla, anche se non sarebbe mai stata inviata, visto che lei non è più nostro cliente, signor ***”
io: “mi dica allora cosa dovrei fare con il mio modem ancora in garanzia che deve essere riparato”
op: “ma… provi a mandare un fax ad Asti… poi vede se le rispondono… le dò il numero?”

Visto il successo di pubblico della sua fiction, Serena avrebbe commentato che il merito è dovuto all’alta qualità del prodotto.

Eh sì, se nel tuo cast ci sono (che se neanche si vedesse mille volte “Il padrino” riuscirebbe a riprodurre l’accento siciliano) e (che sta alla recitazione come le cozze al digestivo), la qualità conta.