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Tag Archives: elena di cioccio

Io non sono un esperto di comunicazione e non mi occupo di beneficenza, ma posso dire da spettatore che questo video è lontano dall’ottenere lo scopo che si prefigge, ovvero farmi invogliare a mandare un sms per il Progetto Donna della Lila. Ma guardiamolo.

C’è una ragazza che sta lavorando alla scrivania sul suo portatile, mentre la voce fuori campo della stessa ragazza ce la presenta. Il comunicato dice che la ragazza sta scrivendo “al Corriere della Sera dopo essersi scoperta sieropositiva, denunciando la mancanza di informazione per le nuove generazioni”, ma vi sfido a dedurre questi particolari dalla sola visione dello spot. La voce è molto seria. Ci dice che la ragazza si chiama Chiara, ha vent’anni. E già su questo avrei da ridire, visto che la nostra dimostra visibilmente molti anni di più. Ma andiamo avanti. Le altre informazioni che Chiara dà di sé ne vogliono sottolineare la serietà: studia, frequenta un gruppo di amici, probabilmente lo stesso dai tempi dell’oratorio, ha avuto un solo ragazzo. Stacco dal primo piano di Chiara al desktop del pc in cui campeggia una foto di Chiara con un ragazzo, sicuramente quel ragazzo e subito viene da chiedersi se i due stiano ancora insieme o se lui sia morto e Chiara lo ricorda ogni volta che accende il computer, visto che subito dopo la ragazza c’informa che lui “non sapeva di avere l’AIDS” e che ora è sieropositiva anche lei. “Ho paura di non farcela”, dice la voce di Chiara mentre la ragazza guarda in macchina. Stacco su Elena Di Cioccio che ci spiega l’iniziativa della Lila. La Lila sta aiutando Chiara ed altre ragazze nella sua situazione, ma ha bisogno di fondi, aiutala mandando un sms, “fallo per tua figlia”. Ed è qua che si capisce a chi è rivolta la campagna. Perché, se il Progetto Donna vuole essere un modo per porre l’attenzione sul fatto che la categoria delle donne eterosessuali sia quella più esposta alla contrazione del virus dell’HIV, lo spot con Di Cioccio come testimonial vuole invogliare i padri e la madri di famiglia a dare un contributo economico alla causa. Per creare empatia tra i padri di famiglia e le donne sieropositive si decide di rappresentare quest’ultime come giovani, con la testa sulle spalle, non più vergini perché non sarebbero credibili ma con una vita sessuale limitata ad un partner: hanno commesso un errore nella loro vita, non condanniamole per questo. Non hanno deciso di ammalarsi, non hanno scambiato siringhe con altri drogati (sempre che l’eroina in vena vada ancora di moda), non si sono prostituite in tangenziale o, peggio, non sono passate consapevolmente da un ragazzo all’altro, magari da una notte all’altra, magari anche divertendosi nel farlo. Sono le figlie di qualcuno, per questo sono responsabili, serie, monogame.

Nella pagina di presentazione del Progetto Donna la Lila scrive che hanno scelto volutamente di rappresentare Chiara con questi toni seri e disperati, in apparente contrasto con le campagne precedenti nelle quali comparivano “donne di tutte le età che esibivano felici il preservativo, puntando sul messaggio positivo di una sessualità femminile soddisfacente e consapevole”. Chiara, invece, è seria perché si vuole “ribadire che anche se la maggioranza di noi è felice e ha vite soddisfacenti il percorso che rende questo possibile non è certo una passeggiata. Abbiamo ripensato ai primi giorni, a quando ci è stato consegnato l’esito di un test positivo”.

Io non sono un esperto di comunicazione e non mi occupo di beneficenza, dicevo all’inizio. Se avessi dovuto preparare uno spot per questo progetto, da incompetente, sarei partito da Chiara, l’avrei mostrata all’università intenta a passare brillantemente un esame, poi l’avremmo vista insieme ad alcuni amici, magari mentre sorseggiavano un aperitivo, poi col suo ragazzo – perché no? – a letto. Dopo di che saremmo passati ad un’altra ragazza, a Giulia. Avremmo visto Giulia al lavoro, impegnata in una presentazione in ufficio, poi sarebbe stata in un campo di pallavolo ad allenarsi, infine al cinema con il suo ragazzo, li vedi? Sono quei due che si stanno baciando. Ci sarebbe stata anche una terza ragazza, Francesca. Francesca sta correndo con la figlia verso l’ingresso dell’asilo. Francesca è in un’aula di tribunale a difendere un cliente. Francesca è sul divano con la figlia e il marito a guardare Peppa Pig in tv. Stacco. Elena Di Cioccio ci fa sapere che Chiara, Giulia e Francesca sono tre giovani donne come tante, ma che una delle tre è sieropositiva, saresti in grado di dire quale? No, vero? E sai perché? Perché è grazie ad iniziative come il Progetto Donna che la Lila riesce a dare il proprio supporto a donne sieropositive, a stare loro accanto nella quotidianità, a permettere loro di vivere una vita appagante e soddisfacente, anche da malate. Ma per continuare a farlo, la Lila ha bisogno del tuo supporto.

Invia un sms al 45505 o chiama da rete fissa.

Ma cosa ne voglio sapere io?