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Tag Archives: fabrizio bracconeri

Non saprei neanche da dove iniziare.

Forse dalla “cantilena fastidiosa” di quell'”insopportabile” della Boldrini ché, si sa, l’apparenza è tutto; in politica mica contano i fatti o le idee da portare avanti. In politica il pacchetto è essenziale, un bel involucro conta più di mille strade asfaltate, più di mille posti all’asilo o più di mille ticket sanitari. E se a dirlo è un attore la cui cadenza romana è un marchio di fabbrica bisogna credergli.

O forse dallo spauracchio di Stalin e del KGB e della sinistra in mano ai comunisti che mangiano bambini mentre cantano l’Internazionale tra un bicchiere di vodka e l’altro.

O forse da quel povero diavolo di Berlusconi che ha fatto tanto di quel bene al Paese, che ha creato tanti di quei posti di lavoro e che, di sicuro, non meritava di essere stroncato per quel vizietto dei festini e poi, parliamoci chiaramente, è stato stroncato da quei magistrati rossi che avrebbero fatto firme false pur di partecipare alle sue feste a base di prostitute al limite della maggiore età, un gruppo di magistrati gelosi di un uomo di settant’anni che ancora riesce a tenere il passo degli appetiti sessuali delle ventenni con le quali condivideva le serate. E non nominiamo nemmeno gli abusi di potere, le corruzioni, le truffe da lui orchestrate e per le quali è stato condannato ché tutto si riduce a un “È un uomo a cui piace la figa, embè?”.

O forse dalla classe con la quale bolla la Palombelli come una dei tanti “sinistroidi coi milioni in banca”, una “radical chic” che fa “tutte ‘ste storie sulle coppie gay”, anche se, per quanto mi sforzi, non riesco proprio a trovare un nesso tra il non essere stato riconfermato per un lavoro in televisione e le coppie gay, non parliamo poi del “genitore 1 de qua e il genitore 2 de là”, si vede che al Bracco sono sfuggite le discussioni sull’argomento a livello mondiale, ma, di nuovo, quale sarebbe il legame con il cast di “Forum”? O forse sono solo due righe che nascondono un mondo di pregiudizi verso quella sinistra guardata con disprezzo, composta per lo più da cosiddetti intellettuali che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro, che non sanno cosa significa sporcarsi le mani con la terra, che si nascondono dietro ai libri e alle aule universitarie, che pretendono di spiegarci come stare al mondo e che, soprattutto, fanno della distruzione dei valori della famiglia tradizionale (padre, madre, figli, puttana minorenne al seguito e tutti a messa la domenica mattina) (ciao, Ale) il punto di forza dei loro discorsi. È a questi sinistroidi che bisogna ringraziare se in Italia esiste una legge contro l’omofobia o se i gay possono sposarsi o adottare un bambino.

O forse dall’ironia non voluta con la quale passa dal dare dei “Ro-si-co-ni” ai detrattori di San Silvio da Arcore al rosicamento per non essere più a Canale 5 tutte le mattine (per colpa degli stessi detrattori di SSdA?).

O forse da quel “Via dall’Euro” che adesso va tanto di moda – non a caso parla di Grillo e di Salvini che sono sulla stessa linea di pensiero – e che ci ricorda che viviamo nel Paese delle responsabilità. Degli altri. Perché è arrivata la crisi in Italia? Perché quella culona della Merkel ha sfruttato l’Europa per fare gli interessi della Germania e chi ci ha rimesso sono stati i pesci piccoli e puri come l’Italia. I ristoranti erano sempre pieni, prima dell’euro.

Forse partirei proprio da qui, dal concetto di “rivergination” che è anche quello più comprensibile.

I politici sono brutti e cattivi, hanno fatto a pezzi l’Italia, hanno “affamato il popolo”, “‘sti zozzoni”. Di nuovo rientrano in campo le responsabilità degli altri, dirette e indirette. Sono state le scelte dei politici che hanno portato alla miseria attuale ma, se un politico è arrivato dove è arrivato, fino a prova contraria è perché stato votato da qualcuno e se ti ritrovi alla soglia dei cinquant’anni è facile pensare che un paio di volte abbia votato anche tu. Ripeto, questa è la parte più comprensibile di tutta l’intervista. Puntare il dito contro la classe dirigente in toto è una delle cose più semplici e più pigre allo stesso tempo. Dire “tanto sono tutti uguali” è un sinonimo di ignoranza e di malafede. È un modo per autoassolversi, per dire che non c’è bisogno di informarsi su un tale partito o su un tale politico ché tanto sono feccia a priori. Non c’è neanche bisogno di stare a sentire cosa hanno da dire perché si dà per scontato che sia finalizzato all’interesse personale. E allora, se gli intellettualoidi sono confinati dietro ai libri a occuparsi degli interessi delle coppie gay e se i politici di professione si occupano di preservare la casta, gli unici che possono fare gli interessi degli uomini della strada sono proprio loro, gli uomini della strada. E a questo punto la mancanza di preparazione, la mancanza di studio, di militanza in un partito diventano un punto di forza, un modo per assicurare che, no, loro non sono “casta”, sono cittadini che si preoccupano di altri cittadini.

E passano in secondo piano le competenze di Bracconeri – cosa ne può sapere Bracconeri di economia e quali ripercussioni avrebbe davvero un’eventuale uscita dell’Italia dall’euro? – o il fatto che si sia avvicinato a un partito “tradizionale” la cui leader è stata Ministro in un governo Berlusconi per ben tre anni – Meloni non è anch’essa responsabile della crisi sulla base del ragionamento di Bracconeri che vede gli zozzoni colpevoli di aver affamato il popolo? o ci sta dicendo che Meloni è un po’ meno zozzona degli altri? e sulla base di cosa, di grazia? – e che il Bracco intende avvicinarsi a un altro partito, la Lega, che ha governato sempre con Berlusconi in anni cruciali per la crisi nazionale. Quello che conta è solo l’apparenza di nuovo e di pulito, talmente pulito da non aver nessuna esperienza.

Ma forse è solo una bolla d’aria e, quando Bracconeri deciderà di sciogliere la riserva, scopriremo che non aveva mai voluto candidarsi e soprattutto mai mischiarsi con questi politicanti.

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Ieri a “Forum” è andata in onda questa causa.

Un signore vorrebbe rientrare nella ditta che aveva ceduto alla figlia sette anni prima; la figlia si rifiuta. Si rifiuta perché non ha ancora perdonato al padre di aver divorziato dalla madre dopo che l’uomo aveva iniziato una relazione con una prostituta, poi diventata sua compagna, nonché madre di un bambino di cinque anni.

Questa la causa in sé, ma abbiamo imparato negli ultimi anni che “Forum” non ruota intorno alla causa ma al dibattito alla causa, quello che vede Rita dalla Chiesa, Fabrizio Bracconeri, Marco Senise e il pubblico in studio protagonisti di un gioco delle parti nel quale ogni voce porta avanti un punto di vista diverso. Peccato che questo non sia accaduto nella causa in questione. Le voci dei tre conduttori erano unisone nel condannare la figlia. Solo Bracconeri ha manifestato qualche timido accenno di dissenso, lasciato cadere velocemente. Per il resto si è cercato di normalizzare la situazione il più possibile. Dalla Chiesa dice che è una situazione normale, nel senso che è normale che un marito lasci la moglie per un’altra. Lascia intendere, la conduttrice, che ci sia una certa pruderie nel caso in questione perché l’altra è una prostituta, più giovane di vent’anni; chi giudica è un bacchettone, “quante prostitute travestite da Santa Maria Goretti ci sono in giro, eh?”. Attenzione ai passaggi.

Intanto le parole assumono un ruolo importante: le “prostitute” smettono di essere tali per diventare “escort”. La prostituzione è un mestiere come tanti. La differenza d’età smette di essere un riflesso della giovane donna a caccia di una preda facile da imbambolare per sistemarsi fino alla pensione, diventa un caso della vita, un “può succedere”. Il ruolo dell’arrampicatrice sociale lascia il passo all’amore, quello vero. Lei faceva la escort, poi ha conosciuto un uomo sposato, si è innamorata, ha smesso il mestiere, ha creato una famiglia con quell’uomo, una famiglia che ha retto la prova degli anni. Infine il tentativo di universalizzare l’esperienza. Quello per cui si può dire “Sì, vabbè, ma alla fine tutte le donne si mettono in vendita per conquistare un uomo; c’è chi si fa pagare in soldi, chi si fa mantenere in un altro modo”.

Diceva quello che è morto qualche giorno fa – buono solo per qualche citazione ad effetto – che “a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”.

Due giorni prima che vada in onda uno speciale del Tg5 dedicato al caso Ruby che si ripromette di raccontare tutta la verità, nient’altro che la verità, a ventiquattr’ore dalla ripresa del processo, un giorno prima della manifestazione contro la magistratura politicizzata promossa dal PdL – ad un certo punto Dalla Chiesa si lascia sfuggire un “ci sono anche avvocati che sono delle zeta, con tutto il rispetto per la professione” – il canale di punta di Mediaset manda in onda una trasmissione che si occupa in gran parte (un’ora dell’ora e mezza di trasmissione a disposizione, pubblicità escluse) di raccontare come a vent’anni si possa fare l’escort e di come quell’esperienza possa essere una redenzione per approdare all’Amore con la “A” maiuscola – quello per un uomo, ma anche quello per un figlio, notare le convergenze. E sono d’accordo con Gilioli quando sottolinea l’anormalità di un Paese in cui un ex Presidente del Consiglio può permettersi di raccontare per due ore, in una trasmissione all’interno di una rete televisiva di cui è il proprietario, il suo punto di vista, senza contraddittorio, allestendo una visione edulcorata e per novizie di quello che le realtà giudiziarie hanno ricostruito negli ultimi anni. Non è normale che accada, non è normale che un Paese civilizzato non abbia una legge sul conflitto d’interessi, non è normale che una magnate dei media sia in politica da vent’anni. Ma trasmissioni come quella di domani sera non mi preoccupano più di tanto perché si manifestano per quello che sono: una messa in scena il cui unico scopo è quello di raccontare un mondo di fantasia ad uso e consumo del padrone, dei suoi galoppini e dei suoi sostenitori.

Quella trasmissione è rivolta a chi condivide quel pensiero – Arcore era teatro di cene eleganti, le escort non sono prostitute, la prostituta fa un mestiere come un altro, e comunque beato lui che è ancora in grado di soddisfare una ventenne – e non cerca altro che conferme alle proprie tesi, alla ricerca di materiale per poter controbattere chi provi ad argomentare in maniera opposta al bar.

Quello che mi spaventa di più sono trasmissioni come “Forum”, quelle cioè che, almeno sulla carta, non sono propriamente trasmissioni che si occupano di politica in senso stretto, ma che consegnano al loro pubblico messaggi propagandistici. Un pubblico che non sempre ha gli strumenti per distinguere la propaganda politica dalla causa del giorno.

Per la cronaca, il giudice ha dato ragione alla figlia da un punto di vista legale (la ditta appartiene a lei, ne fa un po’ quello che vuole), da un punto di vista morale ha invitato la donna a perdonare il padre dopo anni dalla separazione con la madre.

“Si dovrebbe mettere una mano sulla coscienza – ha chiosato Dalla Chiesa -, anche perché l’esperienza di sua padre in ambito lavorativo potrebbe salvare molti posti di lavoro”.