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Tag Archives: federico zampaglione

ovvero quella volta che ho seriamente pensato che il Festival della Canzone Italiana si meritasse tutti quei luoghi comuni che si porta dietro da anni, tutto il disfattismo, tutte le lamentele, tutto il qualunquismo e di come sia una manifestazione vecchia, fatta da vecchi e rivolta a vecchi che dicono di votare Monti ma che, nel segreto delle urne, votano Berlusconi ché gli tira via l’IMU.

SIGLA

Beppe Fiorello sa recitare. Beppe Fiorello sa cantare. Beppe Fiorello sa suonare la chitarra. Beppe Fiorello sa fare le imitazioni. Beppe Fiorello apre la seconda serata del Festival con uno spot di mezz’ora alla sua fiction su Modugno. Cioè: la manifestazione più importante di Raiuno fa pubblicità ad una fiction che verrà trasmessa la prossima settimana, sempre su Raiuno, rivolgendosi al tipico pubblico di Raiuno, i vecchi di cui sopra. Come? Facendo cantare un paio di canzoni di Domenico Modugno a Fiorellino agghindato da Domenico Modugno con tanto di giacca di Domenico Modugno – propria la sua! è un prestito della signora Franca, la moglie di Domenico Modugno, quella vera, che a suo tempo l’aveva prestata anche al fratello in uno dei suoi show, ci ricorda Beppe riuscendo ad infilare Fiorello (Rosario) anche in questo Sanremo. Non solo, ma Beppe Fiorello, impersonando Modugno, con la giacca di Modugno e con la voce di Modugno, almeno nelle intenzioni, canta rivolgendosi direttamente alla signora Franca in prima fila. Riesci ad immaginare qualcosa di più nazionalpopolare, conservatore e rassicurante per un pubblico di vecchi? Io, no. Fiorellino, sì. E se ne va dal palco urlando un “GRAZIE, MIMMO!”.

Spunta Fabio Fazio che annuncia “l’ingresso della sua principessa”.
Spunta Bar Refaeli che muove il labiale dicendo “balengo” rivolta a Fazio mentre Luciana Littizzetto dovrebbe doppiarla. Diciamo che non l’hanno provata molto, ‘sta scenetta. Segue gag sul modello “Eh, ma come sei diventata figa, Lucianina!”.
Spunta Luciana Littizzetto che dà del cretino a Fazio.
Risate registrate.
Ora, in un paese serio, si andrebbe ad occupare l’Ariston ad oltranza, almeno fino a quando non sarebbero resi noti i cachet degli autori di questo simpatico siparietto e poi si andrebbero a prendere le picche.

I Modà sono i primi ad esibirsi. I due brani sono “Se si potesse non morire” e “Come l’acqua dentro il mare”. Il primo è un brano sofferto (si dice così, no?), il secondo è pieno di acuti ad cazzum e di retorica ed è scritto così male che ha buone possibilità di vincere. Non faccio in tempo a formulare quest’ultimo pensiero che Max Biaggi ed Eleonora Pedron – che si presentano così, come una di quelle foto di coppie sui profili Facebook, in-se-pa-ra-bi-li – proclamano vincitrice la prima canzone.

Simone Cristicchi mi ricorda Tricarico con quei capelli ricci, sparati in aria, fini. Ha gli occhi rossi. Canta una canzone che con una botta di originalità ha intitolato “Mi manchi”. La canta malino. Più tardi, su Twitter, dirà che era emozionato perché aveva avuto l’apparizione di Carla Bruni. Troppo sangue alla testa. La seconda canzone è senza Pacco, nel senso dell’autore, ma che simpatici umoristi! S’intitola “La prima volta che sono morto”, contiene la rima isola/asola, cita Pertini, Pasolini e i partigiani, assomiglia a “Le cose in comune” di Silvestri. Standing ovation. Passa la prima, lo annuncia la ventunenne Jessica Rossi, medaglia d’oro di tiro a volo. E tu cosa vincevi a ventun’anni di bello?

Precisazione. Ovviamente ieri non avevo capito il meccanismo di voto. Cioè, c’è in effetti il televoto con il pubblico maggiorenne (eh eh) che sceglie la canzone preferita tra le due proposte, ma influisce solo per il 50% del giudizio finale. L’altro 50% è affidato alla giura della stampa. Immagino che il pubblico abbia votato per una canzone e la giuria per l’altra.

Intermezzo. Carla Bruni si presta a qualunque cosa. Canta LA sua canzone in francese strimpellando la chitarra. Risponde a domande cretine. Si presta ad un triste siparietto con Littizzetto che non sa cantare. Carla Bruni fa tutto questo non togliendosi mai dalla faccia quell’espressione un po’ così, come quella di una che ti sta facendo un grandissimo favore anche solo nel condividere con te la sua stessa aria. Sono innamorato.

Malika Ayane porta due canzoni scritte da Giuliano Sangiorgi, due canzoni veramente brutte. Avevo delle aspettative più alte considerando che l’ultimo singolo mi era piaciuto. Indossa un lungo abito nero con un’enorme spaccatura sulle spalle che mette in risalto un gigantesco tatuaggio. “Si è tatuata dei fiori per venire a Sanremo”, spiega Fazio ad una curiosa Littizzetto la quale – stranamente – si lascia scappare l’occasione per una battuta del tipo “E quando va in bagno cosa si fa tatuare?”. Inoltre qualcuno dovrebbe dirle che il look alla Donatella di “Romanzo criminale – La serie” è anche un no. Anyway, le canzoni sono “Niente” e “E se poi”. Passa quest’ultima, dice Neri Marcorè nei panni di Alberto Angela (ma perché?).

Intermezzo. Spunta Bar Refaeli (di nuovo). Si mette alla batteria e la suona per TRE secondi. Sembra promettere bene, ma finisce così, come un coito interrotto, come una scoreggina che non ne vuole sapere di uscire, come uno starnuto che muore nel naso, come uno studente con tutti otto in pagella che finisce a vendere erba dietro la stazione. “Non male per aver preso solo tre lezioni”, ha il coraggio di dire Fazio.

Io agli Almamegretta ci voglio bene. Mi ricordano quando ero giovane e spensierato, quando i prati erano rigogliosi, i raccolti abbondanti, le banche non avevano abbastanza spazio per contenere tutti i soldi dei correntisti, si potevano mangiare anche le fragole e l’IMU non esisteva. Propongono “Mamma non lo sa”, scritta da loro e si augurano che venga scelta per questo, e “Onda che vai”, scritta da Federico Zampaglione. Mi auguro che da qualche parte ci sia un autore che stia scrivendo il format di un nuovo talent show dedicato ad una gara di canzoni scritte esclusivamente da Federico Zampaglione. Filippa Lagerback proclama vincitrice “Mamma non lo sa”. Ciao, Federico, rimani pure a casa con Claudia Gerini a guardare DVD sul divano.

Max Gazzè. “I tuoi maledettissimi impegni” e “Sotto casa”. Avanti la seconda. Lo annuncia TUTTA la squadra femminile di scherma tranne una che è in politica. Gazzè è la prima delusione della serata.

Annalisa. “Scintille”, bella. “Non so ballare”, brutta. Dirige l’orchestra il mitico Fio Zanotti. Anche Annalisa è una a cui ci voglio bene. Me la ricordo ancora quando era alta così, indossava sempre la tutina e mangiava lo zucchero filato. In tanti anni di “Amici” credo che sia una delle voci più interessanti – se non l’unica – che sia uscita da quel talent. Il suo unico (e gigantesco) problema è che non ha autori all’altezza della sua voce. Voglio dire, se anche Giusy Ferreri ha avuto la fortuna di trovarsi Tiziano Ferro come autore del suo album di debutto, perché non c’è un’anima pia che si prenda cura di Annalisa? Magari venderà qualche disco di meno, ma chi se ne frega. Momento meta: Carlo Cracco dal talent “Masterchef” proclama la canzone vincitrice di Annalisa dal talent “Amici” in perfetto stile talent: “La canzone che passa al televoto è… è… è…”. È??? “Scintille” e vorrei anche vedere.

Intermezzo. Bar Refali (di nuovo) chiama sul palco il cantante israeliano Asaf Avidan. Il cantante israeliano Asaf Avidan canta con la voce dei politici cammuffate a “Blob” in tempi di par condicio. Alla fine della sua esibizione, Fazio gli chiede di rifare solo “il refrain” a cappella. Giustamente quello gli chiede “Che parte vuoi che faccia, Fabio? Il chorus, per caso?”.

Ultimi in scaletta gli Elio e le Storie Tese. Dirige il maestro Peppe Vessicchio. Cantano “Dannati forever”. Sono vestiti da chierichetti. Ad un certo punto Elio dice “continuamente pisello toccato”. Tutto molto in stile Elio, tutto molto orecchiabile. Poi tocca a “La canzone mononota”, un esercizio di stile piuttosto virtuoso. Passa quest’ultimo brano, lo annuncia un Roberto Giacobbo inaspettatamente alto. E grosso. Seconda delusione della serata.

Intermezzo. Marcoré veste i panni di Alberto Angela, Fazio quelli del padre Piero. La scusa è quella di spiegare scientificamente il funzionamento del regolamento dei giovani. Sento l’urgente bisogno di un catetere.

Tg1 a tradimento. Il Papa a sorpresa dice messa.

I giovani. Renzo Rubino propone “Il postino (amami uomo)”. Il Cile porta “Le parole non servono più”. Irene Ghiotto canta “Baciami?”. I Blastema si esibiscono con “Dietro l’intima ragione”. (Urca, che bravo a trovare sinonimi che sono!). Non mi piace nessuno, confido nei prossimi quattro giovani.

Intermezzo. Bar Refaeli (di nuovo). Spot alla città.

I due giovani che passano il turno sono Rubino e i Blastema.

Prima dell’ennesima pubblicità, Fazio chiede a Fiorellino (ancora lui?) di salire sul palco e d’improvvisare un saluto. Cantano “Vecchio frac”, oltugheder, anche Littizzetto che ha il microfono spento. E finisce come era iniziato. “GRAZIE, MIMMO!”.

Cose a caso. Fiorellino (ancora lui?) che lancia una bottiglietta d’acqua a Kekko dei Modà, disidratato dopo il primo pezzo. Elio che urla “Grazie, Italia!” dopo il verdetto della canzone vincitrice, neanche avesse vinto il Festival. Malika Ayane che sbotta con Fazio e gli dice: “Insomma, si pronuncia Agliàn!”. Irene Ghiotto è un ibrido tra Rosemary Woodhouse e la cantante degli Edward Sharpe and the Magnetic Zeros. La netta sensazione di vivere nel 1993 si è materializzata quando è partita “Dreams” (poi ho cambiato canale e su MTV Jarebe de Palo tagliava i capelli ad Alanis Morissette).

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ovvero quella volta che avrei voluto vedere la serata di apertura del Festival della Canzone Italiana per avere qualcosa di cui scrivere sul blog e mi sono ritrovato ad una tavolata in cui si parlava dei Massimi Sistemi mentre in sottofondo andava la suddetta trasmissione.

SIGLA

Fabio Fazio è seduto sui gradini del palco, al buio e vestito di nero. Dice che è il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, poi parte il “Va, pensiero” e il giochino è guardare in faccia gli orchestrali e i coristi senza mettersi a ridere (orecchie a sventola, occhi da triglia, labbra resistenti all’acqua… Secondo me c’è stato un pizzico di stronzaggine da parte del regista nell’indugiare su certi primi piani; la sensazione è diffusa anche alla mia tavolata).

L’ingresso di Luciana Littizzetto viene annunciato subito dopo. L’arrivo in carrozza non mi lascia sorpreso visto che la notizia era stata già ampiamente diffusa nel pomeriggio; quello che non mi sarei mai aspettato è vedere Luciana Littizzetto piuttosto emozionata. Muove nervosamente la mano imitando il saluto di una Barbie Principessa (Fazio dice che è un misto tra Cenerentola e Crudelia De Mon, invece), ha un leggero tremore nella voce, ride a scatti, quasi cade scendendo dalla carrozza. Una volta dentro l’Ariston può finalmente fare quello che le riesce meglio: la Luciana Littizzetto. Stringe le mani al pubblico in platea, sale sul palco, legge l’ennesima letterina. Il destinatario è un ipotetico San Remo a cui chiede sostegno per la conduzione del Festival (“Ti prego, fa’ che non mi scappi la rima con Gualazzi”, “Ti prego, fa’ che non mi scappi una battuta sui politici ché siamo in par condicio”, fino al finale “Ti prego, fa’ che dica poche volte la parola ‘culo’”). Applausi a scena aperta. Intanto viene inquadrata per la prima volta Lorella Cuccarini (le inquadrature a Lorella Cuccarini saranno una costante della serata). Littizzetto inizia a giocare con la rosa che le ha regalato Fazio, se la passa sotto le ascelle, dice che è più alta di lei, la usa come lancia. Tutto molto divertente. Se sei in seconda media.

Siccome Fazio ha già usato la storica espressione “siamo già in ritardo” mentre Littizzetto saliva sul palco (wtf?), la gara può iniziare.

Il primo ad esibirsi è Marco Mengoni. La principale novità di questa edizione è che ogni cantante propone due canzoni di seguito; il pubblico maggiorenne (eh eh) televota da casa la canzone preferita e la vincitrice passa alla gara vera e propria. Questo è il motivo per cui stasera ci saranno solo sette big sul palco. La prima canzone di Marco Mengoni è “L’essenziale” che è la tipica canzone sanremese, grandi archi, grandi temi, grande noia. Mengoni è piuttosto contenuto nella sua performance, non ci siamo abituati. “Bellissimo” è più ritmato. Scritta anche da Gianna Nannini, è la tipica canzone di Gianna Nannini. Non rimane che concentrarsi sul look. Marco Mengoni dovrebbe tagliarsi i baffi. Marco Mengoni si mette troppo gel nei capelli. Marco Mengoni non può permettersi di portare i capelli a spazzola con quell’ampia fronte che si ritrova. Marco Mengoni è magrissimo. Marco Mengoni, quasi quasi son pronto a giurarci, porta le lenti a contatto. Entra Marco Alemanno – altra novità pop: ogni cantante è accompagnato da un vip che legge il verdetto sulla canzone che passa al televoto, un vip che, almeno nella mente degli autori, dovrebbe avere qualche punto in comune con il cantante, ma non sempre è chiaro quale sia – ed è subito amarcord Lucio Dalla. Passa “L’essenziale”.

Raphael Gualazzi canta “Senza ritegno” e “Sai (ci basta un sogno)”. Suona anche il piano perché lui fa jazz. La cosa più interessante è che il ragazzo è dimagrito rispetto al 2011, si è tagliato i capelli e si è fatto la barba. La mamma sarà contenta. Passa la seconda canzone, dice Ilaria D’Amico (il commento dalla tavolata è stato: “Ma ce la fa a respirare in quel corsetto?”, subito dopo “Ma questa chi è?” di fronte al quale ho avuto un semimancamento – in realtà volevo una scusa per dire, almeno una volta nella vita, “Portatemi i sali, presto!”).

Intermezzo. Luciana Littizzetto vorrebbe scendere dalle scale ma le scale non ci sono. “Dovresti buttarti come ha fatto Felix Baumgartner”, le dice Fazio. Toh, entra in scena proprio Felix Baumgartner. “Ma che bel vestito viola”, commenta sarcastica Littizzetto. Prima (mia) risata di gusto della serata.

Daniele Silvestri propone un pezzo impegnato, “A bocca chiusa”, e uno più cazzeggione, “Il bisogno di te (ricatto d’onor)”, proprio come ci ha abituato in questi anni di carriera. Mentre Renato Vicini si posizione alle spalle del cantante e traduce il pezzo nel linguaggio dei segni – il top è stato quando ha continuato a tradurre anche la parte strumentale –, alla tavolata ripassiamo le vicissitudini sentimentali di Silvestri. Il secondo pezzo inizia con troppi “Prova, prova, sa, sa” che anche no. Passa il primo, dice Valeria Bilello che si era messa un rossetto particolarmente arancione o almeno così sembrava dalla mia televisione.

La parte più bella del brano “Dr. Jekyll and Mr. Hide” di Simona Molinari è quando il suo partner sul palco, Peter Cincotti, le canta “Ma tu chi sei?”. Eh, Peter, ce lo chiediamo un po’ tutti. Scopro da Wikipedia che Molinari ha partecipato al musical “Jekyll & Hyde” con Giò Di Tonno, ma guarda un po’ i cicli della vita. Sul secondo pezzo, “La felicità”, i due mostrano una notevole alchimia e lui un paio di volte fa quello sguardo da “Mo’ ti strappo le mutande a morsi”. Entra la tennista Flavia Pennetta e Luciana Littizzetto fa tutte le gag che ti puoi aspettare da Luciana Littizzetto che ha a che fare con una tennista (“Eh, ma come sei alta in confronto a me”, “Ma perché fate quei versi porno quando giocate a tennis?”). Comunque, passa “La felicità”.

Intermezzo. Maurizio Crozza scende dalle scale che nel frattempo si sono materializzate (“Sembrano ‘Edward mani di forbice’”, aveva commentato Littizzetto). Veste i panni di Berlusconi, ripete il monologo che aveva proposto la settimana scorsa a “Ballarò” e canta – bene – una canzone parodia. Sto giusto pensando a quanto sia stato furbo a tenersi un sottofondo musicale per tutto il monologo in modo che non si sentissero eventuali rumori dalla sala quando dal pubblico arriva qualche urlo. “No alla politica al Festival!”, “Torna a casa!”, fino al “Pirla!” che costringe Fazio a salire sul palco e a prendere le difese del comico. Crozza prova a proseguire un altro paio di volte, viene interrotto nuovamente, prova a riprendere il monologo partendo dalla lontana, riesce a proseguire ed imita Bersani, Ingroia e Montezemolo con una verve ridotta all’osso. Non lo invidio per niente. Alla fine Fazio dice che c’erano due contestatori noti che sono stati allontanati. In effetti la maggioranza del pubblico in sala sembrava applaudire.

Riprende la gara. Marta sui tubi. “Dispari” e “Vorrei”. Passa la seconda, annunciano le sorelle Cristina e Benedetta Parodi (chissà cosa ne pensa Antonella Clerici della presenza di Benedetta Parodi a Raiuno). Ma il momento più alto è quando uno dei Marta sui tubi corre a baciare Luciana Littizzetto e le dice “Ma quanto sei gnocca?!”. Cose che non pensavamo che avremmo mai sentito con le nostre orecchie.

Intermezzo. Stefano Olivari e Federico Novaro entrano in scena, zitti zitti, quatti quatti, si mettono a sedere su due sedie al centro del palco e mostrano cartelli alle telecamere. Come Bob Dylan! Come Ligabue! I loro cartelli raccontano di come si sono conosciuti e che a San Valentino si sposeranno. A New York, ché in Italia non ci sono leggi per poterlo fare. Poi, come sono arrivati, se ne vanno, in silenzio, senza disturbare, senza scambiarsi quel bacio di cui tanto si era parlato nel pomeriggio per non creare facile scompiglio e rischio d’infarti nei telespettatori di Raiuno. Non c’è mai stato niente, tranquilli, era solo un velo di nebbia, un disturbo del televisore, una pubblicità più lunga del necessario, un sogno ad occhi aperti. Il pubblico applaude.

Maria Nazionale canta “Quando non parlo” – dalla tavolata qualcuno chiede, “Ma canta in spagnolo?” – ed “È colpa mia”, quest’ultima in napoletano. Flashback. Avrò cinque o sei anni. È domenica, sono in sala con mio padre, siamo soli. Stiamo guardando non ricordo cosa in televisione. Ad un certo punto mio padre esce dalla stanza, torna con lo stereo e lo fa partire a palla. Era una compilation di musica napoletana. Nino D’Angelo, Mario Merola, o’ Zappatore. C’erano TUTTI. A quel punto tenere accesa la televisione non aveva più senso. A quel punto tenere acceso il cervello non aveva più senso. Morale della favola, a tutt’oggi se vuoi che non ti stia ad ascoltare è sufficiente che metti una canzone napoletana in sottofondo e non udirò una sola parola che esce dalla tua bocca o da quella di chiunque altro nella stanza. In compenso ho imparato a fare dei lego che lèvati. Vincenzo Montella, napoletano, dice che il brano che passa il turno è…

Intermezzo. Viene annunciato l’ingresso del calciatore Angelo Ogbonna che consegna il premio alla carriera a Toto Cutugno chiamandolo “Totò”. I’ve a feeling we’re not in Kansas anymore. La situazione è fin troppo didascalica: un ventenne di origini nigeriane, cresciuto a Frosinone e che “ce la sta facendo”, premia colui che è famoso in tutto il mondo per il brano “L’italiano”. Forse la situazione non è proprio così chiara e Fazio si sente in dovere di aggiungere che Ogbonna è un italiano proprio come lui, come me, come te. Tutto molto nobile, tutto molto bello. Peccato che la prima cosa che dica Cutugno sia: “Io però tifo Milan e anche lì ce n’è uno come te”. Gelo. Meglio passare la parola alla musica. Toto canta – indovina? – “L’italiano” accompagnato dall’Armata Rossa – dicono che in Russia i biglietti per un concerto di Cutugno vadano via come il pane. Infine, Fazio chiede all’Armata d’intonare a cappella il “lalalala” del brano e Cutugno chiede a Littizzetto di dirigere il coro (“Batti bene!”, le dice e lei non si lascia scappare l’occasione per fare quella battuta a cui stai pensando adesso, proprio “’Batti bene’” non me l’aveva detto mai nessuno!”. Evidentemente Toto non sa che Littizzetto insegnava musica alle medie). Resta il fatto che l’impatto dell’Armata Rossa è veramente notevole.

Tg1 a tradimento. Il Tg1 sta a Sanremo come il Tg2 sta alle Olimpiadi. Di solito riesci ad evitare entrambi i telegiornali, durante Sanremo o le Olimpiadi è impossibile. È lo scotto da pagare. D’altronde, CHI non vuole sapere cosa stia facendo il Papa per dieci minuti di seguito? Soprattutto in questi giorni.

Chiara. Tutti amano Chiara. Chiara è la beniamina dei socialcosi. Chiara ha vinto l’ultimo “X Factor”. Chiunque abbia visto Chiara fin dalla prima puntata del talent show ha deciso che Chiara sarebbe stata l’unica vincitrice ammissibile, altrimenti il mondo è cattivo, Babbo Natale non esiste e la mamma di Bambi viene uccisa nella prima mezz’ora del film. Io no. Io non ho visto una sola puntata di “X Factor”, quest’anno. Io non ho Sky e mi rifiuto di vedere le repliche su Cielo dopo che per tre giorni si sono discussi tutti i particolari della scaletta, delle canzoni, dei vestiti, delle liti tra i giudici e i “Simona, sei falsa, cazzo!”. Chiara porta a Sanremo “L’esperienza dell’amore” e “Il futuro che sarà”, scritte rispettivamente da Federico Zampaglione e da Francesco Bianconi. Capisci l’hype? Per restare in tema di “X Factor” si può dire che le canzoni di Chiara siano una pippa pazzesca. Il vestito di Chiara è una pippa pazzesca. L’accento di Chiara è una pippa pazzesca. Lei invece è bravina, con un paio di brani migliori potrei anche prendere in considerazione l’idea di comprare un suo disco. Comunque, il pallanuotista Stefano Tempesti dall’alto dei suoi due metri e cinque centimetri, dice sempre Wikipedia, proclama vincitrice “Il futuro che sarà”. Ciao, Zampaglione, torna a fare film e a condividere la casa con Claudia Gerini. Littizzetto prova a rimettere a loro posto gli ormoni in subbuglio per la presenza di Tempesti e saluta con Fazio. Andate in pace, la prima serata è finita.

Cose a caso. Gli stacchi su Lorella Cuccarini – sul serio: perché? Perché così tanti? Gli addominali di Anna Tatangelo nello spot di Coconuda. Il nuovo temibile film di Alessandro Siani, a San Valentino, nei cinema. La nuova imminente agiografia con Fiorellino come protagonista. L’irrefrenabile e inspiegabile voglia di comprare un prodotto della Samsung. Un tablet, un pc, un telefono, qualsiasi cosa. Ora. Fazio che punzecchia Anna Oxa (“Ah, ma se c’è l’Armata Rossa, allora ha ragione la Oxa a dire che il Festival fa politica!”). La canzone di Maria Nazionale che è passata è “È colpa mia”Ho appena letto che Andrea Vianello ha diffuso i dati di ascolto di ieri sera in anteprima: 48,24% di share, oltre 12 milioni di spettatori (il Corriere dice 47,61% e 14 milioni ed è subito GIALLO), praticamente uguale al debutto di Morandi dell’anno scorso. Un successone, insomma.