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Tag Archives: fine di un amore

Ieri sera è andata in onda l’Intervista Barbarica a Monti.

Mario Monti è l’ex che rivedi un anno dopo che avete rotto; mentre ti parla di come sia meravigliosa la sua vita da quando vi siete lasciati, di come abbia iniziato a fare tutte le cose che si era sempre ripromesso di fare ma che aveva sempre rimandato, di come abbia trovato finalmente un equilibrio che prima, guarda, non me lo sarei mai sognato, tu non puoi fare a meno di chiederti, “Ma io che cazzo ci trovavo in questo qua?”.

Ho apprezzato profondamente il lavoro di Monti alla Presidenza del Consiglio negli ultimi quattordici mesi. Ho apprezzato che abbia avuto il coraggio di accettare un ruolo ingrato, di fare quel lavoro sporco che la politica non ha avuto il coraggio di fare – come lui stesso ama ripetere fino allo sfinimento in questa campagna elettorale – cioè quello di prendere decisioni impopolari pur di evitare il rischio default del Paese. Ho apprezzato che la sua autorevolezza fosse riconosciuta anche a livello internazionale dopo anni di derisioni pubbliche che avevano umiliato l’Italia in qualsiasi meeting europeo o mondiale, si è comportato ed è stato trattato come un interlocutore alla pari dai leader dei Paesi stranieri, non come un saltimbanco completamente sconnesso dalla realtà con cui doveva interagire. Ho apprezzato che non si sia sottratto a rimandare al mittente le critiche che gli venivano mosse non solo dai partiti dell’opposizione ma anche da quelli che lo appoggiavano ma che tenevano pronto nella manica il ricatto morale del “o fai come ti diciamo noi o ti stacchiamo la spina”. Ho apprezzato il suo tentativo di introdurre un nuovo linguaggio in politica, un linguaggio più “sobrio”, direbbe qualcuno con una punta di scherno, anche se a me piace pensare a “sobrio” come sinonimo di “elegante”, un’eleganza che l’ha portato alla derisione di espressioni come “staccare la spina”. Ho apprezzato che abbia dato lo stesso peso a situazioni di massima serietà e a situazioni al limite del ridicolo (la lettera che scrisse a gennaio 2012 in risposta alle critiche che la Lega gli aveva mosso nella gestione degli sprechi del cenone di Capodanno a Palazzo Chigi a questo proposito è un esempio calzante).

Poi, come nel peggiore risvolto della trama di una telenovela bavarese, la persona che hai imparato ad avere accanto si è trasformata in qualcos’altro, qualcosa che, ad un certo punto, non sei più riuscito a riconoscere. Non credevi che sarebbe stato mai possibile.

Il segnale più ovvio del nuovo corso che avrebbe preso il Presidente Monti è stato con la cosiddetta “salita in campo”. Quando, durante quella conferenza di fine legislatura, dopo essersi tolto tutta una serie di sassolini, Monti ha dichiarato che stava dando vita ad una lista civica per le prossime elezioni che avrebbe raggruppato i riformisti pronti ad appoggiarlo, io stavo frignando in posizione fetale mentre laceravo coi denti la copertina del divano. Nella mia testa risuonavano mille campanelli d’allarme, mille immagini assumevamo una nuova prospettiva, mille domande non trovavano una risposta. Una su tutte: perché? Perché, Mario, mi stai facendo questo? Perché mi hai fatto credere che quello che avevamo era una cosa seria quando stavi ponendo le basi per un futuro diverso da quello che avevamo costruito? E ancora, se mi avevi mentito questa volta, come avrei fatto a sapere quante altre volte mi avevi mentito? Quando mi mentivi? Tutte le volte che nell’ultimo anno avevi ripetuto che non ti saresti candidato nel 2013 stavi mentendo sapendo di mentire?

Il secondo tuffo al cuore c’è stato quando la lista civica ha preso ufficialmente forma e Fini e Casini si sono palesati come i riformisti moderati con i quali stipulare l’alleanza. Fini e Casini. Riformisti moderati. Quella era la fase in cui sai che l’ex continua ad esistere da qualche parte nel mondo, qualche amico in comune si lascia sfuggire con te che l’ex ha iniziato a vedere gente nuova e quando scopri che quella gente nuova la conosci anche tu, pensi, “No, non può essersi messo con lui, non che ne avesse mai parlato male ma non aveva neanche mostrato interesse per lui mentre stava con me”. E una gigantesca scritta ti compare sulla fronte: MA IO CON CHI CAZZO STAVO?

Infine arriva l’Intervista Barbarica. Quando le difese si abbassano e rimane un misto di cazzeggio e di voglia di vendersi. Quella è la fase del rancore e del livore, quando ti metti a girovagare per i posti che avete frequentato nella speranza di incontrare l’ex per strada perché gliene devi dire tante, ma tante. “Non è una priorità del movimento politico al quale ho dato vita”. D’altronde si stava parlando di diritti delle singole persone perché dovrebbero essere una priorità? Ci sono tante altre robe che vengono prima come le babbucce di lana, la giacca da portare in lavanderia, il telegramma da ritirare in posta, il gatto da pettinare. E poi “ci sono persone laiche e cattoliche che hanno visioni diverse e che devono essere rispettate”, oh. Poi c’è anche quel “ho provato ribrezzo per la condanna a morte” che ti fa tornare in mente tutte quelle voci che giravano sul suo conto mentre stavate insieme alle quali non avevi mai voluto dare conto ma che ora ti fanno pensare “Com’è umano lei”.

Di cani non parlo perché se c’è una cosa che mi ha sempre messo tristezza è un politico in campagna elettorale che si fa fotografare mentre accarezza un bambino o mentre coccola un cucciolo. Questa è la fase “non perdo neanche un secondo a commentare una vecchietta che viene investita mentre attraversa la strada sulle strisce pedonali da un’ambulanza”.

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