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Tag Archives: le mani sull’informazione

È da ieri che non riesco a togliermi dalla testa questa fotografia. A suo modo è un piccolo capolavoro del genere, non solo per come è stata scattata, ma anche per la storia che racconta.

Il fotografo pone l’obbiettivo in basso riprendendo uno stile molto usato nel cinema. L’esempio più famoso (e più scomodato) è quello di “Quarto potere”. L’inquadratura dal basso al comizio elettorale di Kane serve a sottolinearne la maestosità del momento e l’apice del potere raggiunto dal protagonista. L’occhio della macchina da presa (e con esso l’occhio dello spettatore) si trova in una posizione subalterna rispetto agli avvenimenti narrati: è il grande momento di Kane, il culmine della sua vicenda politica e umana, e tutti, noi compresi, siamo letteralmente ai suoi piedi. Al contrario, quando la sorte di Kane gli sarà avversa, le inquadrature dall’alto serviranno a dare un senso di oppressione e della piccolezza dell’uomo.

Tornando alla fotografia, l’inquadratura riprende dal basso il manifestante dandone un senso d’imponenza – aiutato in questo anche dalla stazza – ma, a sua volta, il manifestante è sovrastato dal cartello che regge a mani alzate verso l’alto, quasi un gesto di resa al messaggio che il cartello reca con sé. Cinque semplici parole – dalle dimensioni piuttosto notevoli, oltre che dal peso semantico impegnativo – che esprimono la più completa fiducia che l’uomo ripone in Berlusconi. Ma non è solo fiducia nelle strategie politiche dell’ex Presidente del Consiglio, c’è qualcosa di trascendentale in quelle parole. Berlusconi perde i suoi connotati umani per diventare un essere in grado di compiere qualsiasi azione, anche quelle che non appartengono a questo mondo. Berlusconi racchiude in sé ogni potere (esecutivo, giudiziario e legislativo?), è al di sopra di essi, li amministra in quanto unico detentore, in quanto Creatore. Il manifestante non solo sa che Berlusconi è onnipotente, ma crede in lui. La scelta del verbo è significativa. Si crede in qualcosa o in qualcuno quando si mette da parte lo spirito critico per affidarsi alle parole pronunciate da quel qualcuno. Berlusconi come Dio è una creatura infallibile e quindi merita cieca obbedienza, non deve essere messo in discussione il suo punto di vista, non c’è necessità di ascoltare portatori di messaggi diversi dal suo, anzi, deve essere considerato in malafede chi si oppone alle parole della divinità onnipotente o, peggio, chi cerca di eliminare Nostro Signore per vie giudiziarie, vista l’impossibilità di riuscirci politicamente. D’altronde, come si potrebbe attuare un piano simile, come potrebbe un comune mortale decidere razionalmente di mettersi contro l’Onnipotente che ci governa dall’alto dei cieli?

Proprio dall’alto di quel cielo azzurro e privo di nuvole che sovrasta il cartello del manifestante della fotografia.

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Dunque c’è questo articolo di Rino Filippin. E’ un post pubblicato giovedì scorso sul blog del giornalista, “Ditelo a Filippin”, blog autoriale della Gazzetta di Modena, Gruppo Editoriale L’Espresso. Vi prego leggetelo e poi tornate qua che ci sono due o tre cose da dire. Anzi, leggiamolo insieme.

“Pianura Padana più inquinata di Taranto”. Lo dicono i dati di Legambiente analizzati in un articolo del Sole24 Ore.

Ora capisco che voi, o popolo del web, siete abituati male e se vi parlano di un articolo de Il Sole 24 ORE vi aspettate quantomeno un link al suddetto articolo, ma il nostro Filippin è differente, lui non mette link, lui pensa a voi e vi vuole spronare ad essere migliori, vi vuole meno pigri: volete leggere l’articolo del quotidiano di Confindustria da cui il Nostro prende spunto per scrivere il suo post? Cercatevelo. Quindi, grazie ai potenti mezzi a nostra disposizione – tra i quali anche un sito che sfrutta nientepopodimeno che un algoritmo che permette di fare ricerche in quel mare di contenuti che è l’internet, un sito che deve essere ancora rodato in quanto ha solo quindici anni di vita, non potrebbe, non dico votare alle prossime elezioni, ma neanche alle primarie del PD – possiamo con assoluta certezza affermare che l’articolo citato è questo.

E se a Taranto l’aumento del numero dei malati di tumore è spaventoso, a Modena come stanno le cose?

E qua confesso che la certezza della ricerca appena effettuata grazie a quel mistico sito inizia subito a vacillare. Perché io l’ho letto quell’articolo sulla “Pianura Padana più inquinata di Taranto”, almeno tre volte – giurin giurella – e in nessun punto ho trovato un riferimento all’aumento di casi di tumori, né a Taranto né in nessun altra città italiana, men che meno in Pianura Padana. Si dicono tante altre cose interessanti, per esempio che a Modena il valore medio annuo delle polvere sottili è tre volte superiore a quello consentito dalla legge, ma il contenuto dell’articolo è la qualità dell’aria nelle città italiane, non ci sono dati che mettono in relazione l’inquinamento dell’aria con l’incidenza dei tumori; si riportano le parole del direttore dell’Agenzia per l’ambiente pugliese (“Il benzoapirene si misura sul livello di Pm10, ma è la particolare caratteristica qualitativa del Pm 10 che si trova nel rione Tamburi [a Taranto] a preoccupuare (sic) per le sue ripercussioni sulla salute.”). Sono ripercussioni sulle quali non ci viene fornito alcun dettaglio ulteriore. Non sto dicendo che non esistano correlazioni tra l’inquinamento e l’aumento di tumori ma che questo dato non emerge dall’articolo de Il Sole, men che meno si può parlare di aumento “spaventoso” basandosi solo su quell’articolo. Certo, Filippin non mette nessun link diretto ma il fatto che il suo post inizi con le esatte parole,  con tanto di virgolette, che danno il titolo all’articolo de Il Sole lascia pochi dubbi su quale sia la fonte del suo post. Volendo uno potrebbe anche guardarsi in giro e scoprire – per esempio dal sito di Legambiente in un articolo dello scorso 18 ottobre – che “peggiorano i dati sulla salute a Taranto. Gli ultimi dati del ministero della Salute dicono che l’eccesso di mortalità generale rispetto a quella media della Puglia è passata dal +10% al +11%. Ancor più drammatici quelli sui tumori femminili: dal +24% rispetto alla media al +100%.” Informazioni che, ripeto, non vengono riportate da quell’articolo de Il Sole. Tuttavia, se la situazione di Taranto è “spaventosa” come siamo messi a Modena, invece? Perché, ricordiamoci, che il Nostro sta scrivendo da un quotidiano locale. E qua scatta il colpo di genio.

Qualcuno ha il coraggio di diffondere i dati reali? Magari ai cittadini verrà voglia di chiedere ai politici provvedimenti seri per migliorare la qualità dell’aria. Sì perché chi ci governa evidentemente non ha il coraggio di prendere provvedimenti concreti (troppo alto il rischio di perdere voti dal partito degli automobilisti).

Ma che dico colpo di genio? Qua scatta il Guy Fawkes che è dentro di Rino Filippin, il V che si prepara a disseminare bombe per tutta la città al grido di “il re è nudo!”. Perché i nostri governanti non ci vogliono comunicare i veri dati? Di cos’hanno paura? Della rivoluzione della gente? Di perdere la poltrona sotto alle loro calde terga? Perché, gira gira, il problema è sempre quello. I nostri politici sono talmente attaccati ai loro privilegi che preferiscono mettere a rischio la salute dei loro concittadini piuttosto che perdere voti. Vergogna! Meno male che ci sono delle menti indipendenti che non hanno paura denunciare i soprusi e i malaffari della kasta! Usare quel sito bolscevico che è Gugòl per fare ricerche sulle banche dati sull’incidenza dei tumori in Italia, ma stiamo scherzando? Respect, fratello. Respect.

E’ inutile, infatti, continuare con domeniche a targhe alterne o blocchi antismog: è come proteggersi da un tifone con un ombrello.

E qua, qua c’è poco da fare, qua mi sono caduti i coglioni, lo confesso. Ma come, Filippin, ti avevo seguito fino a qui, ti avevo nominato il mio personale leader contro gli oscuri plutocratici al governo, avevo confidato nel tuo spirito critico per risvegliare le masse dormienti, mi avevi dato un barlume di speranza per cinque minuti e tu mi parli di domeniche a targhe alterne? Ma a Modena non ci sono le domeniche a targhe alterne, Filippin, semmai ci sono le domeniche ecologiche che coinvolgono tutte le macchine, indipendentemente dall’ultimo numero della targa. Ci sono i blocchi del giovedì, lo stop per i veicoli più vecchi durante tutta la settimana, ma le targhe alterne, Filippin, sono sparite da almeno tre anni, su. Mi sa che avresti bisogno tu di un ombrello per proteggerti dal tifone.

Giornata di sole. Like in july.

Dalla notte degli Oscar che non ho guardato ho capito che devo recuperare “The Artist” il prima possibile. Probabilmente uscirà di nuovo nelle sale in questi giorni, spero. Altrimenti come farà un povero ragazzo del 2012 a vedersi il film vincitore di ben cinque statuette?

Profondo fastidio per la pubblicità dell’imminente nuovo programma di Giorgio Panariello sulle reti Mediaset. Va bene che sono giornalisti di Canale 5 e cosa ti puoi aspettare di più (deontologia? professionalità?) ma che tristezza sentire la sigla del TG5 ad orari improbabili ed aspettarti da un’edizione straordinaria, che so, un attentato terroristico a Los Angeles, un incidente mortale in un circuito di Formula 1, il deragliamento di un treno a Bangkok, un kamikaze a Beirut, uno tsunami a Perth, invece ti trovi davanti Cesara Buonamici che si presta ad un’orrida gag per il lancio di “Panariello non esiste” dal 5 marzo su Canale 5! E lo stesso dicasi per Vinci che annuncia una puntata in prima serata di “Matrix” o per Capuozzo che dice che “Terra!” si occuperà di una notizia che ha dell’incredibile e poi entrambi si collegano con Panariello che crede di fare battute divertentissime vestito da dinosauro. Capisco lo spirito aziendale ma anche no. La credibilità di una professione si costruisce anche non facendo scelte di questo tipo (ma non era vietato ai giornalisti fare pubblicità?), se fossi nel signor Ordine mi occuperei seriamente di queste persone – sospensione? cacciata dall’albo? non lo so ma ci penserei a lungo.

Giornata di sole.

Non ho ben capito il motivo del contendere. Lei ha portato in causa Lui perché le avrebbe fatto una scenata in discoteca e il buttafuori se la sarebbe presa con Lei facendo il suo lavoro, buttandola fuori dal locale. Lui sostiene che Lei ci ha provato fino allo sfinimento e che di fronte l’ennesimo approccio Lui avrebbe perso la pazienza e iniziato a urlare; a quel punto Lei si sarebbe messa a rispondergli per le rime e la cosa sarebbe degenerata fino a spingere il buttafuori ad allontanarla. Morale: Lei vuole essere rimborsata del costo dell’ingresso, Lui non ci pensa nemmeno perché la serata è stata rovinata dal comportamento di Lei.

Quello che ho capito è che la causa si è trasformata in una scusa per scatenare le due fazioni del pubblico. Da una parte le ragazze, pronte a sostenere che l’Uomo di una volta non esiste più, che la galanteria è morta e sepolta e che ora si fa a metà anche di una pizza. Dall’altra i ragazzi, che si lamentano che la Donna è cambiata, si è mascolinizzata, si prende quello che vuole.

Rita legge una mail da casa. Un ragazzo racconta di aver fatto tutte le cose proprio a modino con la ex, di aver aperto la portiera quando era ora, di essere andato sotto casa a prenderla, di aver pagato sempre lui la pizza, ma tutto questo non ha impedito a lei di lasciarlo. Perché? Perché le ragazze sono diventate peggio dei ragazzi, dicono di volere la galanteria ma non sanno neanche loro cosa vogliono realmente.

Una ragazza del pubblico – che per rispetto della privacy chiameremo l’Urlatrice – se la prende con la Lei della causa e le dice che sono le donne come lei a rovinare la reputazione delle altre donne, che non si fa, che l’uomo è cacciatore, la donna cacciata, imparasse a rispettare i ruoli.

E la memoria corre all’avvocato Tina Lagostena Bassi, alle battaglie che ha fatto affinché lo stupro per la legge italiana fosse considerato un reato contro la persona e non più contro la morale, ai dibattiti con il collega Santi Licheri sul riconoscimento delle coppie di fatto. Ognuno dei due portava avanti il proprio pensiero diametralmente opposto a quello dell’altro ma questo non impediva al proprio convincimento di essere meno credibile o meno solido. Era una forma di rispetto, quando un pensiero differente non era sinonimo di stupidità. Invece ora la trasmissione che hanno contribuito a creare è diventata qualcos’altro. La legge ha assunto un ruolo meno dominante, un escamotage per un dibattito da talk show nel quale tutto il pubblico, che sia in studio o che comunichi da casa via mail o via Twitter, è chiamato ad esprimere un’opinione su qualsiasi argomento. Tutti si scoprono medici, psicologi, avvocati e moralizzatori. La Morale è quella che la fa da padrona. Quella morale che non c’è più perché poteva appartenere solo ad una mitica età dell’oro che inevitabilmente è scomparsa, quella morale che, quando è presente, è troppo bigotta e chissà dove andrà a finire il mondo di questo passo.

E nel mezzo ci sono le tifoserie, quelle urlate, quelle che il più delle volte non importa cosa hanno da dire, importa che non facciano parlare l’interlocutore, dimostrandogli tutto l’astio nel solo modo conosciuto, gridandolo a squarciagola, per giungere ad una distruzione dell’avversario, vuoi anche solo a parole. Ne gioveranno gli ascolti che devono rimanere alti per mantenere il posto a Canale 5 e per giustificare quasi quattro ore di diretta, ma si perde la qualità per strada e soprattutto si è persa la “mission” di servizio per il cittadino della trasmissione che faceva sì che l’utente meno istruito venisse a conoscenza di eventuali leggi che potessero tutelarlo, a favore di altro. I figuranti raccontano storie più o meno credibili per permettere agli autori di lanciare messaggi anche politici, soprattutto politici (l’emancipazione della donna è vista come una minaccia, i genitori sono sempre portatori di valori positivi, la tradizione e la famiglia vanno preservati come collante della società, la religione è conditio sine qua non di chiunque voglia definirsi cittadino). Il problema nasce quando la propaganda politica ha la meglio su tutti gli altri contenuti, quando i contenuti diventano un motivo come un altro per parlare di messaggi cari a determinati partiti.

Ho visto Studio Aperto e il Tg5 di oggi.

Il primo ha dato ampio risalto alla cronica, come suo solito. Da apripista Silvia “Cogne” Vada si occupa della quindicenne uccisa dall’esplosione del vetro del portone del suo condominio, una scheggia dritta nella giugulare; gli amici hanno assistito alla scena, impotenti. Poi tocca a Roma ed è subito giallo. Settantaquattrenne ucciso nell’androne del palazzo dove viveva da qualcuno che l’aspettava nell’ombra. E via così.

Il Tg5, invece, ha scelto di dare maggiore spazio alla politica, al referendum, quindi, e alle reazioni dei partiti. E’ un servizio ad attirare la mia attenzione. Si parla delle conseguenze dell’esito referendario, di come il no al nucleare obbligherà il governo ad una maggiore apertura alle fonti rinnovabili, di come l’acqua rimarrà un bene pubblico, anche se il problema del servizio idrico italiano risiede nelle tubature rotte e nel conseguente spreco di tale bene, chissà, magari una gestione privata avrebbe sistemato qualche perdita. Insomma è un non detto che rimane nell’aria: siete andati a votare nonostante il Presidente del Consiglio vi avesse invitato all’astensione? Non dovete sorprendervi se un domani ci sarà un aumento nelle vostre bollette.

Mi sono perso il Tg4 di ieri sera, ma pare che l’argomento principe fosse il peso forma di Gasparri.

[…] la rubrica «Secondo voi» che Paolo Del Debbio, editorialista del Giornale e di TgCom, professore incaricato di Etica Sociale e Comunicazione allo Iulm di Milano, conduce sulle reti Mediaset. Dove il «secondo voi» va inteso come una sorta di trasferimento semantico, di traslazione: faccio dire ad altri quello che io penso, in modo da rendere più persuasivo il mio discorso. È una classica tecnica di manipolazione televisiva, molto usata nei tg […]. L’intervista all’uomo della strada è uno dei più abusati artifici della messinscena del reale. Esempio: il cronista intervista venti persone su una importante decisione del governo. Dieci sono da buttare via perché inutilizzabili, cinque sono a favore del governo e altre cinque contro. Basta non rispettare le proporzioni e il giochino è fatto. Il messaggio che il tg manda in onda è: l’opinione pubblica la pensa come il governo. Oppure: l’opinione pubblica è contro il governo. Più un tg fa ricorso all’intervista da strada più è evidente che è in atto una manipolazione.

Mi è tornato in mente questo articolo di Aldo Grasso del 2006 due volte oggi, entrambe durante la visione di un telegiornale delle reti Mediaset.

Durante il Tg5 delle 13, a conclusione delle notizie di politica interna, è partito un servizio nel quale un intervistatore si preoccupava di chiedere “che ne pensa la gente comune di quello che sta succedendo in queste ore” e se fosse “in atto un accanimento giudiziario nei confronti del premier Silvio Berlusconi” (da 6:10). Le risposte sono state presentate come rappresentative delle opinioni di tutti gli italiani, “da Roma a Milano, da Torino a Bari”, e per lo più “gli italiani” sono concordi nell’affermare che Berlusconi sia stato preso di mira dai media e che siano stati messi sulla piazza aspetti “non così importanti”, troppo personali e privati della vita del Presidente del Consiglio e che, sì, certe notizie escano ad hoc perché pilotate da una certa corrente politica o da certa magistratura, “purtroppo sparano tutti a zero”; insomma, si sottolinea quello che lo stesso Berlusconi aveva detto solo qualche servizio prima, cioè quel nuovo diktat partito dal Salone del ciclo e del motociclo: “non leggete più i giornali perché v’imbrogliano”. (Per la cronaca, su nove intervistati solo uno afferma che “sinceramente [Berlusconi]  non sia sotto un attacco giudiziario” ed un altro si limita ad un “è complicato”).

Tg4, edizione delle 19.
Dopo un menù introduttivo dedicato alla commemorazione dei defunti e alla “violenta ondata di maltempo che ha investito quasi tutto il Paese”, Fede presenta la pagina politica nella speranza di “superare il pettegolezzo e di riflettere sui veri problemi del Paese”; interviene per via telefonica Italo Bocchino che assicura l’appoggio al governo. La politica estera convoglia su “Sainè” (Fede la chiama proprio così, “Sainè”) e sugli “appelli dal mondo civile” con un altro ospite al telefono, questa volta è il turno di Frattini.
Conclusa l’introduzione, il direttore del Tg4 dedica una lunga pagina al clima e, finalmente, arriva “la cronaca dal buco della serratura” e, siccome il garante lo obbliga ad occuparsi anche dell’opposizione, parte un servizio dedicato alle varie opposizioni, compatte nel criticare Berlusconi, meno compatte nel trovarsi un leader cui appoggiarsi (e parte l’elenco di papabili avversari di Berlusconi in caso di elezioni anticipate, un calderone nel quale viene messo dentro anche Prodi, anche se quest’ultimo ha dichiarato di non volersi candidare come sindaco di Bologna, senza parlare di elezioni politiche). Di conseguenza, è solo da 25:51 che entra in scena l’opinione pubblica con l’intervista a cinque cittadini di Roma che si confrontano sul tema della “lettura dei giornali, i commenti, oggi che idea si è fatta”. Notizie ad orologeria, “per alcuni sì, per altri no”, i problemi veri non vengono trattati, come l’economia del Paese, per esempio, la disoccupazione… “Non mi ritrovo nei titoli dei giornali” può benissimo essere il riassunto di questo servizio. Di nuovo tornano le parole del premier di questa mattina: “non leggete più i giornali perché v’imbrogliano”.

E, niente, riflettevo che a prova del fatto che Ci sfiorano: ma toccano gli “altri” c’è l’abitudine dei nostri mezzi d’informazione televisivi (telegiornali, ma anche contenitori d’intrattenimento che si appoggiano a testate giornalistiche) di identificare i casi di cronaca con il solo nome proprio della vittima e/o del carnefice. Abbiamo (avuto) una Sarah, uno zio Michele, una Chiara, un’Erika e così via – temo che non rientrino le Maricica e le Nosheem perché fin troppo esotici, in compenso c’è già pronto un Alessio pronto a scalciare, metaforicamente e non – una sorta di grandefratellizzazione della nera per cui “Pietro del Grande Fratello” o “Alessandra di Amici” vengono sostituiti da “Sarah di Avetrana” o da “Anna Maria di Cogne”. Il che, da una parte, fa sì che ci sia un maggior coinvolgimento da parte dello spettatore che ha più possibilità di riconoscere sé stesso o un amico nella vittima nella triste vicenda (chi non ha tra il giro di amicizie una Sarah? o non conosce un adolescente o il genitore di un adolescente? E’ già più complicato essere amico di una “Sarah Scazzi”), dall’altra si tratta di un’operazione che finisce inevitabilmente per togliere alla vittima una parte di personalità (è di quella Sarah lì che si sta parlando, nata e cresciuta in un determinato contesto familiare, all’interno di un dato periodo storico, con un vissuto riferibile solamente a lei, e non di una Sarah qualsiasi) e che autorizza, a sua volta, il via libera a tutta una serie di possibili generalizzazioni.

E’ sufficiente guardare una qualsiasi puntata di “Forum” che si occupi di giovani, per esempio. I ragazzi vengono descritti come sfattoni, dediti all’alcol che consumano in discoteca a tarde ore della notte, se non nelle primissime ore del mattino; i baristi, complici, vendono facilmente alcolici chiudendo un occhio sull’età, altrimenti i “giovani” riescono a procurarseli da soli nei supermercati, riempiendo il cofano della macchina di chissà dio quali e quante bottiglie. Ci si aspetta il peggio da loro perché Erika ha dimostrato che si può uccidere il fratellino e la madre a diciassette anni, cosa ci potrebbe far dubitare che anche nostro figlio non faccia lo stesso? Sono gli stessi “giovani” dei quali ci mostriamo stupiti per l’eccessiva ed improvvisa aggressività (“E’ sempre stato un bravo ragazzo”) e che siamo pronti a difendere a spada tratta anche se in evidente torto.

 

Sta andando in onda “Vite straordinarie”, programma d’approfondimento di Rete 4; ospite in studio, Emilio Fede, una delle “eccezionali figure” di cui si occupa la trasmissione. (Ripeto: Emilio Fede al pari di Giovanni Paolo II e di Marilyn Monroe.) Il direttore del TG4, la testata giornalistica di Rete 4, viene intervistato da Elena Guarnieri, caporedattrice del Tg5, dopo essere stata per anni volto di Studio Aperto, telegiornale ideato e diretto da Emilio Fede, ospite stasera di “Vite straordinarie”, programma…

Poniamo che in effetti si sia trattato solo di “frasi scherzose”. Quelle battute intercorse tra il vicedirettore de “Il Giornale” Nicola Porro e Rinaldo Arpisella, responsabile dei rapporti con la stampa di Emma Marcegaglia, altro non sarebbero che le goliardate di due “pirla” (definizione di Vittorio Feltri) al telefono; il problema di fondo sarebbe un altro. E sempre lo stesso. Il problema di quel dialogo è l’alto tasso di credibilità che si porta con sé. E’ credibile ritenere che un quotidiano di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio raccolga materiale per screditare la figura del Presidente di Confindustria dopo le dichiarazioni di critica di quest’ultima nei confronti dell’operato del governo. E’ credibile pensare che un’intera redazione decida di raccogliere informazioni che mettano in difficoltà chi non dimostra una totale fiducia verso l’attuale maggioranza e il suo leader carismatico. Ci sono stati esempi anche recenti (vedi alla voce “Dino Boffo” due estati fa o a quella “Gianfranco Fini” e alle innumerevoli prime pagine di “Libero”, altro quotidiano con orientamento politico simile a “Il Giornale”, per così dire), “a pensar male si fa peccato…”, diceva quello. C’è un enorme elefante nel salotto della politica italiana di cui si finge l’inesistenza; la sinistra non ha fatto nulla per porvi rimedio, la destra ci è andata a cavallo fino all’inverosimile. Ogni tanto succede che qualcuno si lamenti dell’odore, intanto il conflitto d’interessi che coinvolge Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio e Silvio Berlusconi imprenditore resta immobile al suo posto.

Mi piace che il primo commento di reazione alla lettera di una sua (ex?) giornalista sia rivolto all’età della stessa: “La Busi era lì da 18 anni. Io credo che la conduzione sia un ruolo che consuma”. E’ vecchia e si è giocata il cervello, insomma. E, in un colpo solo, il direttore del TG1 mette a tacere le critiche di una collaboratrice e la scredita. Non hanno importanza le parole della Busi o i problemi che pone, basta accantonarli, e non c’è neanche bisogno di argomentare o di perdere tempo scrivendo una risposta (“Non ci penso proprio”). La Busi si preoccupa della credibilità della testata giornalistica, Minzolini degli ascolti (“Per crescere, io devo conquistare parte del pubblico Mediaset e di qui vengono certe scelte sui contenuti”, i.e. fica e cani abbandonati, Studio Aperto docet); la Busi si mostra interessata alle problematiche concrete degli italiani, alle liste di attesa in ospedale, alle persone che perdono il lavoro, alle scuole senza carta igienica, a quelle questioni di cui lei stessa è testimone, di cui siamo tutti testimoni, basta guardarci intorno. A Minzolini interessa mostrare un altro Paese, quello in cui governa il migliore dei governi possibili, attento alla digitalizzazione della scuola (più distribuitori di iPad nelle scuole!) e guai se una giornalista si lascia scappare uno sguardo di commento di troppo, il passo successivo sarà la sostituzione con un’altra, più giovane, cresciuta sotto l’ala protettiva del direttore che “non commenta, offre le notizie”.