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Tag Archives: maurizio crozza

Bon, terza serata del Festival, giro di boa, tempo di primi bilanci, ma solo dopo la

SIGLA

A livello generale sembra che ci sia stato un tentativo di rinnovare la formula eliminando alcuni drappelli che hanno reso “storico” il marchio di Sanremo in questi anni (dalla presenza di due donne, una bionda e una mora, adibite al semplice ruolo di soprammobile decorativo alla scenografia piena di fiori, dal cambio di abiti ogni mezz’ora celebrato con estenuanti quanto inutili rituali alla fin troppo compostezza del presentatore), allo stesso tempo, però, si è cercato di rincuorare la fascia di pubblico cui la manifestazione si rivolge, cioè il pubblico ultrasessantenne di Raiuno. Mi spiego meglio. Se decidi di eliminare dalla trasmissione più trash della televisione italiana proprio gli aspetti più trash, sei obbligato a concentrarti su altri aspetti, nello specifico le canzoni e la scrittura della trasmissione in sé.

Nonostante Fabio Fazio continui a ripeterlo da tre serate, non credo che le canzoni in gara quest’anno siano particolarmente belle, anzi lasciano molto a desiderare. Questo perché buona parte degli artisti in gara si rivolge direttamente al pubblico che li segue proponendo una canzone che rientra nello stile del cantante. Da Maria Nazionale mi aspetto una canzone da melodramma napoletano, dai Modà una canzone piena di fiati e di buoni sentimenti, da Daniele Silvestri un pizzico d’impegno civile, da Raphael Gualazzi che si sieda al piano e canti con gli occhi chiusi il suo jazz, dagli Almamegretta quello stile da trip music che fa tanto metà anni Novanta. E, puntualmente, queste aspettative vengono appagate. Perfino quei cantanti considerati innovatori e fuori dagli schemi come gli Elio e le Storie Tese quest’anno si sono limitati a proporre un divertisment difficile da eseguire tecnicamente ma che, già al terzo ascolto, risulta stancante. Gli Elii che propongono “La terra dei cachi” arrivano secondi – è una novità, su quel palco non si era mai visto nulla di simile, il pubblico è piacevolmente sorpreso e lo apprezza –, gli Elii che propongono “La canzone mononota” si fermano all’ottavo posto nella classifica parziale. Per farla breve, se questa serata si è aperta con i due conduttori che intonavano una canzone di cui tutti – TUTTI – conosciamo il ritornello, dubito che tra ventitré anni si potrebbe fare lo stesso con una canzone di Sanremo 2013.

La scrittura del Festival sembra sempre piena di buchi. È possibile che nessuno degli autori abbia messo in preventivo, per esempio, che ci sarebbero stati dei vuoti dovuti al ritardo nel cambio degli strumenti sul palco e che si siano limitati a sperare nell’improvvisazione di Luciana Littizzetto la quale non trova niente di meglio da fare che girare intorno al palco per prendere tempo? È possibile che nessuno abbia pensato che qualche ospite potesse dare forfait e non abbia preparato un testo in sostituzione? È possibile che nessuno sia stato in grado di scrivere una chiusa per le ultime due serate e che si sia dovuto rifare il siparietto d’apertura? È possibile che le dinamiche tra Fazio e Littizzetto siano sempre le stesse che abbiamo visto negli ultimi anni a “Che tempo che fa”? Tutte domande retoriche, eh.

Il trash ridotto al minimo si vede soprattutto in Luciana Littizzetto. La presentatrice non è quella a cui siamo abituati, il suo personaggio è stato ridimensionato. Sì, è sempre quella che appare insofferente alla rigidità del protocollo, quella che sbuffa quando deve leggere le regole del televoto, quella che rompe gli schemi tagliando la barba del maestro Vessicchio, quella che non rispetta l’imparzialità del conduttore facendo complimenti a destra e a manca ai cantanti, ma è anche quella che limita le battute volgari, quella che non parla di Walter e di Iolanda (anche se ci sono ancora due serate per recuperare), quella che lascia cadere le provocazioni di uno dei Marta sui Tubi, quella che propone un rassicurante monologo sui maschi che non sanno dire “ti amo” e che si spiaggiano sul divano. Il pubblico lo sa che Littizzetto si sta trattenendo e le riconosce il merito, la ragazza sta provando a crescere. Quando le scappa una battuta sulla politica, il pubblico non si mette a fischiarla, lei non è Crozza che deride il politico di uno schieramento, è una di noi, non vuole prendere in giro la politica ma è stanca di essere presa in giro dalla politica. Quando si mette a ballare completamente senza coordinazione e fuori sincrono rispetto alle altre ballerine sul palco, lo fa con il sorriso in bocca per tutto il tempo. Non importa come balli, ma è importante che tu balli per diffondere la nobile causa. Porta abiti eleganti ma senza essere aggraziata, probabilmente perché non è abituata ad indossarli. È una di noi, una che ha una famiglia da mandare avanti, una che ha la cena da preparare, la spesa da comprare, i figli da accompagnare a scuola, un marito con cui discutere su chi deve caricare la lavastoviglie, una che litiga coi vicini per il troppo rumore dei bambini. Una che, per puro caso, si è ritrovata a condurre la manifestazione più importante d’Italia. Ovviamente non è così, ma ci piace pensarlo. Luciana Littizzetto a Sanremo 2013 è l’alunno un po’ discolo, quello che non sta fermo un momento, che parla a sproposito, che fa ridere la classe con le sue trovate. E che fa ridere anche il maestro ma che finge di rimanere serio e di non vedere quello che il suo alunno sta facendo.

Cose a caso nella terza serata. Simona Molinari e Peter Cincotti sono il duo che si presenta tutti gli anni a Sanremo e di cui non ci ricordiamo mai niente a cinque minuti dalla conclusione, tutti gli anni tocca a qualcuno, quest’anno è toccato a loro, anche se lui prova invano a farsi ricordare come “quello che suonava il piano in piedi”. Marco Mengoni aveva ciuffo alla Michael Jackson. Malika Ayane continua il suo processo di “donatelizzazione”. Chiara era vestita decentemente a ‘sto giro. Max Gazzè non pervenuto. Il pezzo di Annalisa rimane quello che mi ha convinto di più. Simone Cristicchi era tutto rosso in faccia. È già la seconda volta che Littizzetto cita Benedetta Parodi parlando di cucina, chissà la bile di Antonella Clerici. Antony and the Johnsons, momento toccante, soprattutto il discorso che tiene dopo aver cantato. Riesce a dire le stesse cose che aveva detto Littizzetto un’ora prima ma senza quella retorica rassicurante. Leonora Armellini suona Chopin vestita per la prima comunione. Bravissima, eh, ma du’ palle. A rassicurare gli animi ci pensano Roby Baggio che tiene un discorso da fratello maggiore rivolto ai giovani d’oggi (“Fate sacrifici e non fermatevi di fronte a nulla, neanche ad un’operazione alle ginocchia”) e Al Bano che fa tutto il suo classico repertorio (da “Nostalgia canaglia” a “Felicità”, da “EEEEEEVAAAAAA” ai vari “EEEEEEEEEEEE”), peccato che sia simpatico come un gatto attaccato agli zebedei e che non sempre riesca a tenere quelle note che lo contraddistinguono. Qualcuno gli dica che non c’è nulla di male ad andare in pensione.

I giovani. Andrea Nardinocchi, “Storia impossibile”. Ad un secondo ascolto mi sembra il brano migliore tra quelli proposti quest’anno, peccato che il tema del testo sia fin troppo sanremese. Antonio Maggio, “Mi servirebbe sapere”. Ad un certo punto canta anche il maestro che sembra uscito da un cartoon dei Looney Tunes (grosso, coi capelli lunghi, in frac e fazzoletto bianco in mano). Paolo Simoni, “Le parole”. Ricompare il maestro Sabiu che alla fine lancia lo spartito (déjà vu a go-go). Ilaria Porceddu, “In equilibrio”. Canta il ritornello in sardo, cos’altro potresti fare con quel cognome? Passano il turno Maggio e Porceddu.

Tg1 a tradimento. Il papa incontra i sacerdoti romani.

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ovvero quella volta che avrei voluto vedere la serata di apertura del Festival della Canzone Italiana per avere qualcosa di cui scrivere sul blog e mi sono ritrovato ad una tavolata in cui si parlava dei Massimi Sistemi mentre in sottofondo andava la suddetta trasmissione.

SIGLA

Fabio Fazio è seduto sui gradini del palco, al buio e vestito di nero. Dice che è il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, poi parte il “Va, pensiero” e il giochino è guardare in faccia gli orchestrali e i coristi senza mettersi a ridere (orecchie a sventola, occhi da triglia, labbra resistenti all’acqua… Secondo me c’è stato un pizzico di stronzaggine da parte del regista nell’indugiare su certi primi piani; la sensazione è diffusa anche alla mia tavolata).

L’ingresso di Luciana Littizzetto viene annunciato subito dopo. L’arrivo in carrozza non mi lascia sorpreso visto che la notizia era stata già ampiamente diffusa nel pomeriggio; quello che non mi sarei mai aspettato è vedere Luciana Littizzetto piuttosto emozionata. Muove nervosamente la mano imitando il saluto di una Barbie Principessa (Fazio dice che è un misto tra Cenerentola e Crudelia De Mon, invece), ha un leggero tremore nella voce, ride a scatti, quasi cade scendendo dalla carrozza. Una volta dentro l’Ariston può finalmente fare quello che le riesce meglio: la Luciana Littizzetto. Stringe le mani al pubblico in platea, sale sul palco, legge l’ennesima letterina. Il destinatario è un ipotetico San Remo a cui chiede sostegno per la conduzione del Festival (“Ti prego, fa’ che non mi scappi la rima con Gualazzi”, “Ti prego, fa’ che non mi scappi una battuta sui politici ché siamo in par condicio”, fino al finale “Ti prego, fa’ che dica poche volte la parola ‘culo’”). Applausi a scena aperta. Intanto viene inquadrata per la prima volta Lorella Cuccarini (le inquadrature a Lorella Cuccarini saranno una costante della serata). Littizzetto inizia a giocare con la rosa che le ha regalato Fazio, se la passa sotto le ascelle, dice che è più alta di lei, la usa come lancia. Tutto molto divertente. Se sei in seconda media.

Siccome Fazio ha già usato la storica espressione “siamo già in ritardo” mentre Littizzetto saliva sul palco (wtf?), la gara può iniziare.

Il primo ad esibirsi è Marco Mengoni. La principale novità di questa edizione è che ogni cantante propone due canzoni di seguito; il pubblico maggiorenne (eh eh) televota da casa la canzone preferita e la vincitrice passa alla gara vera e propria. Questo è il motivo per cui stasera ci saranno solo sette big sul palco. La prima canzone di Marco Mengoni è “L’essenziale” che è la tipica canzone sanremese, grandi archi, grandi temi, grande noia. Mengoni è piuttosto contenuto nella sua performance, non ci siamo abituati. “Bellissimo” è più ritmato. Scritta anche da Gianna Nannini, è la tipica canzone di Gianna Nannini. Non rimane che concentrarsi sul look. Marco Mengoni dovrebbe tagliarsi i baffi. Marco Mengoni si mette troppo gel nei capelli. Marco Mengoni non può permettersi di portare i capelli a spazzola con quell’ampia fronte che si ritrova. Marco Mengoni è magrissimo. Marco Mengoni, quasi quasi son pronto a giurarci, porta le lenti a contatto. Entra Marco Alemanno – altra novità pop: ogni cantante è accompagnato da un vip che legge il verdetto sulla canzone che passa al televoto, un vip che, almeno nella mente degli autori, dovrebbe avere qualche punto in comune con il cantante, ma non sempre è chiaro quale sia – ed è subito amarcord Lucio Dalla. Passa “L’essenziale”.

Raphael Gualazzi canta “Senza ritegno” e “Sai (ci basta un sogno)”. Suona anche il piano perché lui fa jazz. La cosa più interessante è che il ragazzo è dimagrito rispetto al 2011, si è tagliato i capelli e si è fatto la barba. La mamma sarà contenta. Passa la seconda canzone, dice Ilaria D’Amico (il commento dalla tavolata è stato: “Ma ce la fa a respirare in quel corsetto?”, subito dopo “Ma questa chi è?” di fronte al quale ho avuto un semimancamento – in realtà volevo una scusa per dire, almeno una volta nella vita, “Portatemi i sali, presto!”).

Intermezzo. Luciana Littizzetto vorrebbe scendere dalle scale ma le scale non ci sono. “Dovresti buttarti come ha fatto Felix Baumgartner”, le dice Fazio. Toh, entra in scena proprio Felix Baumgartner. “Ma che bel vestito viola”, commenta sarcastica Littizzetto. Prima (mia) risata di gusto della serata.

Daniele Silvestri propone un pezzo impegnato, “A bocca chiusa”, e uno più cazzeggione, “Il bisogno di te (ricatto d’onor)”, proprio come ci ha abituato in questi anni di carriera. Mentre Renato Vicini si posizione alle spalle del cantante e traduce il pezzo nel linguaggio dei segni – il top è stato quando ha continuato a tradurre anche la parte strumentale –, alla tavolata ripassiamo le vicissitudini sentimentali di Silvestri. Il secondo pezzo inizia con troppi “Prova, prova, sa, sa” che anche no. Passa il primo, dice Valeria Bilello che si era messa un rossetto particolarmente arancione o almeno così sembrava dalla mia televisione.

La parte più bella del brano “Dr. Jekyll and Mr. Hide” di Simona Molinari è quando il suo partner sul palco, Peter Cincotti, le canta “Ma tu chi sei?”. Eh, Peter, ce lo chiediamo un po’ tutti. Scopro da Wikipedia che Molinari ha partecipato al musical “Jekyll & Hyde” con Giò Di Tonno, ma guarda un po’ i cicli della vita. Sul secondo pezzo, “La felicità”, i due mostrano una notevole alchimia e lui un paio di volte fa quello sguardo da “Mo’ ti strappo le mutande a morsi”. Entra la tennista Flavia Pennetta e Luciana Littizzetto fa tutte le gag che ti puoi aspettare da Luciana Littizzetto che ha a che fare con una tennista (“Eh, ma come sei alta in confronto a me”, “Ma perché fate quei versi porno quando giocate a tennis?”). Comunque, passa “La felicità”.

Intermezzo. Maurizio Crozza scende dalle scale che nel frattempo si sono materializzate (“Sembrano ‘Edward mani di forbice’”, aveva commentato Littizzetto). Veste i panni di Berlusconi, ripete il monologo che aveva proposto la settimana scorsa a “Ballarò” e canta – bene – una canzone parodia. Sto giusto pensando a quanto sia stato furbo a tenersi un sottofondo musicale per tutto il monologo in modo che non si sentissero eventuali rumori dalla sala quando dal pubblico arriva qualche urlo. “No alla politica al Festival!”, “Torna a casa!”, fino al “Pirla!” che costringe Fazio a salire sul palco e a prendere le difese del comico. Crozza prova a proseguire un altro paio di volte, viene interrotto nuovamente, prova a riprendere il monologo partendo dalla lontana, riesce a proseguire ed imita Bersani, Ingroia e Montezemolo con una verve ridotta all’osso. Non lo invidio per niente. Alla fine Fazio dice che c’erano due contestatori noti che sono stati allontanati. In effetti la maggioranza del pubblico in sala sembrava applaudire.

Riprende la gara. Marta sui tubi. “Dispari” e “Vorrei”. Passa la seconda, annunciano le sorelle Cristina e Benedetta Parodi (chissà cosa ne pensa Antonella Clerici della presenza di Benedetta Parodi a Raiuno). Ma il momento più alto è quando uno dei Marta sui tubi corre a baciare Luciana Littizzetto e le dice “Ma quanto sei gnocca?!”. Cose che non pensavamo che avremmo mai sentito con le nostre orecchie.

Intermezzo. Stefano Olivari e Federico Novaro entrano in scena, zitti zitti, quatti quatti, si mettono a sedere su due sedie al centro del palco e mostrano cartelli alle telecamere. Come Bob Dylan! Come Ligabue! I loro cartelli raccontano di come si sono conosciuti e che a San Valentino si sposeranno. A New York, ché in Italia non ci sono leggi per poterlo fare. Poi, come sono arrivati, se ne vanno, in silenzio, senza disturbare, senza scambiarsi quel bacio di cui tanto si era parlato nel pomeriggio per non creare facile scompiglio e rischio d’infarti nei telespettatori di Raiuno. Non c’è mai stato niente, tranquilli, era solo un velo di nebbia, un disturbo del televisore, una pubblicità più lunga del necessario, un sogno ad occhi aperti. Il pubblico applaude.

Maria Nazionale canta “Quando non parlo” – dalla tavolata qualcuno chiede, “Ma canta in spagnolo?” – ed “È colpa mia”, quest’ultima in napoletano. Flashback. Avrò cinque o sei anni. È domenica, sono in sala con mio padre, siamo soli. Stiamo guardando non ricordo cosa in televisione. Ad un certo punto mio padre esce dalla stanza, torna con lo stereo e lo fa partire a palla. Era una compilation di musica napoletana. Nino D’Angelo, Mario Merola, o’ Zappatore. C’erano TUTTI. A quel punto tenere accesa la televisione non aveva più senso. A quel punto tenere acceso il cervello non aveva più senso. Morale della favola, a tutt’oggi se vuoi che non ti stia ad ascoltare è sufficiente che metti una canzone napoletana in sottofondo e non udirò una sola parola che esce dalla tua bocca o da quella di chiunque altro nella stanza. In compenso ho imparato a fare dei lego che lèvati. Vincenzo Montella, napoletano, dice che il brano che passa il turno è…

Intermezzo. Viene annunciato l’ingresso del calciatore Angelo Ogbonna che consegna il premio alla carriera a Toto Cutugno chiamandolo “Totò”. I’ve a feeling we’re not in Kansas anymore. La situazione è fin troppo didascalica: un ventenne di origini nigeriane, cresciuto a Frosinone e che “ce la sta facendo”, premia colui che è famoso in tutto il mondo per il brano “L’italiano”. Forse la situazione non è proprio così chiara e Fazio si sente in dovere di aggiungere che Ogbonna è un italiano proprio come lui, come me, come te. Tutto molto nobile, tutto molto bello. Peccato che la prima cosa che dica Cutugno sia: “Io però tifo Milan e anche lì ce n’è uno come te”. Gelo. Meglio passare la parola alla musica. Toto canta – indovina? – “L’italiano” accompagnato dall’Armata Rossa – dicono che in Russia i biglietti per un concerto di Cutugno vadano via come il pane. Infine, Fazio chiede all’Armata d’intonare a cappella il “lalalala” del brano e Cutugno chiede a Littizzetto di dirigere il coro (“Batti bene!”, le dice e lei non si lascia scappare l’occasione per fare quella battuta a cui stai pensando adesso, proprio “’Batti bene’” non me l’aveva detto mai nessuno!”. Evidentemente Toto non sa che Littizzetto insegnava musica alle medie). Resta il fatto che l’impatto dell’Armata Rossa è veramente notevole.

Tg1 a tradimento. Il Tg1 sta a Sanremo come il Tg2 sta alle Olimpiadi. Di solito riesci ad evitare entrambi i telegiornali, durante Sanremo o le Olimpiadi è impossibile. È lo scotto da pagare. D’altronde, CHI non vuole sapere cosa stia facendo il Papa per dieci minuti di seguito? Soprattutto in questi giorni.

Chiara. Tutti amano Chiara. Chiara è la beniamina dei socialcosi. Chiara ha vinto l’ultimo “X Factor”. Chiunque abbia visto Chiara fin dalla prima puntata del talent show ha deciso che Chiara sarebbe stata l’unica vincitrice ammissibile, altrimenti il mondo è cattivo, Babbo Natale non esiste e la mamma di Bambi viene uccisa nella prima mezz’ora del film. Io no. Io non ho visto una sola puntata di “X Factor”, quest’anno. Io non ho Sky e mi rifiuto di vedere le repliche su Cielo dopo che per tre giorni si sono discussi tutti i particolari della scaletta, delle canzoni, dei vestiti, delle liti tra i giudici e i “Simona, sei falsa, cazzo!”. Chiara porta a Sanremo “L’esperienza dell’amore” e “Il futuro che sarà”, scritte rispettivamente da Federico Zampaglione e da Francesco Bianconi. Capisci l’hype? Per restare in tema di “X Factor” si può dire che le canzoni di Chiara siano una pippa pazzesca. Il vestito di Chiara è una pippa pazzesca. L’accento di Chiara è una pippa pazzesca. Lei invece è bravina, con un paio di brani migliori potrei anche prendere in considerazione l’idea di comprare un suo disco. Comunque, il pallanuotista Stefano Tempesti dall’alto dei suoi due metri e cinque centimetri, dice sempre Wikipedia, proclama vincitrice “Il futuro che sarà”. Ciao, Zampaglione, torna a fare film e a condividere la casa con Claudia Gerini. Littizzetto prova a rimettere a loro posto gli ormoni in subbuglio per la presenza di Tempesti e saluta con Fazio. Andate in pace, la prima serata è finita.

Cose a caso. Gli stacchi su Lorella Cuccarini – sul serio: perché? Perché così tanti? Gli addominali di Anna Tatangelo nello spot di Coconuda. Il nuovo temibile film di Alessandro Siani, a San Valentino, nei cinema. La nuova imminente agiografia con Fiorellino come protagonista. L’irrefrenabile e inspiegabile voglia di comprare un prodotto della Samsung. Un tablet, un pc, un telefono, qualsiasi cosa. Ora. Fazio che punzecchia Anna Oxa (“Ah, ma se c’è l’Armata Rossa, allora ha ragione la Oxa a dire che il Festival fa politica!”). La canzone di Maria Nazionale che è passata è “È colpa mia”Ho appena letto che Andrea Vianello ha diffuso i dati di ascolto di ieri sera in anteprima: 48,24% di share, oltre 12 milioni di spettatori (il Corriere dice 47,61% e 14 milioni ed è subito GIALLO), praticamente uguale al debutto di Morandi dell’anno scorso. Un successone, insomma.