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Tag Archives: sanremo 2012

Giornata di sole.

Per mettere definitivamente una pietra su Sanremo vorrei dire che, a un paio di giorni dalla serata finale, le uniche canzoni che mi ronzano in testa sono quelle di Arisa e di Celeste Gaia, ingiustamente cassata dalla manifestazione anzitempo. E poi ci sarebbe anche la canzone di Noemi ma di quella mi ricordo solo la melodia e non le parole se si esclude il ritornello che non saprei se si può contare visto che ripete il titolo per cinque volte. Ci sarebbe anche Patti Smith che canta “Impressioni di settembre” con i Marlene Kuntz ma è successo poi davvero?

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Giornata di sole.

Serata finale del Festival di Sanremo. La noia. Alle 22,30 avevano finito di esibirsi tutti i cantanti in gara, da lì in poi è stato cazzeggio puro per tre ore. Ha cominciato Adriano Celentano con il pippone già rodato di fatti suoi, l’invettiva contro la stampa cattolica (again), contro i giornalisti che non l’hanno capito, la mamma che vuole più bene al fratellino appena nato. La novità è stata che a ‘sto giro Adriano nostro è stato fischiato da una parte della platea – quella in alto, l’unica disposta a mostrare un po’ di feedback alla manifestazione – e sarei curioso di sapere se il pubblico fosse lo stesso dell’altra serata, quello che applaudiva, per intenderci. Celentano non l’ha presa bene, sembrava piuttosto intimorito e visibilmente stupito dalla reazione. Quella che ha tirato fuori gli artigli è stata la signora Mori che, in sala stampa, ha parlato apertamente di complotto organizzato dalla stessa Rai per screditare il marito. Anyway, l’intermezzo non è durato tanto e si è potuto esibire il vincitore di Sanremo Social (o Soccial, secondo Morandi) che non si era potuto esibire la sera della vittoria in quanto minorenne. Ora, parliamone, ma che senso ha che i concorrenti under 18 possano gareggiare ma non possano partecipare ad una diretta dopo la mezzanotte considerando che la prima serata inizia verso le 21,30 e la seconda non esiste perché inglobata direttamente dalla terza? Se si vuole mantenere questa regola bisognerebbe che qualcuno riscrivesse la scaletta del programma per evitare questi teatrini tutti gli anni. Poi ci sono stati i Cranberries che hanno cantato “Zombie”. Come nel 1994. Solo che nel 1994 potevano essere fighi, nel 2012 fanno solo tristezza. Chi ha fatto ridere, invece, è stata Geppi Cucciari che ha dimostrato come si possa fare ironia su tutto senza necessariamente essere volgari o offensivi. Ha persino concluso il suo ultimo monologo ricordando il rapimento di Rossella Urru e insegnando così ai comici che l’hanno preceduta come si possa far ridere e utilizzare uno spazio pubblico per diffondere informazioni e tenere alta l’attenzione su di un caso che rischia di finire nel dimenticatoio. Chapeau. Verso l’una e mezzo hanno proclamato il vincitore, o meglio, la vincitrice e la prima cosa che le ho sentito dire tra le lacrime è stato un “Franci… Franci…” con buona pace di chi era a casa ad aspettare un sms. Ora, io non lo so perché chi esce dai talent di Canale 5 finisce per trionfare al Festival di Sanremo da un paio di anni a questa parte. Di sicuro il meccanismo del televoto aiuta ma non può essere solo quello. Di sicuro l’ambiente musicale di “Amici” o di “Io canto” è più vicino a quello di Sanremo. Di sicuro Sanremo continua ad essere un punto di arrivo per molti concorrenti dei talent. Però, bo, non mi so dare una spiegazione precisa. Altri momenti clou della serata: l’abito blu di Noemi da pugno in un occhio e gli auguri che ha fatto alla mamma, il saluto ai vecchietti all’ospizio di Samuele Bersani, Olga Fernando che continua ad avere una vita nonostante la chiusura del “Maurizio Costanzo Show”. Ciao, Sanremo, è stato bello per quest’anno, anche se meno bello dell’anno scorso, ma ti saprai rifare, credici.

Giornata di sole.

Seconda serata di Sanremo. Piaciuta la scelta di lasciare maggiore spazio alle canzoni e inframezzarle con sketch comici, rende tutto lo spettacolo più godibile e ne beneficia anche l’ospite il cui intervento viene spalmato in più momenti e non risulta una lunga predica. O forse è il format della predica che ben si adatta all’ospite Celentano e il format dello sketch che si adatta ai Soliti Idioti. Tutto un adattamento, insomma. Piaciuto per niente il contenuto degli sketch. Volgare, gretto, imbarazzante, qualunquista. Il problema di base è che in Italia non esiste una rete di protezione verso le persone lgbt. Nessun partito fa sua la battaglia per i diritti degli omosessuali (sì, ci sarebbe il Pd ma le diverse opinioni all’interno del partito fanno in modo che non si prenda una posizione netta a proposito) (sì, Ivan Scalfarotto è vicepresidente del Pd, Nichi Vendola è presidente di SEL, Paola Concia è deputata, ma finisce lì), non c’è un’associazione di categoria – se così si può chiamare – che sia presente su tutto il territorio e soprattutto che faccia qualcosa di più che scrivere comunicati sdegnati il giorno dopo, e non c’è la solidarietà da parte di chi lgbt non è. Non su grande scala, almeno. Prendi la platea di Sanremo, quella che applaudiva alle battute più grette dei Soliti Idioti sui froci, quella che ha fischiato una delle venti volte in cui Morandi ha detto che lui non ha nulla contro gli omosessuali, quel pubblico lì, insomma, è stato parte attiva nel successo di una comicità basata su luoghi comuni che tutto il mondo occidentale ha deciso di lasciarsi alle spalle (la canzoncina che recita che un omosessuale è una donna senza il ciclo mestruale rimanda ad un immaginario da “Il vizietto”, un film di 34 anni fa). Fare satira – se così si può definire – su di un argomento non ancora metabolizzato dall’attuale società italiana e farlo mettendo in scena gli stereotipi del caso (uomini effeminati, in abiti aderentissimi e zeppe, interessati alla moda, a sposarsi e ad avere figli a loro volta omosessuali) per una platea di ultrasessantenni abituati a far coincidere l’omosessualità con Cristiano Malgioglio e Vladimir Luxuria non significa fare comicità ma impedire lo sviluppo culturale di un intero Paese, con l’aggravante che si adagia su un livello di pigrizia mentale (riconoscere l’omosessualità di Malgioglio e di Luxuria non richiede un grande sforzo d’immaginazione, incarnano molti cliché del caso, di conseguenza è più rassicurante del pensare che l’idraulico, quello con il culo di fuori quando si piega per sistemare un tubo della cucina e con la pancia che straborda dai pantaloni, potrebbe essere attratto dalle persone del suo stesso sesso). Poi uno si aspetterebbe di vedere rappresentanti del mondo lgbt pronti a far battaglia, magari anche dagli studi televisivi, ma così non è. Per dire, il direttore dell’Avvenire ieri era praticamente ovunque, da Sky Tg24 a Pomeriggio 5, solo per una battuta di Celentano di martedì. La cosa che mi lascia più perplesso è che i Soliti Idioti sono apprezzati soprattutto da un pubblico di giovanissimi che, evidentemente, fanno loro un certo modo di trattare l’argomento omosessualità – aiutati da una canzoncina piuttosto orecchiabile -, chissà come deve sentirsi un loro coetaneo che si avvicina alla propria sessualità accorgendosi di essere gay e chissà come si sentiranno le ragazze lesbiche che, in tutto questo, non sono neanche un’opzione.

Il resto della serata è passato piuttosto liscio.

Merita una menzione a parte Elisabetta Canalis. Perché una che si ripresenta senza essere cambiata una virgola dall’anno scorso, senza aver imparato il mestiere da presentatrice, una che ride a metà delle battute ammazzandone lo spirito comico, una che non si fa problemi a dire a Papaleo che gli piace un casino invece di leggere il gobbo, una con una risata isterica ogni volta che dovrebbe essere seria o dovrebbe annunciare un cantante, una che chiede alla Rodriguez, così, come se nulla fosse, se si è messa le mutande, una che annuncia Finardi chiamandolo “Ugenio” e che il giorno dopo scrive “Ma secondo voi #Ugenio se la sara’ presa? ☺” con tanto di faccina sorridente – la faccina che ride, cazzo -, una che non riesce a leggere due righe di fila, una che parla convinta di essere che ci sia la pubblicità senza rendersi conto di essere ancora in onda con il microfono acceso, una così, insomma, non può che trovare tutta la nostra solidarietà. Respect, Elisabetta. Respect.

Terza serata. La noia la vincerà. L’idea di far cantare ai concorrenti e agli ospiti internazionali i grandi successi nostrani esportati nel mondo dovrebbe iniziare e finire con “Volare” che, lo so, si chiama “Nel blu dipinto blu”, ma se anche Gianninostro la chiama “Volare” allora è tana libera tutti. Lo spettacolo è quantomai variegato. Il momento più alto ce lo regalano i Marlene Kuntz – poi cassati definitivamente dalla gara in sé – con Patti Smith che cantano “Impressioni di settembre” della PFM, giustamente premiati dalla sala stampa. Al contrario Gigi D’Alessio, Loredana Berté e Macy Gray (che si è mangiata Giuliano Sangiorgi che si è mangiato i Negramaro) hanno dato vita al trio meno omogeneo che si potesse immaginare, ognuno con il suo stile, ognuno diverso, ognuno in fondo perso dentro i cazzi suoi. Per il resto, l’eleganza e la bravura di Skye hanno messo in secondo piano Nina Zilli che imita la Goggi che imita Mina, Sarah Jane Morris ha tirato fuori un vocione che non ti aspetti mentre Noemi si fa sgamare a leggere spudoratamente dal gobbo, Josè Feliciano ci regala un bel momento intonando con Gianninostro “C’era un ragazzo…”. Ben due i momenti WTF, entrambi ad inizio sera. Prima un Shaggy diventato la fotocopia della fotocopia di sé stesso fa partire un “Mr Lovalova” a tradimento e poi si mette a fissare senza ritegno il culo di Chiara Chicazzosono Civello, il delirio raggiunge la sala regia che si sofferma sulle tette della stessa in un lunghissimo primo piano. Poi Samuele Bersani e Goran Bregović – che Morandi si ostina a chiamare “Brecoviz” – cantano “Romagna mia” prosciugando l’Adriatico con una colata di cemento, dice Bersani.

Infine (leggi: all’1.20) c’è stato il ripescaggio di due cantanti in gara eliminati la seconda sera: la coppia Gigi D’Alessio+Loredana Bertè e la coppia Pierdavide Carone+Lucio Dalla (potere del televoto, vieni a me!); eliminati definitivamente i Marlene Kuntz e Irene Fornaciari (che nella serata dei duetti è scoppiata a piangere per aver sputtanato completamente la carriera di Brian May). Ciao ciao. E’ stato bello finché è durata.

Stasera niente serata con i duetti, si va a teatro, a meno che Gianninostro non decida di tirarla particolarmente lunga. Mi perdo anche la proclamazione del vincitore di Sanremo Giovani Social, poca cosa, visto che l’unica che meritava di vincere è stata irrimediabilmente eliminata (e tanto vince l’amico di Gerry).

Giornata di sole.

Cercare un parcheggio ai poliambulatori del policlinico è un’impresa in condizioni ottimali, figuriamoci quando metà dei posti auto sono ricoperti dal ghiaccio e tra una corsia e l’altra ci sono dei posteggiatori abusivi la cui attività, per inciso, era stata bandita dal sindaco un anno fa, ma vedo che.

Da qualche anno ho preso l’abitudine di seguire la diretta da Sanremo con un occhio sui socialcosi, un po’ snob come atteggiamento (guardo quello che guardano tutti ma lo faccio segnalando il peggio), ma mi diverte molto. Dei cantanti non mi è piaciuto praticamente nessuno. Molte aspettative su Samuele Bersani e Noemi prontamente deluse dalle prime note delle loro canzoni (Noemi aveva due aggravanti: un testo scritto da Fabrizio Moro, un colore di capelli improponibile), Nina Zilli ha giocato un po’ troppo a fare quella che scimmiotta Mina, Pierdavide Carone si vuole vendere come il nuovo cantautorato che avanza e poi porta una canzone su una prostituta e sai la novità, piuttosto avrebbe dovuto puntare su Dalla come selling point, Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar vestita da Ransie la strega per non parlare del solito pezzo che ripropongono ogni volta, Emma ha preso a cuore i casi umani ma il suo pezzo rimane una palla, Irene Fornaciari che urla “VAI SANREMO!” ed è subito tristezza, il cantante dei Marlene Kuntz col dolcevita sotto la camicia, Chiara Machicazzosono? Civello non pervenuta, Francesco Renga che renghizza, Dolcenera che ha lasciato la personalità nel beauty case con la matita per gli occhi e Eugenio Finardi che, be’, non si spara sulla croce rossa. Insomma, tocca tifare per Loredana Bertè (senza Giggi Giaccadafonzie D’Alessio) o Arisa alla meno peggio.

Di Celentano non mi è piaciuto praticamente nulla. Né la durata del suo intervento – quasi un’ora -, né l’attacco ai giornali cattolici che gli ha fatto fare la figura del rosicone per le critiche sul cachet ricevute da Avvenire e Famiglia Cristiana nelle scorse settimane, né tanto meno la sparata contro la Consulta venduta come gesto antidemocratico. E’ la legge che prevede che la raccolta delle firme sia seguita da un controllo della Corte di Cassazione prima e dalla Corte Costituzionale poi. Va da sé che un controllo in quanto tale può anche dare esito negativo, bisogna accettarlo senza gridare allo scandalo tutte le volte, si chiama maturità e sarebbe bello vederla ogni tanto.

Piaciuta l’idea iniziale, riciclata dall’anno scorso, di mettere in apertura Luca e Paolo, creando continuità con la passata edizione. Piaciuto meno lo sketch.

Poi c’è stato Morandi che ha detto un “minchiate” e un “cazzo” ed è stato molto destabilizzante.

Ah, c’erano anche Belén e Elisabetta Canalis che ballavano sul cadavere di una non meglio precisata diciannovenne slava bloccata da un torcicollo (Gianninostro, presentando Papaleo – ah! c’era anche Rocco Papaleo – ha detto qualcosa del tipo, “Doveva esserci una figa di 19 anni, invece c’è Rocco Papaleo”. LOL, Gianni, LOL).