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Tag Archives: tg5

Ho visto Studio Aperto e il Tg5 di oggi.

Il primo ha dato ampio risalto alla cronica, come suo solito. Da apripista Silvia “Cogne” Vada si occupa della quindicenne uccisa dall’esplosione del vetro del portone del suo condominio, una scheggia dritta nella giugulare; gli amici hanno assistito alla scena, impotenti. Poi tocca a Roma ed è subito giallo. Settantaquattrenne ucciso nell’androne del palazzo dove viveva da qualcuno che l’aspettava nell’ombra. E via così.

Il Tg5, invece, ha scelto di dare maggiore spazio alla politica, al referendum, quindi, e alle reazioni dei partiti. E’ un servizio ad attirare la mia attenzione. Si parla delle conseguenze dell’esito referendario, di come il no al nucleare obbligherà il governo ad una maggiore apertura alle fonti rinnovabili, di come l’acqua rimarrà un bene pubblico, anche se il problema del servizio idrico italiano risiede nelle tubature rotte e nel conseguente spreco di tale bene, chissà, magari una gestione privata avrebbe sistemato qualche perdita. Insomma è un non detto che rimane nell’aria: siete andati a votare nonostante il Presidente del Consiglio vi avesse invitato all’astensione? Non dovete sorprendervi se un domani ci sarà un aumento nelle vostre bollette.

Mi sono perso il Tg4 di ieri sera, ma pare che l’argomento principe fosse il peso forma di Gasparri.

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[…] la rubrica «Secondo voi» che Paolo Del Debbio, editorialista del Giornale e di TgCom, professore incaricato di Etica Sociale e Comunicazione allo Iulm di Milano, conduce sulle reti Mediaset. Dove il «secondo voi» va inteso come una sorta di trasferimento semantico, di traslazione: faccio dire ad altri quello che io penso, in modo da rendere più persuasivo il mio discorso. È una classica tecnica di manipolazione televisiva, molto usata nei tg […]. L’intervista all’uomo della strada è uno dei più abusati artifici della messinscena del reale. Esempio: il cronista intervista venti persone su una importante decisione del governo. Dieci sono da buttare via perché inutilizzabili, cinque sono a favore del governo e altre cinque contro. Basta non rispettare le proporzioni e il giochino è fatto. Il messaggio che il tg manda in onda è: l’opinione pubblica la pensa come il governo. Oppure: l’opinione pubblica è contro il governo. Più un tg fa ricorso all’intervista da strada più è evidente che è in atto una manipolazione.

Mi è tornato in mente questo articolo di Aldo Grasso del 2006 due volte oggi, entrambe durante la visione di un telegiornale delle reti Mediaset.

Durante il Tg5 delle 13, a conclusione delle notizie di politica interna, è partito un servizio nel quale un intervistatore si preoccupava di chiedere “che ne pensa la gente comune di quello che sta succedendo in queste ore” e se fosse “in atto un accanimento giudiziario nei confronti del premier Silvio Berlusconi” (da 6:10). Le risposte sono state presentate come rappresentative delle opinioni di tutti gli italiani, “da Roma a Milano, da Torino a Bari”, e per lo più “gli italiani” sono concordi nell’affermare che Berlusconi sia stato preso di mira dai media e che siano stati messi sulla piazza aspetti “non così importanti”, troppo personali e privati della vita del Presidente del Consiglio e che, sì, certe notizie escano ad hoc perché pilotate da una certa corrente politica o da certa magistratura, “purtroppo sparano tutti a zero”; insomma, si sottolinea quello che lo stesso Berlusconi aveva detto solo qualche servizio prima, cioè quel nuovo diktat partito dal Salone del ciclo e del motociclo: “non leggete più i giornali perché v’imbrogliano”. (Per la cronaca, su nove intervistati solo uno afferma che “sinceramente [Berlusconi]  non sia sotto un attacco giudiziario” ed un altro si limita ad un “è complicato”).

Tg4, edizione delle 19.
Dopo un menù introduttivo dedicato alla commemorazione dei defunti e alla “violenta ondata di maltempo che ha investito quasi tutto il Paese”, Fede presenta la pagina politica nella speranza di “superare il pettegolezzo e di riflettere sui veri problemi del Paese”; interviene per via telefonica Italo Bocchino che assicura l’appoggio al governo. La politica estera convoglia su “Sainè” (Fede la chiama proprio così, “Sainè”) e sugli “appelli dal mondo civile” con un altro ospite al telefono, questa volta è il turno di Frattini.
Conclusa l’introduzione, il direttore del Tg4 dedica una lunga pagina al clima e, finalmente, arriva “la cronaca dal buco della serratura” e, siccome il garante lo obbliga ad occuparsi anche dell’opposizione, parte un servizio dedicato alle varie opposizioni, compatte nel criticare Berlusconi, meno compatte nel trovarsi un leader cui appoggiarsi (e parte l’elenco di papabili avversari di Berlusconi in caso di elezioni anticipate, un calderone nel quale viene messo dentro anche Prodi, anche se quest’ultimo ha dichiarato di non volersi candidare come sindaco di Bologna, senza parlare di elezioni politiche). Di conseguenza, è solo da 25:51 che entra in scena l’opinione pubblica con l’intervista a cinque cittadini di Roma che si confrontano sul tema della “lettura dei giornali, i commenti, oggi che idea si è fatta”. Notizie ad orologeria, “per alcuni sì, per altri no”, i problemi veri non vengono trattati, come l’economia del Paese, per esempio, la disoccupazione… “Non mi ritrovo nei titoli dei giornali” può benissimo essere il riassunto di questo servizio. Di nuovo tornano le parole del premier di questa mattina: “non leggete più i giornali perché v’imbrogliano”.

Sta andando in onda “Vite straordinarie”, programma d’approfondimento di Rete 4; ospite in studio, Emilio Fede, una delle “eccezionali figure” di cui si occupa la trasmissione. (Ripeto: Emilio Fede al pari di Giovanni Paolo II e di Marilyn Monroe.) Il direttore del TG4, la testata giornalistica di Rete 4, viene intervistato da Elena Guarnieri, caporedattrice del Tg5, dopo essere stata per anni volto di Studio Aperto, telegiornale ideato e diretto da Emilio Fede, ospite stasera di “Vite straordinarie”, programma…

Nel TG5 delle 13 di oggi hanno mandato in onda un servizio (video e testo, quasi integrale) sulla RU486.

In un minuto e tredici secondi, il giornalista Marco Palma:

  • sottolinea il patetismo dell’uso del farmaco, il quale “blocca il nutrimento dell’embrione”;
  • nota che la prescrizione della pillola comporta “almeno un giorno di ricovero”;
  • dà voce ad Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, la quale sostiene di aver avuto le mani legate in questa faccenda, in quanto l’introduzione del farmaco nei nostri ospedali sarebbe da rincodurre ad accordi del governo precedente con l’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, e che si tratta di “una vera truffa dire alle donne che è sicura e che rende l’aborto facile”;
  • ricorda la condanna del Papa, solo due giorni fa;
  • conclude buttando lì un “costo e modalità di prescrizione ancora da stabilire”.

Ovvero, tu, giovane (ma anche no) donna che tra qualche mese avrai la possibilità d’interrompere la tua indesiderata gravidanza attraverso un metodo meno invasivo del raschiamento, sappi che: farai morire di fame un bimbo; dovrai sorbirti, come minimo, un giorno di ospedale chiedendo al tuo capo un permesso e spiegando alle tue amiche e conoscenti il perché di questo improvviso ricovero; quei brutti cattivoni della sinistra ti hanno preso in giro dicendoti che sarà una passeggiata; spenderai in ogni caso un bordello di soldi perché, se anche non pagassi direttamente tu, sarebbe a carico del contribuente, te compresa. Tutto chiaro, finora?

Naturalmente sarai dannata per l’eternità, nel caso te lo fossi chiesta.