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Tag Archives: tv

Il problema non è la mancanza di qualsiasi dote attoriale dei protagonisti ché, se il mondo si fermasse ogniqualvota che Tizio ricevesse una retribuzione in cambio di un lavoro per il quale non ha la minima competenza, saremmo in costante apnea.

Il problema non è che in Italia la fiction è recitata da chi non ha uno straccio di preparazione. In Italia ci sono le miss o le aspiranti miss, i grandi fratelli, i villaggi turistici, i fratelli di chi ha fatto i villaggi turistici, i tronisti, le modelle, gli ospiti delle trasmissioni tivvù, quelli che fanno gli spot, tutto, tranne gli studenti delle scuole di recitazione da cui partire.

Il problema non sono gli attori che non sanno recitare e che quando ci provano ad andare all’estero vengono fatti morire dopo cinque puntate e poi hai voglia di dire che se vuoi avere successo in America devi andare ai party tutte le sere e tu invece sei uno che mette la moglie e i tre figli prima di tutto.

Il problema non è che per ogni illuminato pronto a dichiarare l’ovvio – le fiction italiane sono brutte – ce ne siano almeno dieci pronti a scandalizzarsi e a dire che no, anche nella fiction italiana ci sono delle eccellenze. Sì, in genere laddove non ci lavori tu.

Il problema non è la pigrizia degli sceneggiatori che continuano a produrre personaggi buoni buoni vs personaggi cattivi cattivi perché provare a scrivere un eroe con qualche sfaccettatura richiederebbe troppo sforzo da parte loro e ci sarebbe pure il rischio che il pubblico non lo capisca, come se in Italia non fossero mai arrivate, chessò, le dodici stagioni di “NYPD – New York Police Department”, vent’anni fa.

Il problema non è la banalità della trama, che sia facile facile, che riproduca sempre le stesse situazioni, sempre quel VERO Amore contrastato dal signorotto di turno ma che alla fine riesce sempre a trovare la strada per sbocciare. O la mancanza di una ricerca storiografica adeguata, i costumi e le scene rattoppate, tanto quello che conta sono le Emozioni.

Il problema non è l’esilità della trama che il più delle volte serve solo a fini politici. Vuoi capire perché Berlusconi, dato per sconfitto in partenza alle ultime elezioni, sia riuscito ad ottenere il consenso di un quarto dell’elettorato italiano? Non esiste nessun editoriale di Cazzullo, nessuna analisi di Santoro, nessuna intervista di Gruber che te lo possa spiegare bene come una fiction con Manuela Arcuri. È tutto lì dentro. Da quei cattivoni dei magistrati che hanno il coraggio di sottrare il figlio ad una madre, alle prostitute che smettono di essere tali e diventano delle madri coraggio pronte a tutto – leggi: a battere, ma non si deve mai dirlo ad alta voce – pur di mantenere il figlio e tutte sono orgogliose delle proprie scelte di vita.

Il problema non sono le nove stagioni di “Don Matteo”, le sette di “Carabinieri”, le tre de “Il bello delle donne”, che, se sono andate avanti per tanto tempo, è perché c’era qualcuno che se le guardava, ma che se tu, o direttore di rete, mi proponi solo quelle, io che minchia dovrei guardare la sera?

Il problema non sono i registi senza idee, i produttori che non osano, i direttori della fotografia che si grattano la testa (cosa c’entrano le foto con una fiction?).

Il problema è che in Italia esistano dei cosiddetti movimenti dei genitori che decidano di querelare un canale televisivo perché all’interno di una fiction c’è un bambino che recita il ruolo di un (aspirante) omicida che, in quanto tale, tenta di uccidere il fratello. Non solo: non riuscendoci la prima volta, ci prova addirittura una seconda. Comportamento davvero insolito per un (aspirante) omicida. Non si fanno queste cose, signora mia. Non si racconta della gelosia tra fratelli. Non si racconta degli istinti omicidi di un minore. Non si racconta dei familiari che non si vogliono bene. Non si fa, no. Altrimenti il rischio di emulazione è altissimo, soprattutto tra i bambini impressionabili che si sono sintonizzati sulla fiction con Garko e Arcuri. Avete letto i giornali nelle ultime quarantott’ore, no? Avete letto di quanti bambini hanno preso a colpi di ferro da stiro il fratello? O di quanti hanno dato fuoco alla culla del fratello dopo aver visto “Il peccato e la vergogna 2” martedì sera? Ormai è diventata una piaga sociale. E come non ricordare quella generazione di bambini che abbiamo perso dalle schiere dell’eterosessualità dopo che si era immedesimata nei panni di Sailor Moon? Tempi bui per la società moderna.

Il problema è il provincialismo a cui queste sedicenti associazioni di genitori ci condannano.

Provaci tu a raccontare loro di Sally Draper che, a dieci anni, viene beccata dalla madre a masturbarsi di fronte al televisore (facciamo ciao ciao con la manina alla signora ironia).

O di Shane Botwin che, a quindici anni, uccide una donna con una mazza da cricket.

O della diciassettenne Cassie Ainsworth che spiega all’amico Sid come riesca a non mangiare niente pur facendo credere a chiunque di avere un appettito da leoni.

O del teenager Roman Godfrey che usa i suoi superpoteri per violentare le coetanee e per cancellare i ricordi della violenza.

Provaci tu a raccontare di questi minorenni creati dalla e per la televisione alle associazioni di genitori e poi invitale ad usarli come monito con i loro bambini – “Se guardi “Skins” diventerai anoressica!” – e poi dimmi quanti di questi bambini sono riusciti a non scoppiare a ridere in faccia a quelli del Moige.

Possibile che una “rete per un pubblico giovane, che naviga su internet, sensibile alle suggestioni della moderna comunicazione” non abbia uno straccio di sito con un banale palinsesto nei quali riportare i programmi del giorno?

A Studio Aperto è andato in onda un servizio sui provvedimenti in materia di sicurezza che il nuovo esecutivo ha intenzione di emanare, pare, già dal primo consiglio dei ministri. Il decreto prevede un pacchetto di norme nelle cui intenzioni dovrebbe limitare i numeri dell’immigrazione irregolare, introducendo un nuovo reato ad hoc, arrestando i clandestini che sbarcano sulle nostre coste, clandestini che, prima di subire un regolare processo, la cui condanna quantificata in un espulsione diventerà la regola, sarebbero condotti all’interno dei cpt, considerati non più centri d’accoglienza, ma vere e proprie prigioni per criminali legati alla clandestinità. E’ inoltre previsto che tali prigioni aumentino la loro presenza sul territorio nazionale. Verranno ampliati i controlli sul mare, monitorando anche parte di acque internazionali, oltre i nostri limiti giurisdizionali. Anche il trattato di Schengen – la circolazione dei membri comunitari all’interno dell’Europa senza che vi siano controlli da parte delle forze dell’ordine – può essere messo in discussione.

Sono poi seguiti, tra l’altro: un servizio sull’arresto di una giovane donna rom che aveva cercato di rapire un neonato sotto gli occhi attoniti della madre; alcune interviste ad amici e conoscenti del ragazzo ucciso a Verona, rigorosamente incappucciati e di spalle alle telecamere; un terzo servizio su come i cittadini siano preoccupati dalla sicurezza delle loro città.

Chiaro, no? Aggiungiamo un altro tassello.

Ieri, a Tv Talk, Myrta Merlino, conduttrice di Economix, ha indicato tra le cause del crollo degli ascolti del Dr House il fatto che il telefilm in questione sia un programma raffinato, d’élite, adatto ad una rete più di nicchia rispetto a Canale 5 e questo dipenderebbe dai temi trattati, ma soprattutto da come vengono trattati. House è un medico cinico, ateo, autolesionista e tossicodipendente, politicamente scorretto, senza riserve verso i suoi pazienti (nell’ultima puntata urlava “Dov’è quell’ebrea?”, giusto come summa). Fanno da contraltare I Cesaroni, una serie de’ noartri, giunta al termine della seconda edizione. Protagonista una famiglia di romani de’ Roma, una famiglia allargata formata dall’unione tra il romanissimo Amendola e rispettivi pargoli (tutti maschietti) e la toscanissima Sofia Ricci e rispettivi pargoli (tutte femminucce), dalla madre di lei, dal fratello di lui e dalla moglie di quest’ultimo. Una famiglia che deve affrontare diverse crisi, su tutte l’infarto di Amendola provocato dalla scoperta che il suo giovane ed ormonalmente carico figlio se la fa con la giovane ed ormonalmente carica figlia della moglie. Crisi tutte risolte con un bel sorriso sulle labbra, ché la famiglia deve essere unita, nonostante le difficoltà. Perché I Cesaroni hanno avuto un successo in crescendo, mentre quello di Dr House è andato progressivamente calando? La colpa (e il merito) principale è da ricercare nei programmisti del palisensto della rete ammiraglia di casa Mediaset. House è stato bistrattato, prima dalle repliche della seconda e della terza stagione, poi dal continuo cambio di giorno della messa in onda, poi dagli annunci pubblicitari che lasciavano intendere che avrebbero trasmesso due puntate inedite alla settimana, aspettativa che è stata puntualmente delusa dai fatti. I Cesaroni, al contrario, sono sempre andati in onda lo stesso giorno con due puntate alla volta, fatta eccezione per le ultime settimane che, non solo hanno visto uno slittamento dal venerdì al giovedì, ma anche la riduzione ad una sola puntata per fare da traino all’ennesima serie de Un ciclone in famiglia. E perché quelli di Canale 5 hanno compiuto queste scelte di parte? Secondo la Merlino dipenderebbe dal fatto che a Canale 5 si vuole veicolare un messaggio positivo. Ci sono difficoltà economiche nel Belpaese? Il cittadino medio fa fatica ad arrivare a fine mese? A raccimolare i soldi per il mutuo? E, allora, perché tartassarlo con vicende cupe e dolorose, con malati colpiti dalle malattie più gravi e curati da un medico burbero che non sembra nutrire particolare pietà nei loro confronti? L’italiano medio ha bisogno di distrazioni dalla sua disgraziata condizione e, allora, perché non trasmettergli il messaggio di una famiglia spensierata, non quella del Mulino Bianco, no, quella non esiste più e, se mai è esistita davvero, non è credibile; diamo allo spettatore una famiglia moderna, di divorziati, sì, ma uniti nelle loro nuove vite. C’è una difficoltà da risolvere? Armiamoci prima di un bel sorriso, poi di un pizzico di ironia, non per forza romanesca, e poi sediamoci ad un tavolino tutti, genitori, figli, nonni, zii, cani, ché solo alla morte non c’è rimedio. Aggiungiamo quel tanto di torbido – un pseudo incesto potrebbe andare? Ma sì -, ché agli italiani piace guardare dal buco della serratura, ed il gioco è fatto. Un successo clamoroso.

Chiaro, ora la scelta della scaletta di Studio Aperto? Il telegiornale è uno dei principale mezzi d’informazione in Italia, da noi non piace leggere e la diffusione di internet è ancora troppo scarsa. Le 12,30, poi, sono un orario strategico: l’impiegato e l’operaio medio hanno la pausa pranzo a quell’ora e di domenica si guardano le notizie aspettando che lo sfornato e le patate escano dal forno.

Il governo ha deciso di prendere dei provvedimenti in merito ad un maggiore controllo sull’immigrazione clandestina. Lo staff di Studio Aperto non si chiede se sia una decisione positiva o meno. Lo staff di Studio Aperto decide di appoggiare senza esclusioni la scelta dell’esecutivo. Il governo Berlusconi ritiene che la clandestinità sia uno dei principali problemi dell’Italia del 2008 e allora è necessario appoggiare questa tesi, avallarla. E’ un operazione che non richede molto impegno, basta pescare nella cronaca. La rom che tenta di rapire un bambino giustifica la rinegoziazione del trattato di Schengen (chi c’era al governo quando la Romania è entrata in Europa?); il ragazzo veronese ucciso da un branco di vigliacchi giustifica un maggior potere da attribuire alle autorità locali, chissà, forse anche un maggior controllo legalizzato sui giovani; le città sono meno sicure a causa della presenza di “marocchini” nelle nostre comunità. L’immigrato è la causa di tutti i mali. La gente se ne accorge? No? Sì? Sì, ma non in modo sufficiente? Allora tempestiamoli di notizie a riguardo; veicoliamo il messaggio che la sinistra liberale ha portato il Paese alla anarchia – è o non è stato Prodi a portarci in Europa? A mettere sullo stesso piano noi e i rumeni? -, che tutti questi immigrati e la delinquenza che loro portano in casa nostra non ci sarebbero stati se Berlusconi fosse stato alla cabina di comando anche negli ultimi due anni. Ne è consapevole l’italiano medio? E’ consapevole che a delinquere sono loro? No? Allora, bombardiamolo con la cronaca più becera, facciamogli vedere il peggio degli immigrati, alimentiamo i cliché più bassi che siamo riusciti a produrre come società: vengono qui a rapire i nostri figli, a vendere loro della droga, a stuprare le nostre mogli, a portarci via il lavoro, a chiudere le nostre chiese per piazzarci dei minareti al loro posto. Che se ne stessero a casa loro. E ben venga colui che riesce a mandarli via a calci in culo.