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Mamme! Siete stanche di trovare addosso ai vostri costosi vestiti di Prada e alle vostre camicette di Versace rigurgiti dei vostri poppanti? Siete stanche di affrontare con paura e circospezione la fase del cambio del pannolino del vostro lattante che, non solo avete dovuto portarvi appresso per ben nove mesi, ma siete costrette anche a notti insonni per stare dietro ai suoi pianti e alle sue coliche, che solo chi non ha avuto figli chiama con fare simpatico “colichette”?

Mamme! Siete stanche di avere le papille gustative distrutte dall’assuefazione dell’odore degli omogeneizzati? Avete i polsi ustionati dal latte in polvere che preparate e di cui testate la temperatura sul vostro corpo?

Mamme! Siete stanche di stare dietro a due bambini, di cui uno è vostro marito? Stanche che lui non faccia nulla per darvi una mano nella crescita di uno sfornacacca alla cui nascita ha dato un essenziale contributo?

Mamme! Come avete ben capito da tempo a vostre spese, non esistono miracoli: vostro marito non diventerà un padre esemplare dalla sera alla mattina, le coliche non si dissolveranno di punto in bianco ed il bimbo non inizierà a dormire quando spegnerete la luce. Tuttavia, esiste una soluzione ad un problema essenziale che modificherà la vostra giornata e i rapporti con il vostro pargolo saranno ad una svolta. Se non vedrete la luce, potrete almeno scorgerne uno spiraglio.

E lo spiraglio in questione si chiama Pee-pee Teepee.

Pee-pee Teepee sarà la vostra luce nel tunnel, il vostro faro guida, l’idea geniale che si nasconde dietro la semplicità, una semplicità che passa attraverso un piccolo cono di cotone. Esatto, qualche centimetro di stoffa saranno il primo passo verso la vostra ritrovata felicità.

Avete appena partorito una femminuccia? Son contento per voi, ma qui non troverete nessuna soluzione che vi possa interessare.

Avete appena partorito un maschietto? So che siete terrorizzate che, mentre gli cambiate il pannolino, il suo pistolino possa impazzire all’improvviso e ricoprirvi dalla testa ai piedi di urina – che benché urina di un angioletto, il vostro angioletto, rimane pur sempre urina – e so che la sola idea vi impedisce di adempiere correttamente ai vostri doveri rischiando di procurare un arrossamento inutile quanto non voluto al pargolo.

Per ovviare a questo problema vi viene incontro Pee-pee Teepee.

Una volta tolto il pannolino, non dovrete far altro che sbrigarvi nel prendere un Pee-pee Teepee e metterlo sul pistolino del lattante, dopo di che potrete prendervi tutto il tempo che desiderate per prendere un pannolino pulito e farlo indossare al poppante. Perché, se lui intende urinare a tradimento, non sarà certo sui vostri costosi vestiti di Prada o sulle vostre camicette di Versace o, peggio, sui vostri già provati volti. Dimenticate quei giorni. Pee-pee Teepee tratterrà tutto quello che non dovrebbe mai, e dico mai, finire sulle vostre persone.

Dimenticate lo schifìo di quei giorni. Rallegratevi con le divertenti forme che assume il Pee-pee Teepee: qui in versione natalizia, qui circense, questo da mettere solo ad Halloween e questo per giocare a cowboy e indiani.

Cosa state aspettando? Ordinate subito una confezione che arriverà direttamente a casa vostra e avrete a disposizione ben cinque meravigliosi Pee-pee Teepee, ovvero un intero giorno di luce.

Ed ora, intoniamo tutti lo splendido canto dei possessori del Pee-pee Teepee:

Changing a baby girl is not all glitz and glory;
Changing a baby boy is another horror story!
You hold his feet with one hand
and the diaper with the other;
The whole time praying,
“Please don’t pee on your mother!”

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In the reality show that is today’s Italy, Mr. Berlusconi is the clear winner. His rivals are doing little more than throwing tomatoes on stage. The actor is showing signs of fatigue, but the audience is glued to its seats. Après lui, le déluge.

In Italy, Questions Are From Enemies, and That’s That – The New York Times

Visto l’arrivo dell’aria torrida, voglio fare servizio di pubblica utilità e segnalare in anticipo alcune importanti notizie dei prossimi telegiornali.

Innanzitutto sta arrivando, dove non è già arrivato, il caldo ed è buona norma vestirsi di meno, mettere nell’armadio il cappotto dopo averlo accuratamente lavato (alcune scuole di pensiero, tuttavia, sostengono che il cappotto vada lavato una volta tornata la stagione fredda; in genere si decide di affidarsi ai consigli di una progenitrice), indossare capi più leggeri e chiari, evitare indumenti sintetici o, in alternativa, evitare il made in China.

Con il caldo è anche facile secernere un liquido dalle ghiandole sudoripare, tale liquido prende il nome volgare di “sudore”, trattasi altresì di un misto di acqua e sali minerali che, una volta espulsi dal nostro organismo, hanno bisogno di essere reintrodotti. E come fare? Anche in questo caso ci sono svariate scuole di pensiero, la più diffusa delle quali prevede l’introduzione di liquidi nel nostro corpo attraverso l’impiego di uno di quegli oggetti che prende il comune nome di “bottiglietta d’acqua da 500 ml”. Ricordiamo, inoltre, la diffusione di bottiglie contenenti integratori minerali, vendibili anche in forma granulare in farmacia. Si ricorda che la quantità minima di liquidi da introdurre è di due litri al giorno. Valide alternative sono anche la frutta e la verdura di stagione, meglio evitare i fritti e i cibi caldi; le bevande frizzanti e quelle piene di malto dissetano ma gonfiano.

E’ consigliabile anche evitare di uscire dalla propria abitazione nelle ore più calde della giornata, ovvero dalle 11 alle 17, per ridurre al minimo i rischi d’insolazione. In spiaggia o al lago è indispensabile una protezione contro i raggi UVA ed UVB, soprattutto per chi ha una pelle particolarmente chiara.

Il condizionatore e gli altri impianti di areazione devono essere posizionati su di una temperatura non eccessivamente distante da quella dell’ambiente esterno per evitare il cosiddetto effetto mummia. Lo stesso dicasi per il climatizzatore dell’automobile che necessita di periodica ricarica.

Le persone più soggette al caldo sono i bimbi e gli anziani che, in questo periodo dell’anno, tendono a cadere a terra come mele mature. Il consiglio, dunque, è quello di non uscire dal proprio boxer o di rimanere ancorati al salotto del proprio ospizio per una partita a briscola.

patito-feo-2Carmen è la madre, bella, giovane e con un discutibile gusto nel vestire che ha trasmesso in eredità alla figlia. Gestisce il bar della scuola, un posto frequentato da ragazzini in divisa pieni di brufoli e di ormoni impazziti, un luogo pieno di tavolini e con un bel bancone che, in confronto, farebbe impallidire le macchinette distributrici della mia ex scuola. Carmen è la madre, si diceva, che, per essere tale, deve aver sgravato. E la signora ha dato alla luce uno sgorbietto che in originale si chiama Patito, in Italia Patty, vai a capire perché. Lo sgorbietto di cui sopra non è come la zia americana politicamente corretta Betty Suarez, ovvero un gran bel pezzo di attrice che viene imbruttita dopo ore di trucco e parrucco, no, Patrizia, Patty per chiunque, è proprio brutta. Ma di quella bruttezza che dici, poverina, se a tredici anni è così, figuriamoci a trenta. Per di più ha tutti i cliché della bruttina televisiva (gli sceneggiatori hanno fatto i compiti a casa): riga in mezzo, trecce, occhiali neri e spessi, apparecchio, nessun filo di trucco e, come si diceva fin dall’inizio, abiti de merda. Ma merda, merda. Del tipo, tubini verde fosforescenti con grandi fragole impresse sopra, cappelli fatti all’uncinetto, qualche poncho in omaggio a quell’altra, guanti senza dita. Lo sgorbietto, comunque, ha un anche un padre, come natura vuole, ed il padre sarebbe anche un bell’uomo, visibilmente più vecchio di Carmen, ma con un nome degno della migliore tradizione sudamericana: Leandro. Solo che Leandro non sa di essere il padre di Patty, Patty non sa di essere la figlia di Leandro, nessuno sa chi sia il padre di Patty, tranne Carmen che, per qualche ragione non molto sviluppata dalla trama, non vuole dirlo a nessuno, men che meno a Leandro. Perché Leandro nel frattempo sta per sposare Bianca, una pazza isterica, una di quelle donne che preferiresti evitare come la muffa in frigorifero, di quelle che ti soffocano di parole, che vanno dalle cartomanti, che ti organizzano complotti alle spalle insieme agli amici (gli amici di Bianca sono essenzialmente due: una tipa che non si toglie mai un parruccone tutto riccio e tutto nero ed un tipo stempiato che ogni tanto compare, dice “Bù” e poi sparisce). Poi c’è Ines che sarebbe la madre di Leandro (ma che ne sembra la figlia), felice come una Pasqua che il figlio si sistemi con una signora dell’alta società. Poi c’è Fito, fratello di Bianca, che fa battute che capisce solo lui e che prevedono più “aaaaatti”; Nicolas che si spaccia per fratello di Bianca ma che in realtà è un truffatore complice del primo marito della donna, marito che Bianca ha fatto credere a tutti che fosse morto ed invece è in prigione; Chicco che si finge insegnante di musica per avvicinare la zia Ines, preside della scuola del bar di Carmen (say what?); Ashley, migliore amica di Carmen; Giusy, migliore amica di Patty, specializzata in un pianto continuo, peccato, però, che il pianto sia convincente come una qualsiasi espressione dell’Arcuri (e sottolineo che dire “espressione” è già dire troppo). Infine c’è Antonella, figlia di Bianca, ma, soprattutto, leader delle Divine, e conosciuta dalle sue rivali, le Popolari, come Tontonella. Perché la scuola di Ines è una scuola di canto e di ballo che per rendere più significativa la competizione fra ragazze, s’è inventata di dividerle in due gruppi: le Divine e le Popolari, per l’appunto. Antonella è la nemesi di Patty, graziosa, elegante, ma vuota nello spirito come sanno essere solo le persone belle fuori. Patty è la leader delle Popolari; lei ed Antonella sanno cantare. Per davvero. E cantano dei bei tormentoni pop in espagnolo. Sanno tanto cantare che arrivano entrambe alle finali per entrare all’High School Musical sudamericano. Patty non passa perché un giudice anglofono dice che è troppo cessetto per andare in tv; allora, Leandro sale sul palco ed inizia a litigare con il giudice e si lascia scappare che conosce bene Patty in quanto ne è il padre. (Perché, nel frattempo, Carmen si è messa con Leandro e fanno sul serio, anche se lui è ancora sposato con Bianca, anche se il matrimonio è nullo perché Bianca è ancora sposata con il padre di Antonella e non se la sentiva di rivelare la verità, che bisogno c’era?) Allora Patty scappa perché non sapeva che Leandro fosse suo padre e ne rimane sconvolta, tanto che va a dormire da Antonella, ma prima va al bar con Matias, il moroso, nonché ex di Antonella, nonché omonimo del cane di Patty, ma guarda un po’ come è piccolo il mondo, signora mia.

E poi uno si chiede perché “Sentieri” duri da oltre settant’anni.

E’ sempre un passo avanti rispetto ai tempi dei comuni mortali. Niente di più semplice.

1995 – in Italia un po’ più tardi – Blake Marler scopre di essere incinta di due gemelli. Piccolo problema: nel corso di una notte piena d’alcol, Blake tradisce il marito Ross con il miglior amico di lui, Rick Bauer, e si pone la fatidica domanda, “o porco cazzo, di chi sono i miei bambini?” e la pone anche alla dottoressa Sedwick (un po’ ginecologa, un po’ medico di base, all’occorrenza anche psicologa) che insinua il dubbio nella sventurata: nell’0,01% dei casi, se si hanno rapporti ravvicinati con due uomini nell’arco di poche ore, può capitare che ogni poppante si ritrovi con un padre diverso. E lì iniziano le disavventura della signora Blake: glielo devo dire a mio marito o è meglio stare zitta, meglio fare prima un esame dei villi coriali poi lanciare la bomba o, se mi va grassa, stare zitta a vita una volta passato lo spavento?

Nove mesi dopo nascono Jason e Kevin e, sì, sono figli di due padri diversi.

Poco importa che poi era stata Dinah, figliastra di Blake, a falsificare i risultati del test dei villi coriali per vendicarsi della matrigna che l’aveva messa contro Roger, padre di Blake e marito di Dinah; quelli avevano quindici anni di vantaggio.

Sapevate che a Torino dal 17 al 19 ci sarà il G8 delle università? No? Sapevatelo (pagina 20; è un .pdf moooolto pesante): “Il tema principale dell’evento sarà lo sviluppo sostenibile articolato secondo le cinque E inglesi: energia, economia, etica, educazione e ambiente. Parteciperanno 50 atenei…”. Il rettore ha deciso di chiudere agli studenti l’accesso a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, dalle otto di stamane alle venti di martedì 19 per non precisate “ragioni eccezionali”, come si legge nella homepage del sito dell’università. Peccato che l’informazione sia stata diffusa solo ieri sera ed un gruppo di studenti si sia recato in università questa mattina, convinto di poter andare a lezione. Non solo, ma neanche tutto il personale docente era stato informato della temporanea chiusura, tanto che alcuni professori si sono presentati regolarmente all’ateneo. A quel punto, gli studenti hanno deciso di andare al Rettorato e di bloccare il traffico per protesta.

Io proporrei di chiudere la Benetton ogni volta che esce un nuovo modello di tanga; di chiudere la tangenziale se vi entra un suv immatricolato nell’anno corrente; di spegnere il segnale della televisione ogni volta che va in onda una nuova puntata del pomeriggio della Balivo. Se poi volete oscurare la Balivo a prescindere per me va bene lo stesso, eh.

L’altra sera mi sono appisolato mentre guardavo la tv ed ho fatto uno strano sogno. Il sonno della ragione, si sa, genera mostri, ma le immagini generate dal mio subconscio erano talmente fuori da ogni logica umana che non ho potuto non accompagnare il mio risveglio da una risata isterica.

Nel sogno, un altro me era seduto sul divano, con la mano destra accarezzava la gatta che non riusciva a tenere gli occhi aperti dalla stanchezza e con la sinistra quell’altro giocherellava col telecomando.

Ad un certo punto, l’attenzione dell’altro veniva catturata da una trasmissione in particolare. Era una specie di arena politica – o tale avrebbe dovuto essere nella fantasia dei suoi autori – con tanto di conduttore dai capelli bianchi (che gli conferivano una vaga aura di saggezza) che animava il tutto. Prima di lui, un giornalista riccioluto aveva il compito di introdurre l’argomento del dibattito, ma non veniva preso molto sul serio, e prima ancora il conduttore diceva che non avrebbe permesso telefonate in diretta da parte di nessuno ed allora io, o meglio, l’altro me, pensò che si trattasse di uno di quei meccanismi tipici dei sogni, quello che prevede l’invasione della realtà nel mondo onirico, come quando si sogna che il telefono si metta a squillare ed il telefono squilla per davvero, nella realtà, e si sviene svegliati da Laura di Tele2 proprio poco prima di scoprire l’identità di Jack lo Squartatore o come quando si sogna di prendere una buca con la bicicletta e nel letto si ha un piccolo sobbalzo, troppo piccolo per svegliarsi e troppo grande per non avvertirlo, o come quando si sogna d’affogare e ci si sveglia con le lenzuola bagnate. Solo che quello della telefonata non era il caso dell’altra sera; il conduttore disse che non avrebbe dato spazio a nessuna chiamata ed effettivamente non ci fu nessuna chiamata ad interrompere il sogno.

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“Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali.”

Peccherò d’ingenuità, ma se se si tratta realmente di questioni personali che non dovrebbero riempire le pagine dei quotidiani, perché rilasciare un’intervista sull’argomento al Corriere ed una alla Stampa?

(via kekkoz)